Nuovo Dpcm, Musumeci al governo Conte: “Roma pensi al ristoro per le attività chiuse”

Operazione “Fake credit”: esposizione tributaria di 3,9 milioni di euro per un’impresa di Augusta

Raggiunto dal provvedimento del divieto temporaneo di esercitare l’attività il rappresentante legale della “Business Projects industrial services srl unipersonale” avente sede ad Augusta

Su delega della Procura della Repubblica di Catania, i Finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Catania hanno dato esecuzione a un’ordinanza di misure cautelari emessa dal Gip del Tribunale etneo nei confronti di 30 persone (3 ristrette in carcere, 21 agli arresti domiciliari e 6 raggiunte dalla misura interdittiva del divieto di esercitare l’attività imprenditoriale per un anno) indagate, a vario titolo, per associazione a delinquere finalizzata alla commissione continuata di reati tributari e, in particolare, di indebite compensazioni (attraverso l’utilizzo di crediti d’imposta inesistenti) aggravate dalla partecipazione di professionisti.

Tra gli indagati ci sono nomi eccellenti. Da Antonio Paladino, socio e commercialista della Sigi, società che ha in corso le trattative per l’acquisto del Catania Calcio, a Gesualdo Piazza, presidente della Cooperativa San Francesco, che gestisce centri di accoglienza per i richiedenti asilo nel Calatino.

In forza del medesimo provvedimento cautelare, i Finanzieri del Nucleo di Polizia Economico- Finanziaria di Catania hanno eseguito anche il sequestro preventivo di 11 società commerciali, aziende utilizzate dagli indagati unicamente per perpetrare i reati tributari in contestazione. Al contempo, è in corso l’esecuzione di sequestri preventivi (anche per equivalente) finalizzati alla confisca di 9,5 milioni di euro.

Le persone tratte in arresto e condotte in carcere sono:

  • Antonio Paladino (cl. 1963), commercialista, quale presidente dell’associazione datoriale Confimed Italia (ente di organizzazione di datori di lavoro con sede dichiarata a Roma e uffici amministrativi a Catania);
  • Gaetano Sanfilippo (cl.1977), dipendente dello Studio Professionale “Paladino”, diretto collaboratore di Paladino in Confimed Italia;
  • Andrea Nicastro (cl.1974), libero professionista esercente l’attività di “consulente amministrativo” a disposizione della Confimed Italia.

Ristretti agli arresti domiciliari i seguenti professionisti attestatori per la loro opera di certificatori di crediti inesistenti:

  • Paolo Bigi (cl. 1958) libero professionista esercente l’attività di “consulente amministrativo”;
  • Silvia Gregorini (cl. 1964), commercialista;

entrambi operativi su Roma;

  • Giuseppina Licciardello (cl. 1960), commercialista domiciliata a Catania, di fatto professionista a disposizione di Paladino;
  • Pasquale Toscano (cl. 1966), commercialista operativo su Latina con studio a Napoli, il quale non risulta tra i soggetti abilitati al rilascio del visto di conformità;
  • Daniele Nicotra (cl. 1982), commercialista domiciliato a Catania;
  • Gian Mario Gallo (cl. 1966), commercialista con studio a Segrate, il quale non risulta tra i soggetti abilitati al rilascio del visto di conformità.

Le persone citate – unitamente a 12 soggetti di seguito generalizzati, amministratori di imprese commerciali – costituivano un’associazione a delinquere finalizzata alla sistematica perpetrazione di reati tributari.

Ristretti agli arresti domiciliari anche gli indagati di seguito generalizzati, quali rappresentanti legali ed amministratori delle società coinvolte nel fraudolento schema evasivo:

