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Carnevale 2024 ad Augusta: tornano a sfilare carri e gruppi mascherati ma in Borgata

Si parte alle 16 da piazza Fontana dove alle 21,30 è in programma uno spettacolo musicale, la mattinata è dedicata ai bambini con animazione in piazza Duomo e Fontana

Il gruppo dei carristi

Dopo  “giovedì grasso” ritorna oggi il Carnevale augustano con due appuntamenti.  La mattinata di animazione in piazza Duomo, al centro storico e in piazza  Fontana, alla Borgata sarà dedicata ai più piccoli, nel pomeriggio i protagonisti saranno di nuovo i 4 gruppi mascherati e i due carri allegorici che, dopo l’esordio in via Principe Umberto giovedì, oggi saranno in Borgata.  
Si partirà alle  16 da piazza Fontana, il corteo colorato  percorrerà viale Italia, via Giovanni Lavaggi, largo Marco Polo e tragitto inverso fino in piazza Fontana, dove alle 21, 30 ci sarà lo  spettacolo musicale con la “Cri and gang band” composta da  Cristina Gentile (voce), Federico Patania e Daniele Catanzaro alla chitarra, Nuccio Chiara al basso e Cleto Saraceno alla batteria.

La novità di questa seconda edizione del Carnevale, promossa dall’amministrazione in collaborazione con i comitati dei commercianti del centro storico  e della Borgata, sono i due carri allegorici, che mancavano da oltre 15  anni e che sono stati realizzati dai carristi Cirino Messina, Oliviero Avolio, Gabriele Campisi, Giorgio Mendola, Sebastiano Giardina, Giuseppe Corbino, Federico Sicuso, Francesco Campisi, Luca Patania, Santo Lombardo, Francesco Costa, Salvo Tringali, Giuseppe Galofaro, Marco Patania, Giovanna Saraceno e Rosario Costa. Quest’ultimo faceva parte del “Gruppo Fantasia” che ha animato il Carnevale tra 1995 e il 2008 proprio portando i carri nelle sfilate. “Oggi dopo 16 anni ritorna il Carnevale augustano con i carri, che è molto più accogliente e significativo”- dice Costa, che è anche stato assessore della giunta di Mare e sottolinea  anche il fatto di aver “dato seguito ad un promessa di campagna elettorale” e di “aver raggiunto anche l’obiettivo di contribuire  a portare  sviluppo economico per i ristoratori, commercianti in generale, ferramenta e  per tutto ciò che gira anche attorno alla costruzione dei carri. Il Carnevale rappresenta un momento di condivisione tra l’arte e la creatività”.

Il primo carro è stato denominato “Il maschio e la donna”, caratterizzato dal Saraceno che con la spada recide la testa della Donna: è incentrato sul dramma del femminicidio che “è la parola del 2023. In Sicilia come in altre regioni, fino a non molti anni fa, – spiegano i carristi- l’uomo che uccideva la moglie o la fidanzata “per gelosia” poteva contare su una attenuante giuridica: il movente “d’ onore”, grazie alla quale se la cavava con pochi anni di prigione. Una vergogna che affonda le sue radici in un’eredità culturale arcaica e, purtroppo, ancora attiva: la donna come proprietà  del maschio. Ancora oggi le stragi di violenza maschile sulla donna vengono codificate dalla cronaca con le parole “omicidio passionale”, “d’amore, “raptus”, “momento di gelosia”, quasi a testimoniare il bisogno di dare una giustificazione a qualcosa che in realtà è mostruoso”.

“Per contrastare questo terribile e crescente fenomeno radicato nella nostra cultura, negli ultimi tempi sono stati realizzati e istituiti:  centri anti-violenza, dotati spesso anche di case-rifugio,  corsi di formazione dei carabinieri, è stato introdotto il reato di femminicidio.  Sono grandi passi avanti, ma purtroppo manifestare il dissenso probabilmente non cambierà a breve il fenomeno, non basta una legge per salvaguardare il sesso femminile, serve soprattutto maggiore educazione da parte delle famiglie e dell’istruzione, per aiutare questa società ad assumere una responsabilità civile e morale, quella formazione culturale che dovrebbe far capire che tale violenza maschile non è legittima, ma conseguenza di pregiudizi legati alla virilità, all’onore. Amore non significa possesso della Donna, cui chiedere obbedienza assoluta, negandole la libertà dei sentimenti.

Se individuiamo le ragioni culturali alla base di questi drammatici eventi, possiamo tentare di prevenirli investendo sulla cultura opposta. Si tratta quindi di modificare un fenomeno culturale che priva di rispetto il corpo delle Donne, facendole sentire inferiori moralmente e socialmente. Questi sono limiti culturali, stereotipi sociali, assurdità che non si possono più tollerare. Tutti però abbiamo il compito di educare i nostri figli nel modo giusto, di premere sulla società per consentire il raggiungimento dell’obiettivo, per ottenere uguaglianza giuridica, politica, ma soprattutto sociale”.

Il secondo carro, nel quale campeggia un circo, è stato invece denominato  “Tante maschere e pochi volti”: parte infatti dalla famosa citazione di Luigi Pirandello “Imparerai a tue spese che nel lungo tragitto della vita incontrerai tante maschere e pochi volti”  per ricordarci che bisogna sempre guardarsi dall’apparenza delle persone.

“La maschera può essere anche quell’ identità che ogni individuo sceglie e nelle quali si immedesima, per poter interpretare il suo corretto ruolo all’interno della comunità. –proseguono i carristi- Nelle società moderne il Carnevale è la festa di tutto l’anno: indossiamo la maschera tutti i giorni. Ognuno ha la sua, da quando inizia l’età della…ragione. La maschera non ce la togliamo nemmeno quando andiamo a letto. Mostriamo il volto nudo solo nel sogno; ma al mattino, insieme al vestito, prima di fare colazione, rimettiamo la maschera sul volto.

Di maschere, per la verità, ne abbiamo a disposizione più di una, come i vestiti e le scarpe. Abbiamo la maschera per i colleghi di lavoro, quella per i conoscenti, quella per gli amici, e perfino quella per i familiari… Spesso sbagliamo maschera o dimentichiamo di indossarne una, e allora le persone che credevano di conoscerci ci dicono: “Ma che ti è successo? Non ti riconosco.” E invece era uno dei rari momenti in cui eravamo noi stessi…

Rimane il fatto che la realtà dei volti, oserei dire la loro “vera identità”, sembra scomparire. È travestita, mascherata, cancellata da un trucco da teatro. Si parla dell’uso tradizionale della maschera, quello teatrale o quello dei Carnevali e dei tanti rituali in maschera, nei quali si assumono sembianze non proprie solo per lo stretto tempo necessario alla rappresentazione. Poi si ritorna se stessi. ogni bambino ricorda, per Carnevale, l’emozione e anche lo straniamento di mascherarsi. Le prime maschere, nelle loro molto arcaiche origini, servivano per spaventare il nemico. Si mettevano in guerra e si levavano in tempo di pace. La maschera è sempre stata l’eccezione. Il volto, la regola”.


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