Augusta si sta giocando una partita che vale più del singolo dato annuale: diventare un’infrastruttura stabile e riconoscibile nel Mediterraneo, capace di attrarre traffici regolari e filiere industriali “pesanti”. Nell’intervista a Francesco Di Sarcina, presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare di Sicilia Orientale, la rotta è chiara: consolidare il terminal container e, insieme, posizionare Augusta come piattaforma logistica per l’eolico offshore.
Il primo punto è operativo: l’Autorità Portuale parla di un’inaugurazione a breve del nuovo terminal nell’area trapezoidale, con lavori terminati e fase di aggiustamenti e collaudi. L’ordine di grandezza citato nell’intervista è quello di un ampliamento importante di piazzali (circa 120.000 mq) e una nuova banchina di circa 300 metri.
Anche la stampa di settore conferma l’obiettivo: il terminal trapezoidale è indicato come un incremento di 120.000 metri quadrati di aree operative. Nel Piano Operativo Triennale dell’AdSP, il “Nuovo Terminal Containers del Porto di Augusta” è descritto con ulteriori 116.000 mq e 575 metri di banchina, con pescaggio -13 m: numeri che descrivono una dotazione ancora più estesa e che suggeriscono una visione per fasi. La novità “qualitativa” non è solo fare più container: è l’idea di coniugare traffico contenitori con un futuro traffico legato alla costruzione e movimentazione di componenti per l’eolico offshore, che richiede spazi larghi, piazzali, portate e capacità operative molto diverse da un porto tradizionale. Non è un dettaglio marginale: l’AdSP inserisce lo sviluppo legato all’eolico offshore tra le direttrici del porto di Augusta.
Dopo l’avvio del trapezio, l’Autorità Portuale guarda già alla fase successiva: completare il terminal con un’ulteriore estensione che, secondo la programmazione illustrata nell’intervista, porterebbe la banchina fino a 660 metri e il piazzale retrostante a 250.000 mq.
Qui entra in gioco il punto più realistico (e meno “da annuncio”): le opere hanno un costo e servirà reperire risorse. Ma è proprio questa fase che, nelle parole del presidente, potrebbe dare la svolta sul piano dell’intercettazione dei traffici “veramente importanti” che transitano dal corridoio di Suez.
Negli ultimi giorni è circolato il dato di una crescita del +91,9% tra 2024 e 2025, che posizionerebbe Augusta tra i primi porti italiani per incremento percentuale. È un segnale che racconta un trend positivo, ma per dare solidità giornalistica al racconto serve sempre anche il “secondo numero”: i volumi effettivi e la base di partenza, perché le percentuali, da sole, possono essere fuorvianti (soprattutto se il confronto parte da valori molto bassi o da un cambio di perimetro operativo).
Al netto di ogni disputa sul dato dell’anno, il fatto sostanziale è che Augusta sta costruendo una forma: terminal, banchine, piazzali, profondità, e una specializzazione che può attrarre sia logistica container sia filiere industriali nuove.