  • Salvatore Debole (cl. 1957), amministratore di fatto dell’Istituto di Vigilanza Privato Ancr avente sede a Belpasso, società beneficiaria di crediti Iva fittizi compensati, attraverso l’accollo fiscale, a fronte di debiti erariali per 2,9 milioni di euro;
  • Giuseppe Vetrano (cl. 1959), rappresentante legale della “Delivery Express srls”, con sede a Catania, esercente l’attività di “trasporto di merci su strada”, società beneficiaria della cessione di crediti Iva fasulli compensati, attraverso l’accollo fiscale, a fronte di debiti tributari per 450.000 euro;
  • Gesualdo Piazza (cl.1975), rappresentante legale di “San Francesco Società Cooperativa”, con sede a Caltagirone, esercente l’attività di “altri servizi per la persona” società beneficiaria della cessione di crediti Iva fasulli utilizzati per la compensazione di 1 milione di euro di debiti erariali;
  • Fabrizio De Santis (cl. 1961), rappresentante legale della “Pachira srl”, società che dichiarava quale attività (ora cessata) di “cura e manutenzione del paesaggio, compresi parchi e giardini”, con sede a Roma, “portatrice” di crediti Iva inesistenti utilizzati per compensazioni per oltre 2,5 milioni di euro;
  • Maria Rosa Crocco (cl. 1958), rappresentante legale della “B suite società cooperativa”, la quale dichiarava quale attività (ora cessata) quella di “pulizia generale (non specializzata) di edifici”, già con sede in Rignano Flaminio, anch’essa “generatrice” di crediti Iva fasulli utilizzati per compensazioni con debiti tributari non onorati;
  • Carlo Noto (cl. 1965), rappresentante legale della “Quattrotempi srl”, società che dichiarava quale attività (ora cessata) di “organizzazione di convegni e fiere”, con sede a Roma, anch’essa società strumento per la compensazione di crediti di imposte non esistenti;
  • Roberto Pes (cl. 1965), rappresentante legale della “La Cartomatica srl”, società che dichiarava quale attività (ora cessata) di “servizi connessi a tecnologie informatiche”, con sede a Roma, anch’essa società utilizzata per generare la compensazione di imposte per 1,3 milioni di euro;
  • Pietro Guardabascio (cl. 1964), quale rappresentante legale di “Il Garofalo srl”, con sede a Roma ed esercente l’attività di “ipermercato”, società strumentale alla formazione di crediti tributari inesistenti da compensare con debiti tributari non assolti;
  • Sebastiano Di Meo (cl. 1951), rappresentante legale della società “Di Meo srls”, azienda che dichiarava quale attività (ora cessata) “l’installazione di impianti per la distribuzione del gas”, con sede a Napoli, anch’essa società utilizzata per generare una compensazione di imposte a favore dell’Istituto di Vigilanza Privato Ancr;
  • Cosimo Damiano Gallone (cl. 1982), attualmente detenuto alla Casa circondariale di Verona per rapina aggravata, rappresentante legale di “Cbl Trasporti e servizi società cooperativa”, avente quale attività il “trasporto di merci su strada” con sede a Pero, anch’essa società veicolo per la creazione di crediti Iva fasulli;
  • Mario Barrella (cl. 1962), anch’egli nella qualità di rappresentante legale della succitata “Cbl Trasporti e servizi società cooperativa”;
  • Marco Maggio (cl. 1979), rappresentante legale di “Job Act Società Cooperativa”, attività dichiarata di “pulizia generale (non specializzata) di edifici”, avente sede a Milano, società cooperativa utilizzata dagli indagati per la creazione di crediti Iva fittizi poi portati in compensazione;
  • Carmine Pelloni (cl. 1963), rappresentante legale della “Molly Malone 2015 srls”, società che dichiarava quale attività (ora cessata) di “catering per eventi, banqueting”, con sede in Segni, anch’essa utilizzata per generare la compensazione di imposte per circa 1,2 milioni di euro;
  • Davide Bertolini (cl. 1975), uno dei rappresentanti legali della “Textile Export S.r.l.”, avente sede a Roma ed esercente l’attività di “commercio all’ingrosso di tessuti”, società i cui crediti tributari fasulli sono stati ceduti per favorire l’inadempimento di debiti tributari di soggetti terzi;
  • Michele Antonio Gerardo Gallo (cl. 1945), anch’egli rappresentante legale della citata “Textile Export srl”;

Sono stati, invece, raggiunti dal provvedimento del divieto temporaneo di esercitare l’attività imprenditoriale i soggetti di seguito indicati:

