“State a casa, voi che potete. Quì siamo all’inferno”: l’appello di un’insegnante di Augusta che vive a Bergamo

Da Bergamo l’appello a restare a casa e a rispettare tutte le regole, anche perché ancora Augusta ha un solo caso e in provincia i dati non sono comunque altissimi. E si può ancora salvare dalla diffusione del contagio

Bare dentro le chiese, sopra i camion militari che per tre volte con il loro mesto pellegrinaggio hanno attraversato le strade cittadine per cercare altrove forni crematori, ospedali che sono al collasso, che non sanno più dove mettere gli ammalati, nessuno che canta dai balconi. E centinaia morti in una settimana, oltre mille dall’inizio della pandemia per una popolazione cittadina  di 110 mila abitanti.

È l’inferno in cui si trova Bergamo, prima in Italia per morti e contagiati da coronavirus, città del nord lontana circa 1.500 chilometri da Augusta, che con il suo cimitero ha tristemente “guadagnato” anche la prima pagina del New York Times. E dove i cinesi hanno voluto portare la loro esperienza di esperienza di malattie infettive e si sta costruendo, in tempo record, un ospedale da campo. Da qui arriva la testimonianza di un’augustana, Francesca, che da 15 anni vive e insegna Lettere in una scuola media della provincia bergamasca. Le sue giornate sono ormai scandite dalle lezioni online con i suoi studenti e la didattica digitale che, per forza di cose, adesso diventa un imperativo di cui non si può fare a meno, ma anche dal silenzio irreale che abbraccia una città che ormai vede solo dal balcone.

Le sirene delle ambulanze  sono rimasti gli unici rumori che sentiamo continuamente – racconta – Sono ormai 17 giorni che non esco di casa. Rimango chiusa nel mio bilocale, con la mia vicina ci parliamo solo dal balcone, non vado neanche al supermercato ma faccio la spesa online anche se adesso è più difficile fare perché ci sono prenotazioni fino anche ad aprile”.

Ormai, nella città lombarda, non c’e una famiglia che non abbia un parente contagiato, il numero dei morti e infetti sarebbe anche sottostimato considerato che il tampone lo fanno, ormai, solo a chi è veramente grave e gli altri rimangono a casa perché negli ospedali non c’è più posto. Si viene ricoverati soltanto in casi estremi, quando si ha febbre altissima e zero respirazione. E non sono solo anziani, sono 1.800 trentenni con il Covid-19. “Una mia alunna mi ha detto che una sua zia di 35 anni, infermiera, è rimasta contagiata ed è a casa con il mal di testa forte e la febbre –prosegue -. Così come ha preso il virus anche una mia collega, che l’anno prossimo dovrà andare in pensione. E anche la mia dirigente scolastica non sta molto bene”.

Da emigrata siciliana che ha i suoi parenti ed amici ad Augusta, dove torna ogni estate, per Natale e Pasqua, avrebbe potuto mettersi in macchina settimane fa, quando ancora non c’era alcun divieto e le scuole erano chiuse. E macinare chilometri tutto d’un fiato per scendere giù, in Sicilia. Aveva anche pronta la casa di campagna per stare in isolamento volontario per 14 giorni e non entrare in contatto con nessuno, “ma ho preferito non venire. L’ho fatto per tutelare, in primis, la mia famiglia e me stessa e poi gli augustani. Per questo mi arrabbio molto – aggiunge- quando vengo a sapere che c’è stato più di un esodo verso il sud, che ancora ci si imbarca ai traghetti per Messina senza troppi controlli, cosi come quando continuo a leggere sui giornali online che c’è chi ancora va in giro con la scusa di dover partecipare ad udienze che non si possono fare perché i tribunali sono chiusi o semplicemente perché è stanco e annoiato di stare a casa”.

Da qui l’appello a restare a casa e a rispettare tutte le regole, anche perché ancora Augusta ha un solo caso e in provincia i dati non sono comunque altissimi. E si può ancora salvare dalla diffusione del contagio. Perché, in realtà, qui “a Bergamo non si è capita subito la gravità della situazione. All’inizio erano una quarantina i positivi, si parlava di semplice influenza e – ricorda infine – la gente continuava a uscire. Fino a sabato 7 marzo, approfittando delle belle giornate e quando i locali erano ancora aperti, tanti se ne sono stati in giro, a farsi l’aperitivo in centro anche se era già in atto il contagio. E se già Bergamo, che ha una sanità di eccellenza, non ce la fa, figuriamoci cosa potrebbe succedere in Sicilia con i nostri ospedaliNon voglio mettere paura, non voglio alimentare il panico, voglio soltanto mettere in guardia da qui, dove la situazione è allucinante: restare a casa è fondamentale. Per tutti”.


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