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Guarita dal coronavirus: è tornata a casa la prima ammalata di Augusta

Ha voluto raccontare la sua storia, fortunatamente a lieto fine, per invitare sempre e comunque tutti alla cautela per evitare nuovi contagi

È stata la prima augustana ammalata di coronavirus ad essere ricoverata al Covid center dell’ospedale Muscatello e, dopo un ulteriore ricovero all’hotel sanitario di Città della notte, e il secondo tampone negativo, l’altro ieri pomeriggio è finalmente potuta tonare a casa dai suoi familiari, risultati anch’essi negativi. Anna, nome di fantasia, a 45 anni ha combattuto di certo la battaglia più importante della sua vita, quella contro il terribile virus, di cui forse tanti ancora non hanno ben compreso la devastazione che provoca nel corpo, ma anche nella mente e negli affetti. E adesso vuole raccontare la sua storia perche’ “ho sentito troppe cose non vere e informazioni che non sono corrette” e per mettere in guardia la gente dal voler “riaprire subito tutto” perché’ il pericolo di un’impennata del contagio è sempre dietro l’angolo.

Non sa come sia arrivato il coronavirus, non aveva mai avuto problemi respiratori, a marzo faceva terapia per un altro motivo in una struttura che, come le altre e come da decreto del presidente del consiglio, ha chiuso il 9 marzo e che pero’ non ha riferito nessun altro caso. “Il 20-21 marzo stavo già male, avevo i primi sintomi, facevo fatica a respirare ed ero stanca. La mia dottoressa di famiglia pensando ad un’ allergia mi consiglia la terapia di cortisone ma – racconta la donna- senza risultato”.

Così Anna comincia a prendere anche l’antibiotico fino al 7 aprile, ma la situazione non migliora, anzi non ce la fa proprio ad andare avanti . “Camminavo a stento, mi sentivo pesante, non riuscivo a respirare più – aggiunge- l’avevo preso per un infarto, chiamo la cardiologa Antonella Salemi a cui, forse, devo dire grazie se sono ancora qua oggi. La prima cosa che mi ha detto, infatti, sentendo i sintomi descritti al telefono è che potevo essere positiva al covid 19”.

Si reca alla tenda pre-triage davanti al Pronto soccorso del Muscatello, spiega i sintomi e comincia la trafila medica con rilevamento di febbre, pressione, saturazione, poi la flebo, radiografia e Tac. “Sono stati bravissimi e tempestivi al Pronto soccorso – prosegue– dalla Tac emerge la polmonite interstiziale al polmone destro e comincio subito la terapia con le  flebo”.

Poi l’indomani mattina arriva la doccia fredda con l’esito del tampone: positivo. E dunque, è necessario il ricovero al reparto Covid del Muscatello, all’epoca nell’ ex Chirurgia. Un vero trauma per chi entra in ospedale con le sue gambe e si trova improvvisamente circondata da medici ed infermieri tutti bardati con le necessarie protezioni individuali. “Non avevo ancora realizzato dove stavano andando, la prima volta che sono entrata in reparto ho versato tante lacrime. Comincio subito la terapia con farmaci, i primi due giorni – continua la donna- ho avuto anche il sondino con l’ossigeno che mi aiutava a respirare. Al quinto giorno la situazione non era delle migliori perché non riuscivo a fare neanche la camminata nel corridoio e così proseguo con la cura farmacologia. All’ottavo giorno il medico comincia a diminuire le pillole e verso l’undicesimo giorno comincio a respirare meglio, anche se mi sentivo sempre molto stanca”.

Finalmente Anna migliora, i farmaci fanno effetto, anche se la degenza in ospedale è durissima anche da un punto di vista psicologico. “Mi sono passate davanti persone che poi sono morte, come una signora anziana di Sortino con cui facevamo le video chiamate con il figlio. – prosegue- Ho avuto un’ assistenza fantastica, tutti sono stati amorevoli e confortevoli, dagli infermieri ai dottori, al personale non sanitario. Non mi hanno fatto mancare mai niente, soprattutto nei momenti più duri”.

Dopo il primo tampone positivo del 7 aprile arriva fortunatamente anche il primo negativo: è il 17 aprile, il secondo negativo arriva, invece, il 24 aprile. Così per la festa anche della “sua” Liberazione viene dimessa dall’ospedale, ma non può ancora andare a casa. Se pur con due tamponi negativi e, quindi, guarita i suoi familiari conviventi, già in quarantena domiciliare dal suo ricovero in ospedale, non hanno infatti ancora avuto il risultato del tampone.

Viene cosi trasferita all’hotel sanitario di Città della notte dove rimane fino al 30 aprile, anche lì in isolamento. “Non si poteva uscire dalla stanza né vedere nessuno, meno male che c’era un balconcino e ogni tanto mi affacciavo, ma è stata anche lì dura perchè ero sempre da sola. Anche qui l’attenzione di tutti per me è stata massima, ti chiamavano sempre per sapere se avevi bisogno di qualcosa”. Il 24 aprile anche i familiari fanno i tamponi, ma il loro risultato arriva dopo quasi una settimana, giovedì pomeriggio facendo cosi scattare le dimissioni definitive anche dall’hotel sanitario per Anna, che può ritornare finalmente a casa. Senza nessun pericolo per sè nè per i suoi cari.

La prima cosa che ho fatto, una volta tornata a casa è stato andare nel giardino per vedere a che punto erano il mio orto e le mie piantine. Il mio cane quando mi ha vista entrare ha fatto come un pazzo dalla felicità- ricorda ancora commossa- Non auguro a nessuno quello che ho vissuto in questo mese e mezzo. Ringrazio tutto il personale che mi ha assistito, sono stati dei veri angeli. Tante cose hanno funzionato altre no, come ad esempio il fatto che a casa dai miei familiari, in quarantena in attesa del tampone, non è mai venuto nessuno a prendere i rifiuti considerati speciali. Il medico mi ha detto che sono “uscita da sotto un treno”, vorrei che la gente capisse davvero che siamo di fronte ad un nemico terribile con cui non si deve scherzare e non ci vuole niente a prenderlo. Invito tutti alla cautela, sempre. Non fate gli spavaldi, ho visto su Facebook ieri gente che era a mare, anche a me piacerebbe con la mia famiglia andare a mare, ma davvero non pensate che sia ancora finita”.

Adesso il suo primo obiettivo è quello di riconquistare un po’ di serenità e appena possibile consultare uno pneumologo: “perché ancora faccio un po’ di fatica, i medici mi dicono che almeno ci vorranno tre mesi per recuperare, ma piano piano – conclude- conto di farcela”.


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