  • Claudia Debole (cl. 1983), quale rappresentante legale del già citato Istituto di Vigilanza Privato Ancr;
  • Giacomo Celesti (cl. 1970), rappresentante legale della “Business Projects industrial services srl unipersonale” avente sede ad Augusta ed esercente l’attività di “installazione di impianti telecomunicazioni e elettronici”, beneficiaria di crediti Iva fittizi compensati, attraverso l’accollo fiscale, a fronte di un’esposizione tributaria complessiva di 3,9 milioni di euro.
  • Federico Risicato (cl. 1974), rappresentante legale della “Vigil Service srl” con sede a Belpasso, quale società beneficiaria di crediti Iva fittizi compensati, attraverso l’accollo fiscale, a fronte di debiti tributari effettivi per 62.000 euro;
  • Michele Spera (cl. 1967), rappresentante legale della “Re. Point s.r.l.” avente sede a Ragusa, esercente l’attività di “altre attività di servizi connessi a tecnologie informatiche”, società beneficiaria di crediti Iva fittizi compensati, attraverso l’accollo fiscale, a fronte di un’esposizione tributaria complessiva di 105.000 euro;
  • Rita Gianformaggio (cl. 1993), rappresentante legale della “New Solar srl” avente sede a Catania esercente l’attività di “altre attività di consulenza amministrativa”, società beneficiaria di crediti Iva fittizi compensati, attraverso l’accollo fiscale, a fronte di debiti tributari complessivi per 252.000 euro;
  • Renato Balsamo (cl. 1953), rappresentante legale della “Ariel Società cooperativa Sociale” avente sede a Catania ed esercente l’attività di “altri servizi di sostegno alle imprese”, società anch’essa beneficiaria di crediti Iva fittizi compensati, attraverso l’accollo fiscale, a fronte di un’esposizione tributaria complessiva di 450.000;

L’operazione condotta dal Gruppo Tutela Finanza Pubblica del Nucleo Pef di Catania, convenzionalmente denominata “Fake credits”, sotto la direzione del gruppo di magistrati di questa Procura specializzati nel contrasto ai reati fallimentari e tributari, è stata caratterizzata dall’esecuzione di intercettazioni telefoniche e ambientali nonché di accertamenti bancari unitamente alla disamina (a riscontro) di documentazione contabile ed extracontabile nonché di materiale informatico acquisito nel corso di una perquisizione locale disposta da questo Ufficio. La complessa investigazione, dispiegatasi da febbraio del 2019 all’aprile di quest’anno, ha tracciato la commercializzazione di oltre 25 milioni di euro di crediti fittizi di cui oltre 9,5 milioni utilizzati per indebite compensazioni. L’efficace attività repressiva posta in essere dalla Guardia di Finanza di Catania trae origine dall’esecuzione di una verifica fiscale svolta nei confronti dell’Istituto di Vigilanza Privata “Ancr srl” con sede in Belpasso, conclusasi, tra l’altro, con la segnalazione al competente ufficio finanziario di violazioni in materia di indebite compensazioni per oltre 2,8 milioni di euro.

Lo schema fraudolento, ideato e alimentato da una rete di professionisti attivi su tutto il territorio nazionale, ricostruito dai Finanzieri, anche attraverso una meticolosa ricostruzione dei flussi finanziari generati dalle operazioni commerciali finite sotto la lente di ingrandimento degli investigatori economico- finanziari, si snodava lungo le seguenti fasi:

  • reperimento e costituzione di società “farlocche” in mano a prestanome, titolari di crediti impositivi puntualmente emergenti dalle dichiarazioni fiscali presentate: è in questa fase che intervenivano i certificatori, Paolo Bigi, Silvia Gregorini, Giuseppina Licciardello, Pasquale Toscano, Daniele Nicotra, Gian Mario Gallo chiamati ad apporre il cosiddetto visto di conformità (visto leggero) attestante la regolare tenuta della contabilità, la corrispondenza dei dati esposti in dichiarazione alle risultanze delle scritture contabili e alla relativa documentazione sia per le imposte sui redditi sia ai fini Iva;
  • commercializzazione dei crediti tributari fasulli a beneficio delle società sopra specificate caratterizzate da consistenti esposizioni con l’Erario;
  • effettuazione delle operazioni di compensazione crediti tributari fittizi – debiti tributari reali mediante compilazione e inoltro telematico dei modelli di pagamento; fase realizzativa curata da Paladino e dagli altri professionisti che certificavano i crediti fittizi delle società accollanti “farlocche”;
  • gestione dei corrispettivi originati dagli accolli e dalle operazioni di cessione del credito: in questa fase, Paladino, Sanfilippo e Nicastro, attraverso la Confimed Italia, gestivano direttamente, e a loro piacimento, tutti gli introiti generati dalle illecite compensazioni. Gli accertamenti bancari eseguiti nel corso delle indagini hanno permesso di constatare che le società indebitate, accollate/cessionarie, hanno versato alla Confimed Italia oltre 6,3 milioni di Euro che, ovviamente, non venivano riversate alle accollanti/cedenti, ma trattenute dal sodalizio criminale; solo 700 mila euro risultavano impiegati per pagamenti a favore di un fideiussore svizzero e di alcune accollanti fittizie, queste ultime società strumentali allo svuotamento dei conti della Confimed Italia.

