Operazione “Black Trash”, in manette anche l’ex candidato sindaco di Augusta Domenico Morello

Secondo la ricostruzione degli inquirenti il dirigente dell'ex Provincia avrebbe concesso un'autorizzazione di ampliamento all'azienda dietro la promessa di assunzione di due persone da lui segnalate

Ha suscitato clamore l’arresto di stamattina da parte della Guardia di finanza di Domenico Morello, ingegnere e dirigente della ex Provincia e molto noto ad Augusta, sia per il suo impegno in politica sia nella solidarietà, con il club service del Kiwanis. Alle ultime amministrative del 2015 fu candidato a sindaco con una coalizione definita “moderata di centro e trasversale”, appoggiata da quattro liste civiche: Sal, Impegno comune, Lista azzurra e Popolari per Augusta, ma non riuscì a passare il primo turno ottenendo 1.615 voti, il 9,52 %. Il suo nome è legato anche a tante iniziative di solidarietà, a sostegno dei bambini, portate avanti con il club service di cui è stato più volte presidente. Il dirigente del Libero Consorzio di Siracusa adesso si trova agli arresti al carcere di Cavadonna, insieme con i tre imprenditori siracusani della Ecomac – Angelo Aloschi, Gianfranco Consiglio e Salvatore Montagno Grillo – a seguito dell’operazione delle Fiamme Gialle e coordinata dalla Procura di Siracusa, denominata “Black Trash”.

Le investigazioni condotte dal Nucleo di Polizia Economico – Finanziaria di Siracusa, sviluppate con la collaborazione di personale del Nictas della locale Procura della Repubblica, hanno in primis disvelato un generale contesto illecito, nell’ambito del quale sono state accertate reiterate violazioni alle disposizioni di legge in materia di retribuzione dei lavoratori e a tutela della salute e della sicurezza sui luoghi di lavoro. In tal senso, viene contestato ai tre imprenditori arrestati, amministratori di fatto della Ecomac smaltimenti, una società operante nel settore dello smaltimento e del trattamento dei rifiuti, di avere sottoposto i dipendenti a condizioni di sfruttamento, approfittando del loro stato di bisogno.

Le attività investigative dispiegate, comprendenti anche intercettazioni telefoniche e riprese video sui luoghi di interesse, coniugate con le informazioni rese da alcuni lavoratori, hanno acclarato plurime condotte in violazione di legge. In particolare, è emerso che ai dipendenti sono stati corrisposti emolumenti con una tariffa oraria (4 euro) inferiore della metà rispetto a quella prevista dai contratti collettivi (8 euro), nonché agli stessi non sono state generalmente corrisposte le indennità di malattia, per il lavoro festivo e notturno e gli straordinari.

In sostanza, i tre imprenditori arrestati avrebbero dolosamente violato le norme del contratto collettivo di categoria in materia di retribuzione, riposi, e le disposizioni che tutelano la salute e la sicurezza sul lavoro dei dipendenti, realizzando un notevole risparmio di spesa nella gestione dei costi di manodopera, beneficiando di un indebito vantaggio concorrenziale rispetto alle altre imprese operanti nello stesso settore.

Nel medesimo contesto d’indagine, è altresì emerso la società ha indebitamente ottenuto dalla Regione Siciliana un finanziamento a fondo perduto di circa ottocento mila euro, già erogato nella misura del 40%, per la costruzione, in Augusta, di una nuova piattaforma per lo stoccaggio e il trattamento dei rifiuti speciali non pericolosi.

Per avere la sovvenzione, gli indagati hanno rappresentato agli organi competenti una situazione artificiosa della realtà, dichiarando di osservare gli obblighi dei contratti collettivi nazionali e di rispettare le norme sul contrasto al lavoro irregolare e sui riposi dei lavoratori, condizioni necessarie per l’ammissione la beneficio, inducendo, in tal modo, in errore l’ente territoriale sulla sussistenza del diritto alla sovvenzione.

Le evidenze d’indagine rilevano che la società al momento della presentazione della domanda di partecipazione al bando pubblico non aveva i requisiti di ammissibilità per beneficiare dei contributi pubblici in questione.

Inoltre, per l’attivazione del nuovo impianto di Augusta, lo stesso soggetto giuridico ha dovuto richiedere una specifica autorizzazione a svolgere l’attività di recupero e riciclo dei rifiuti al “Libero Consorzio Comunale di Siracusa”. In tale ambito è emerso che l’autorizzazione suddetta è stata rilasciata dal dirigente del “X Settore Territorio e Ambiente” una volta raccolto l’impegno ovvero la promessa che i gestori della società lo avrebbero “remunerato” con l’assunzione di due soggetti, segnalati dallo stesso pubblico ufficiale a uno degli amministratori di fatto dell’ente commerciale, ricorrendo pertanto la “corruzione” del pubblico ufficiale interessato.

Ai tre imprenditori arrestati, ristretti presso il carcere di Siracusa “Cavadonna”, vengono contestati, in concorso, i reati di “illecita intermediazione e sfruttamento del lavoro” e “truffa aggravata”, oltre alle pene previste per il corruttore ex art. 321 C.p.. Al dirigente pubblico, colpito da misura cautelare e anch’esso ristretto presso il carcere di Siracusa “Cavadonna”, viene contestato il reato di “corruzione per l’esercizio della funzione”.

Infine è stato disposto il sequestro della somma di euro 318.620, percepita indebitamente in danno della Regione Siciliana, da eseguirsi, in via diretta e per equivalente, nei confronti della società e dei tre amministratori di fatto arrestati.


© Riproduzione riservata - Termini e Condizioni
Stampa Articolo