Augusta, amianto in Marina Militare: il Tribunale condanna il ministero della Difesa

Il ministero è stato condannato a riconoscere agli eredi di Salvatore Arcieri i benefici economici ed assistenziali connessi allo status di vittima del dovere e all'elargizione di 200 mila euro

Il Tribunale di Siracusa dà ragione all’Ona, Osservatorio Nazionale Amianto, e all’avvocato Ezio Bonanni. Infatti il ministero della Difesa è stato condannato a riconoscere agli eredi di Salvatore Arcieri i benefici economici ed assistenziali connessi allo status di vittima del dovere e, in particolare, all’elargizione nella misura di 200 mila euro, all’assegno vitalizio non reversibile pari ad 500 euro mensili, all’assegno vitalizio pari a 1.033 mensili, al riconoscimento dell’assistenza psicologica, nonché all’esenzione della partecipazione alla spesa per ogni tipo di prestazione sanitaria e farmaceutica.

Salvatore Arcieri era stato arruolato nella Marina militare, nel 1957, quale allievo e posto in congedo l’1 settembre 1963, assumendo lo stato giuridico di arruolato volontario nel Cemm da Mariscuole La Maddalena, in qualità di allievo meccanico, per la ferma di anni 6. Nel corso della sua attività di servizio, Salvatore Arcieri era stato professionalmente esposto a polveri e fibre di amianto perché tale minerale, ovvero materiali che lo contenevano, erano stati utilizzati sia nelle unità navali sia nelle installazioni della marina militare italiana ove il militare aveva prestato servizio. Salvatore Arcieri, che ha lasciato una moglie e cinque figli, è deceduto nel 2009 per mesotelioma pleurico, riconducibile in tutto e per tutto all’esposizione a polveri e fibre di amianto nel corso del servizio prestato in Marina Militare.

Nella consulenza tecnica di ufficio espletata nel corso del giudizio di primo grado, difatti, si legge che Salvatore Arcieri “è deceduto in data 19 novembre 2009, all’età di 68 anni, per le manifestazioni patologiche evolutive di un mesotelioma pleurico; tale affezione è da ritenere, con elevatissima probabilità razionale, causalmente correlata all’esposizione ad amianto; è da ritenere probabile che il pur breve periodo di servizio prestato nella Marina Militare Italiana abbia comportato una esposizione all’amianto in grado di innescare il processo neoplastico, così assumendo rilievo concausale unitamente alle ulteriori altrettanto probabili esposizioni.”

“Un’altra importante sentenza – commenta Bonanni – che condanna il ministero della Difesa al riconoscimento di causa di servizio in particolari condizioni ambientali ed operative eccedenti l’ordinarietà. Arcieri Salvatore ha svolto servizio nella Marina Militare Italiana, ed è stato esposto alla fibra killer. Il ministero ha rifiutato il riconoscimento dei diritti, negando il nesso causale. Dopo una causa che si è prolungata per oltre 3 anni e mezzo, finalmente la sentenza del Tribunale che rende giustizia, e liquida l’indennizzo alla vedova e agli orfani”.

L’utilizzo di amianto in Marina Militare, nelle unità navali e negli arsenali, ha provocato non meno di 570 mesoteliomi, che costituiscono la punta dell’iceberg delle patologie asbesto correlate (tra le quali ricomprendere il tumore del polmone, della laringe, degli altri organi del tratto gastrointestinale, oltre che di placche pleuriche e di asbestosi). In tutto, alla Procura di Padova sono stati segnalati 1101 casi di patologie asbesto correlate (dati confermati anche nella relazione finale della Commissione Parlamentare d’Inchiesta). Attualmente le indagini preliminari relative ai decessi e alle malattie asbesto correlate di ex Militari della M.M. (c.d. procedimento Marina Ter) sono state avocate dalla Procura Generale presso la Corte di Appello di Venezia, che sta attenzionando e ponendo sotto la lente di ingrandimento più di 600 casi di Militari deceduti o ammalati tutti esposti alla fibra killer.


© Riproduzione riservata - Termini e Condizioni
Stampa Articolo