La Confimed Italia giocava, dunque, un ruolo decisivo nell’iter delittuoso appena descritto annoverando tra gli associati società costituite al solo fine di esporre nelle dichiarazioni fiscali, presentate nel corso della loro breve vita, crediti d’imposta fittizi. La Confimed Italia, che disponeva di professionisti incaricati di apporre il cosiddetto visto di conformità nelle dichiarazioni attestanti i falsi crediti erariali, offriva ai propri convenzionati gravati da debiti tributari, la possibilità di beneficiare di crediti erariali inesistenti proponendo un fideiussore svizzero (peraltro non abilitato a svolgere attività finanziaria in Italia) per garantire le operazioni commerciali e, da ultimo, incassa in nome e per conto delle accollanti/cedenti gli ingenti corrispettivi pattuiti per le operazioni di accollo/compravendita dei crediti.

Gli associati della Confimed Italia, imprese beneficiarie delle citate finalità illecite, sfruttavano la possibilità di alleggerire la propria posizione debitoria con l’Erario, ottenendo un vantaggio economico pari ad almeno il 20% del carico impositivo dovuto; queste imprese non avevano remora ad affidare ingenti somme di denaro alle società accollanti/cedenti prima, e alla Confimed Italia poi, ben consapevoli del vantaggio finanziario che ne sarebbe derivato. Plurimi sono gli elementi indiziari a sostegno della consapevolezza dei soggetti imprenditoriali beneficiari delle indebite compensazioni circa la partecipazione a un preciso disegno criminoso: un esame superficiale del bilancio pubblicato dalle società detentrici dei crediti fittizi pone pochi dubbi circa la non veridicità dei dati economici esposti; la scelta di Confimed Italia del fideiussore svizzero (nemmeno iscritto negli albi tenuti dalla Banca d’Italia) e la lettura della polizza assicurativa proposta inducevano a ritenere che le imprese accollanti non avrebbero prestato alcuna garanzia per l’adempimento degli obblighi assunti.

Altro elemento caratterizzante il modello evasivo fiscale ideato dal sodalizio criminoso è dato dalla partecipazione di imprese “portatrici” di crediti Iva certificati che in realtà erano soggetti economici inesistenti (solitamente di costituzione recente, dichiaravano la loro sede d’affari presso luoghi dove insistono realtà aziendali differenti, presentavano le dichiarazioni inziali necessarie ad avviare il circuito illecito e sono formalmente amministrate da persone prive di ogni capacità manageriali). Tali soggetti giuridici, in data odierna, sono stati raggiunti dal provvedimento cautelare del sequestro impeditivo delle quote societarie e sono, come su citate, “Pachira Srl”, “B suite società cooperativa”, “Il Garofalo Srls”, “Di Meo Srls”, “Job Act Società Cooperativa”, “Quattrotempi Srl”, “La Cartomatica Srl”, “Ariel Società cooperativa Sociale”, “Cbl Trasporti e servizi società cooperativa”, “Molly Malone 2015 Srls” e “Textile Export Srl”.

La complessa indagine, condotta dalle Fiamme Gialle di Catania, ha dunque consentito di interrompere uno schema delinquenziale attuale e ripetuto di evasione d’imposte orchestrato da figure professionali qualificate, imprenditori prestanome compiacenti e imprese pronte ad accaparrarsi benefici fiscali non spettanti; l’attività delle Fiamme Gialle etnee assume ancor maggior pregio ove si consideri l’attuale e generale crisi economica indotta dalla fase pandemica che già mette a rischio la sopravvivenza di molte imprese che verrebbero ulteriormente minacciate dalla presenza sul mercato di società commerciali sleali che operano mettendo continuamente a frutto ripetuti inadempimenti dell’obbligo di versare le imposte dovute.


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