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“Veneranda Augusta”, il corto sull’inquinamento industriale e la battaglia per i morti di cancro di don Prisutto vince un concorso internazionale

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È stato scelto come miglior documentario internazionale sul tema dell’inquinamento ambientale per il 2018 dalla “Yale Enviroment 360”, la rivista online promossa dalla prestigiosa università di Yale che ha promosso il concorso internazionale “Yale enviroment 360 video contest” “Veneranda Augusta”, il corto sull’inquinamento e le morti per tumori nel triangolo industriale di Augusta-Melilli-Priolo la questione ambientale e la battaglia di don Palmiro Prisutto. Clicca qui per vederlo.

Un riconoscimento internazionale che arriva dopo altri arrivati ai vari festival cinematografici non solo in Italia ma anche paesi europei come la Spagna e in America tra cui  una menzione speciale ai Nastri d’ argento tra i film segnalati per l’impegno civile

“Un anno che ci dà il coraggio di proseguire su questa strada dove la passione per il cinema incontra l’impegno civile e la voglia di raccontare storie che vivono tra la gente – ha commentato Francesco Cannavò, regista messinese – Questo film è nato per partecipare alla battaglia di Palmiro Prisutto e di tutti i cittadini di Augusta, Priolo e Melilli”. Una sequenza di immagini della realtà industriale e una carrellata di volti di chi ha preso parte alla marcia dei “fazzoletti bianchi e gialli” del 28 aprile 2016, quando per commemorare i morti per tumore tanti cittadini sfilarono dal cimitero fino in piazza Duomo con addosso un fazzoletto bianco con scritto il nome del proprio caro morto di tumore o un fazzoletto giallo per indicare chi stava ancora combattendo contro il terribile male.

Filo conduttore il racconto dell’arciprete don Prisutto che ogni 28 del mese, da diversi anni a questa parte, ricorda i morti di cancro nella “messa della vita” in chiesa Madre, che verrà celebrata anche martedì prossimo alle 19. E che punta il dito contro l’indifferenza delle istituzioni e dello stato contro quella che definisce la “strage silenziosa”. All’inizio a parlare è Carmelo Miano, a cui il film è intitolato, che ricorda che il quinto comandamento dice: “Non uccidere”. È una vittima del cancro che combatteva da qualche anno e che lo ha strappato alla vita a  soli 53 anni, a sette mesi da quella manifestazione.