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Il “Sistema Siracusa-Amara” anche ad Augusta, l’ex sindaco Carrubba fa nomi e cognomi e si rivolge alla Procura di Messina

In un’ora e mezza l’ex primo cittadino è tornato a parlare delle sue vicende giudiziarie che si intreccerebbero con i sistemi che sarebbero stati messi in atto dalla famiglia Amara a Siracusa

Gli antichi greci definivano con il termine Hybris la tracotanza degli uomini, la loro sfrontatezza a paragonarsi a divinità. Hybris come delirio di onnipotenza e di impunità che poi, come sempre succede nelle tragedie greche, viene scoperto e puntualmente punito. Ecco è proprio quello che è successo ai nostri valorosi eroi. Io credo che la Hybris  sia alla base del “sistema Siracusa”, ovvero del “sistema Amara”. Inizia con un citazione da mondo greco la conferenza pubblica, la seconda nel giro di pochi mesi, con cui l’ex sindaco Massimo Carrubba è tornato a parlare ieri sera di fatti giudiziari che lo hanno riguardato quando era sindaco, dal 2003 al 2012, mentre è in attesa della fine del processo penale per concorso esterno in associazione mafiosa a cui è anche collegato lo scioglimento del consiglio comunale del 2013 per presunte infiltrazioni mafiose. E lo ha fatto dopo le clamorose vicende sul “Sistema Siracusa” che hanno coinvolto l’ex magistrato di Siracusa Giancarlo Longo, tuttora ai domiciliari, l’avvocato augustano Piero Amara in carcere così come l’avvocato siracusano Giuseppe Calafiore.

In una sala affollata di palazzo “Zuppello” e alla presenza anche del sindaco di Siracusa, Giancarlo Garozzo che Carrubba ha citato e definito “amico e galantuomo” e dell’ex parlamentare Rino Piscitello, l’“unico che si era permesso di fare una conferenza stampa a mio sostegno l’1 ottobre 2007 in cui – coraggiosamente – denunciava il complotto di Pippo Amara, coraggiosamente rispetto ai vili che si giravano invece dall’altra parte”, ma anche di ex assessori e consiglieri comunali Carrubba, rinviando a un altro incontro pubblico la promessa di fornire i numeri dei debiti del Comune già anticipata a dicembre nella prima conferenza, ha spiegato che anche lui sarebbe stato vittima di quel sistema, fatto di campagne giornalistiche diffamatorie e di indagini pilotate, che avrebbero avuto  l’obiettivo di  screditarlo e di  indagarlo “perché volevano eliminarmi politicamente”. E ieri sera ha inteso dire quelli che, secondo lui, sono stati “i mandanti” delle “mie disavventure giudiziarie, in particolare della vicenda Oikothen e probabilmente anche scioglimento del Comune”. Affermazioni queste che fanno parte di una denuncia-querela, corredata da documenti, nomi e  cognomi, già presentata alla Procura di Messina, a cui ha presentato richiesta di essere ascoltato.

Con un excursus storico l’ex primo cittadino è partito da Pippo Amara, padre di Piero, personaggio noto da oltre 40 anni agli augustani, ma anche alla Procura che in atti giudiziari datati nel tempo, non recenti scrive “non può sottacersi la considerazione su quanto subdolo sia stato il metodo seguito dall’Amara, chiaro indice della contorta e malevola mentalità del personaggio”. E ancora: “Il piano dell’Amara di utilizzare qualunque sistema per sconfiggere l’avversario (…) trattasi di personaggio politico spregiudicato pronto a qualunque manovra pur di perseguire i propri intenti”. E lo ha fatto per illustrare quel “modus operandi già ben radicato ad Augusta sin dagli anni 70-80”, oggi emerso in tutta la sua prepotenza anche a Siracusa, che mirava  a “schiacciare ed eliminare chi non si piegava“. Lo stesso “schema utilizzato in tempi più recenti anche nei confronti di giornalisti coraggiosi e seri come Franco Oddo e Marina di Michele, o di Gianni Danna, professionista serio che da 40 anni racconta i fatti di Augusta e che tutti conoscono per serietà e professionalità”. Carrubba ha anche ricordato i poliziotti come il vice questore Pasquale Alongi o i poliziotti Saro Agliolo e Ciccio Marino che si sono fatti il carcere “perché con eccezionale fiuto investigativo avevamo già capito 10 anni fa come agivano, quale era il sistema Siracusa-Amara”.

