Dopo tre anni di battaglie legali, arriva ad Augusta un risultato di particolare rilievo nel dibattito sul riconoscimento della cittadinanza italiana iure sanguinis, il principio giuridico per cui si diventa cittadini italiani per nascita se si è figli di un padre o di una madre italiani. È stata confermata la prima cittadinanza italiana oggetto della lunga iniziativa portata avanti dall’avvocato italo-tedesco Francesco Liguori, impegnato nella difesa dei cittadini di origine italiana e, in particolare, della comunità italo-brasiliana in Italia e nel mondo.
Al centro della vicenda vi è una questione giuridica di grande attualità: la tutela dei diritti già acquisiti e delle situazioni giuridiche sorte anteriormente alle modifiche legislative, nonché delle posizioni già formalmente azionate e consolidate nell’ambito di procedimenti amministrativi avviati e coltivati sotto la disciplina previgente.
Secondo la linea sostenuta dalla difesa, assume particolare rilevanza la circostanza che tali posizioni non costituiscano mere aspettative future, ma siano state già fatte valere attraverso procedimenti amministrativi concretamente instaurati e portati avanti dagli interessati prima dell’introduzione delle nuove limitazioni generazionali.
Si tratta, nella ricostruzione giuridica prospettata dall’avvocato Liguori, di situazioni sorte anteriormente e “blindate” all’interno di procedimenti amministrativi già coltivati, rispetto alle quali le successive modifiche normative non potrebbero automaticamente determinare il venir meno delle posizioni maturate secondo la disciplina vigente al momento della loro attivazione.
La conferma arriva al termine di un percorso durato circa tre anni, caratterizzato da interlocuzioni amministrative e iniziative legali finalizzate a ottenere il riconoscimento di una posizione che la difesa ha sempre ritenuto pienamente tutelata dall’ordinamento italiano.
A seguire la vicenda è stato l’avvocato Francesco Liguori, professionista italo-tedesco da tempo impegnato nelle problematiche riguardanti gli italo-brasiliani e il riconoscimento della cittadinanza italiana iure sanguinis.
La questione assume oggi una rilevanza ancora maggiore alla luce delle modifiche intervenute nella disciplina della cittadinanza per discendenza. Il punto centrale sostenuto dalla difesa riguarda infatti il rapporto tra la nuova normativa e quei procedimenti che erano già stati instaurati e concretamente coltivati quando era vigente la disciplina precedente.
La tesi è che occorra distinguere le nuove domande dalle situazioni giuridiche già sorte e fatte valere anteriormente, salvaguardando, ricorrendone i presupposti, i diritti quesiti e le posizioni consolidate nei procedimenti amministrativi già pendenti.
Un momento determinante della vicenda è stato l’incontro dell’avvocato Liguori al Comune di Augusta, durante il quale il legale ha rappresentato direttamente le ragioni giuridiche poste a fondamento della richiesta e la necessità di considerare la posizione alla luce della disciplina applicabile al procedimento già avviato.
Il confronto istituzionale ha rappresentato un passaggio centrale nel percorso che ha condotto alla conferma della cittadinanza.
Il risultato assume pertanto un significato che va oltre il singolo procedimento: pone al centro del dibattito la tutela dell’affidamento, la certezza del diritto e la salvaguardia delle situazioni giuridiche già sorte e azionate prima del mutamento del quadro normativo.
La vicenda di Augusta assume una dimensione che supera i confini siciliani. Il tema interessa infatti numerosi discendenti di cittadini italiani residenti in Brasile e nel resto del mondo che avevano già intrapreso, prima delle modifiche legislative, il proprio percorso amministrativo per il riconoscimento della cittadinanza.
Per l’avvocato Liguori, la battaglia condotta ad Augusta si inserisce in un più ampio impegno per la tutela degli italo-brasiliani in Italia e nel mondo, con particolare attenzione alle posizioni già azionate prima dell’entrata in vigore delle nuove disposizioni.
Dopo tre anni di battaglie, Augusta segna dunque un passaggio significativo: le situazioni giuridiche sorte anteriormente e già incardinate e coltivate in procedimenti amministrativi non possono essere semplicemente equiparate alle nuove istanze presentate successivamente al mutamento legislativo.
È su questa distinzione — tra nuove richieste e posizioni già sorte, azionate e consolidate — che si concentra una delle questioni più rilevanti per il futuro della cittadinanza italiana iure sanguinis.