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Autorità portuale ad Augusta, non a Catania: il pasticciaccio del ministero che ha allarmato la politica siracusana

Augusta sì (esultanza), Augusta no (divampa la protesta), poi di nuovo Augusta sì. Ed ecco la strana giornata del porto megarese, che sarà sede della Port Authority del Mare di Sicilia Orientale. È stato pubblicato sul sito del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti lo schema con i nuovi Sistemi Portuali -15 Autorità di Sistema Portuale con compiti strategici e tagli alla burocrazia e al punto 9 è stato chiarito, in maniera indiscutibile, che Augusta è l’Autorità di Sistema Portuale.

Contenti? Per nulla: “La sede sarà Catania – stigmatizza il deputato di Forza Italia Stefania Prestigiacomo – è una presa in giro dire che si chiamerà Augusta se la sede operativa e dirigenziale sarà Catania“. In realtà il documento ministeriale chiarisce qual è la sede operativa e dirigenziale (Augusta) e quali altri porti fanno parte del sistema (Catania, mentre Messina va con Gioia Tauro). Ma già qualche ora prima si era gridato allo scandalo, quando i parlamentari nazionali del Pd Sofia Amoddio e Pippo Zappulla lamentavano il fatto che il Consiglio dei Ministri avesse scelto il porto di Catania affidando ad Augusta la sede.

Una soluzione di equilibrismo politico, che nulla ha a che fare con la logica economica, con le strutture portuali e marittime, con le straordinarie potenzialità del Porto di Augusta – avevano accusato i due – Una soluzione che si intende presentare di mediazione ma che contestiamo e non ci soddisfa per niente, perché riteniamo che il cervello strategico del sistema portuale della Sicilia orientale non può che essere Augusta. Una soluzione siffatta rischia, invece, di creare un pasticcio e di alimentare confusione sulle competenze, ruoli e responsabilità. Prendiamo, quindi, nettamente le distanze da una soluzione che evidentemente è stato il frutto delle pressioni politiche che immaginiamo hanno inteso premiare il comune di Catania e che ha mortificato le legittime e giuste aspettative non solo di Augusta ma di un intero territorio. Una soluzione che non condividiamo nel merito e che segna un evidente frattura con gli interlocutori ministeriali e governativi che hanno seguito direttamente la vicenda a partire dallo stesso ministro Del Rio“.

Frattura sanata, evidentemente, tanto che il deputato regionale Vinciullo nel frattempo aveva sottolineato come probabilmente l’indicazione ministeriale fosse frutto di un errore a cui avrebbero presto rimediato. Un pasticciaccio tutto romano che non aveva tratto in inganno la volpe politica del Nuovo Centro Destra, certo di uno sbaglio tanto da minacciare le dimissioni dal partito di Angelino Alfano.

Non posso, ancora una volta, non ringraziare quanti, soprattutto all’interno del mio partito, si sono fattivamente adoperati per questo chiarimento, che era necessario e dovuto – conclude infine Vinciullo – ringrazio il ministro che ha voluto subito porre fine a questa polemica, facendo pubblicare sul suo sito l’organigramma funzionale riguardante le 15 Autorità di Sistema Portuale, in modo da evitare ulteriori incomprensioni che non facevano bene a nessuno. A prescindere da tutto, quello che conta è il risultato finale ed era evidente che il Consiglio dei Ministro, nella sua interezza, non avrebbe mai pensato di violare la legge del nostro Paese e il regolamento comunitario“.

E di sensazione grottesca parla anche la parlamentare Stefania Prestigiacomo: “il risultato finale, è l’ennesima riforma raffazzonata e sostanzialmente inutile visto che non ha senso tagliare le Autorità da 25 a 15, restano comunque troppe se si vuol semplificare. Una riforma rimasta ostaggio dei localismi e delle mediazioni che non aiuterà il sistema portuale. Siracusa ha fatto la solita patetica figura di stra-provinciale snobbata con una dirigenza politica, sindaco in testa, inesistente e incapace di fare autorevolmente squadra con Catania, come è inevitabile che sia, dando la disponibiltà alla collaborazione ma rivendicando un primato laddove è nei fatti e nei numeri come nel caso del porto di Augusta”.

Tutti contenti? No, l’impressione è che si sia fatto comunque in modo di soddisfare politicamente due realtà riuscendo a rendere tutti scontenti.

Luca Signorelli


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