Poi è passato a raccontare come, a suo dire, il metodo sia stato applicato più volte contro di lui, a cominciare dal processo Oikothen “ideato, progettato, concepito nei minimi particolari a tavolino con un solo scopo, quello di colpire me, dapprima per cercare di piegarmi ai suoi voleri. Dopo, – ha detto – vedendo che non ci riusciva, vedendo che io non mi piegavo per  eliminarmi dalla scena politica, per non farmi candidare per le comunali del giugno 2008. Il mio principale accusatore è Roberto Passanisi, ex dirigente del Comune che il Tribunale reputa in sentenza inattendibile. Con cadenza periodica rendeva “sit”  in cui narrava alla Procura i miei misfatti, gli intrallazzi che io stavo commettendo al Comune, le mie minacce, le mie vessazioni nei confronti suoi e della moglie”.

E poi c’è l’ex pm di Siracusa Maurizio Musco, condannato per abuso d’ufficio in via definitiva nel 2017 a 18 mesi di reclusione per un filone dell’inchiesta Oikothen  e “per avere cagionato danno a me e Perrotta“, mentre Carrubba e Perrotta sono stati assolti con formula piena dopo 10 anni di processo e “di pubblico ludibrio. Per quanto un inchiesta ancora agli albori sia coperta dal segreto istruttorio, – ha ricordato – il giornalista Pino Guastella, lo stesso agli arresti domiciliari perché accusato di associazione a delinquere con Amara e company, beneficiario di ingenti somme di denaro da parte del Gruppo Amara – il 21.7.2007 pubblica su La Sicilia e il Diario la notizia in prima pagina che io e Perrotta siamo indagati. C’è segreto istruttorio, io e Perrotta riceviamo avviso di garanzia ben 3 mesi dopo, a ottobre 2007. Guastella come fa a sapere notizie così riservate 3 mesi prima? Il Pm Musco  fonda l’impianto accusatorio sulle dichiarazione di Piero Castro, Rosario Salmeri, Roberto Passanisi e Pippo Amara, tutti poi chiamati a testimoniare contro me in aula”.

Tra i documenti ha citato le “sit” di Amara del 18.10.2007, cioè le sommarie informazioni rese da persona informata sui fatti, “l’interrogatorio reso da Amara innanzi a Musco nel quale sputa le sue accuse contro di me. Le 10 pagine del verbale contengono e riportano pari pari le pagine di un volantino anonimo distribuito in città nel 2004 avente come tema i rifiuti, gestione del servizio e ipotesi Società mista”.

Sulla vicenda rifiuti, altro capitolo affrontato nella conferenza insieme a quello della società mista, ha ricordato “che da almeno 30 anni la gestione ad Augusta del servizio rsu è affare della famiglia Quercioli. Il 2.11.2017 apprendiamo dalla stampa che vi sono indagini su Cassim, società del Gruppo Quercioli da parte della Procura di Siracusa. Operazione denominata “rifiuti zero”, si parla di reati di truffa, bancarotta e riciclaggio, tra gli 11 indagati vi sono anche Piero Amara e la moglie. Cassim incassa 2.500.000 di euro dal Comune di Augusta su mandato del commissario ad acta, e pare che il gruppo Quercioli abbia staccato bonifici sostanziosi per delle consulenze o servizi resi dalle società di Amara. Le indagini sono tuttora in corso e seguiremo gli sviluppi, di fatto mi pare di capire che mentre noi ci prendevamo le male parole per l’inefficienza del servizio e i problemi legati al ritardo dei pagamenti e ci sbattevamo la testa per gli scioperi proclamati magari sotto San Domenico, altri prestavano costose consulenze a tale ditta”.

Nel 2016 il nuovo appalto rifiuti urbani ad Augusta viene aggiudicato, per 7 anni per un costo di oltre 42 milioni di euro, a un’Ati composta da Pastorino, Igm  e Ciclat e “dal fascicolo giudiziario di Roma, emerge che l’avvocato Piero Amara è il legale di fiducia o abbia curato con le sue società di consulenze e servizi gli affari della Ciclat, un colosso del mondo delle cooperative e dei rifiuti e pulizie in particolare“. Poi alla fine della conferenza l’invito al senatore  del Movimento Cinque stelle, da poco eletto, Pino Pisani. “Se facessi politica, chiederei al senatore Pisani, ex vice sindaco ed assessore proprio all’ambiente negli anni in cui si aggiudicava l’appalto  ed ex consulente del sindaco, di cominciare la sua, mi auguro, brillante carriera parlamentare o facendo una interrogazione parlamentare sul tema o chiedendo alla commissione parlamentare ambiente e rifiuti di indagare magari facendosi aiutare dal senatore Giarrusso”.


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