Da Capo santa Croce, a Brucoli, a Punta Izzo alla ricerca di una rete da strascico imprigionata nel fondale, ma anche di vecchi copertoni da recuperare per ripulire il fondale marino. E contribuire così al benessere dell’ecosistema. Sono questi gli scenari augustani al centro di una delle puntate della docu-serie tv dal titolo “Cacciatori di reti fantasma”, andata in onda su Dmax canale 52 e disponibile in streaming gratuito su Discovery+ (Clicca qui) che racconta, appunto, la storia di sei subacquei professionisti catanesi, Livio Cortese “Il gommista”, Angelo Giuffrida “Niki”, Giuseppe Longo “Lupo”, Mario Russo “Centocapelli”, Tano Di Maria “Merica, Filippo Scandurra “Il barone” che da qualche anno danno la caccia alle “reti fantasma”, reti da pesca abbandonate o perdute sul fondale marino che continuano a pescare senza controllo e contribuiscono in modo importante all’inquinamento del mare.
Una, in particolare, abbandonata da un bracconiere e ribattezzata “Moby Dick”, è al centro della caccia augustana dei sub e soprattutto di Tano, che da anni ha una casa nella zona della “Baia del silenzio” comprata dal padre. “Questo strascico lasciato là sotto fa un sacco di danno, è la mia ossessione”- dice nella docu-serie e al momento, neanche dopo un attento studio delle coordinate, alcune sopralluoghi a terra e immersioni tra la zona di Punta Izzo e del Faro Santa Croce, l’aiuto nell’esperto sub augustano Filippo Tringali e del pescatore augustano Concetto Passanisi, che racconta di aver visto un peschereccio che avrebbe potuto gettare le rete, Tano e Mario sono riusciti ad intercettano. Un ritrovamento rimandato, sul fondale invece hanno scorto anche un vecchio relitto dello Junker, un aereo militare tedesco abbattuto durante la seconda guerra mondiale, mentre un’altra rete fantasma di 30 metri e 50 chili è stata recuperata a Punta Izzo da Beppe e Filippo con dei palloni che l’hanno fatta risalire in superficie.
Ma la caccia ha riguardato anche i vecchi copertoni, la vera passioni del “gommista” Livio e di Angelo che, alla fine, con l’aiuto di una piccola telecamera che supera anche la fitta prateria di posidonia ne hanno trovano ben 13 nello specchio acqueo della baia di Brucoli. “Un fondale distrutto esaurito, non riesco neanche a pensare come sia finita li quell’immondizia”– ha esclamato Livio dopo aver visto i rifiuti.
La docu-serie è prodotta da “Sunrise film production” per la regia di Christian Gandini e i “cacciatori” ieri pomeriggio, alle 18,45 erano nella sede di Brucoli della Lega navale per presentare la loro attività su invito del presidente della Lega navale di Brucoli- Augusta Andrea Neri: “una preziosa occasione per diffondere la cultura della conoscenza e della tutela del mare. – ha detto – Dal 2010 ad oggi i cacciatori hanno effettuato oltre 400 missioni per il recupero di grandi reti da pesca abbandonate che, se lasciate in mare, continuano a catturare pesci e altra fauna marina con gravi danni all’ecosistema”.