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Bonifica rada di Augusta, Ficara e Pisani (M5S): “Grande soddisfazione dopo 7 anni di attesa”

I due pentastellati sottolineano come la bonifica non sia più procrastinabile

“Da quasi 7 anni sembrava che nessuno fosse più interessato alla vitale bonifica della rada di Augusta. Siamo stati cocciuti e determinati, abbiamo lavorato a testa bassa e il decreto ministeriale che ora dispone quella bonifica è per noi un successo senza precedenti”. A parlare sono il vicepresidente della commissione Trasporti della Camera, Paolo Ficara e il senatore Pino Pisani del Movimento 5 Stelle che non nascondono la loro soddisfazione per il recente decreto del ministero della Transizione ecologica che ha approvato la relazione Ispra –Cnr del gennaio 2020 sullo stato di contaminazione e inquinamento da metalli pesanti della rada megarese, dopo la  conferenza  dei servizi decisoria del 10 febbraio scorso.

“La bonifica si deve fare. Punto. – proseguono i due parlamentari- Le risorse per lo sviluppo del progetto di bonifica sono già disponibili. Si procederà seguendo le indicazioni contenute nello studio Ispra/Cnr che è stato portato all’attenzione del tavolo ministeriale. Il progetto verrà affidato allo stesso Consiglio nazionale della ricerca a cui chiederemo l’utilizzo delle migliori tecnologie oggi disponibili. D’altronde, in dieci anni molto è cambiato in materia di dragaggi ed attività similari in mare, con tecniche innovative e rispettose dell’ambiente. E’ possibile, quindi, coniugare risanamento ambientale e tutela delle attività industriali”.

I parlamentari pentastellati rimarcano come fattore degno di nuovo interesse, il cambio di passo del ministero che “ha finalmente preso atto della sentenza del Tar di quasi una decina d’anni addietro, ma soprattutto – sottolineano Ficara e Pisani- è stato chiaro nel definire le responsabilità delle aziende private. Erano già state diffidate nel 2017 ma oggi, nero su bianco, è chiarito il loro ruolo nelle operazioni di bonifica e se non ottempereranno, sarà il ministero stesso a sostituirsi per poi rivalersi sui responsabili, come individuati dalla sentenza del Tar. Ma sono sicuro che i gruppi industriali presenti sul territorio, una volta chiamati in causa, non esiteranno ad assumersi passate responsabilità in un leale rapporto con un territorio da cui hanno sempre ricevuto molto”. Ma già il primo ricorso è arrivato da parte del gruppo Eni che ha impugnato al Tar di Catania il verbale della conferenza dei servizi.

 


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