Commissione antimafia e scioglimenti “sospetti” dei Comuni. Legambiente: “si indaghi sul caso di Augusta”

In una nota l’associazione degli ambientalisti si chiede come mai la commissione non si sia interessata anche  al Comune megarese  considerate le similitudini con lo scioglimento di  Scicli

“Ben vengano ulteriori approfondimenti sui tanti interrogativi che il testo lascia irrisolti. Si faccia luce sullo scioglimento del Comune di Augusta e sulle autorizzazioni alla fine concesse a due inceneritori e sull’immobilismo della commissione prefettizia”. A chiederlo, in una nota è Legambiente Sicilia, che accende i riflettori sulla relazione della Commissione regionale Antimafia dedicata ai rifiuti e guidata da Claudio Fava, che ha esaminato gli  scioglimenti dei comuni di Siculiana,  Recalmuto e Scicli, legando lo scioglimento di quest’ultimo al diniego ad una discarica per rifiuti speciali dato da parte del sindaco del comune ragusano, che poi è stato assolto.

Ad Augusta il consiglio comunale è stato sciolto  nel marzo del 2013  per infiltrazioni mafiose, anche l’ex sindaco Massimo Carrubba è stato assolto perché il “fatto non sussiste” dall’ accusa  di concorso esterno in associazione mafiosa, e in passato si è opposto alla realizzazione della piattaforma per rifiuti speciali e non Oikothen, finendo anche in tribunale per una vicenda giudiziaria da cui, anche in questo caso, è stato assolto.

Il presidente regionale di Legambiente Gianfranco Zanna, dichiara di apprezzare il fatto che la Commissione regionale antimafia voglia approfondire alcuni interrogativi della sua relazione sui rifiuti, o meglio sulle discariche, ma si chiede appunto perché non si sia interessata dello scioglimento del Comune di Augusta, avvenuta nel marzo del 2013. “Alla luce della scelta compiuta dalla Commissione di concentrarsi in modo pressoché totale – scrive Zanna-  compiendo a nostro giudizio un grave errore, sulla vicenda delle discariche in Sicilia come unico tema per affrontare la scandalosa, irregolare e illegittima gestione dei rifiuti nella nostra regione, viene ignorato  il caso di Augusta. Dove il sindaco si era opposto, prima che il consiglio comunale venisse sciolto per infiltrazioni mafiose, ma successivamente venivano rilasciate le Aia alla ditta Oikothen per la realizzazione di un impianto di trattamento e smaltimento, inceneritore e discarica, di rifiuti speciali (pericolosi e non) nella zona di Costa Mendola e all’inceneritore Gespi nell’area del porto per il raddoppio delle sue capacità di smaltimento. Come si risponde a questa vicenda rispetto alle letture che la relazione della Commissione fa sugli scioglimenti?”. – aggiunge Zanna che si chiede, inoltre, cosa c’entra con questa vicenda lo scioglimento del Comune di Racalmuto.

In questo caso “la Commissione si basa esclusivamente sulle dichiarazione dell’ex sindaco Salvatore Petrotto, personaggio alquanto particolare, che – prosegue Legambiente- sostiene, lui e solo lui, un nesso tra lo scioglimento del consiglio comunale e la realizzazione di un centro comunale di raccolta, oltre a sue dichiarazioni roboanti ma velleitarie sul non voler più conferire rifiuti in discarica. Le ragioni dello scioglimento sono invece legate, basta leggere la relazione, a diverse altre questioni sugli affidamenti di lavori pubblici, compromissioni e alle dichiarazioni del mafioso Maurizio Di Gati, diventato collaboratore di  giustizia”.

Infine sullo scioglimento di Scicli Legambiente Sicilia ricorda che l’opposizione all’irregolare impianto dell’Acif a Scicli “è stata soprattutto una battaglia dei cittadini e di Legambiente, che si sono schierati contro fin dal primo giorno, dando vita a numerose manifestazioni e iniziative. Siamo convinti che con gli argomenti portati avanti e i contenuti sostenuti si è contribuito non poco a far cambiare idee alla Regione sull’autorizzazione inizialmente concessa”.


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