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Augusta, Un coro di “no” alla creazione di un Hotspot nel Porto commerciale

No alla creazione di un Hotspot nel Porto di Augusta. Il sindaco Cettina Di Pietro è categorica nel volersi opporre all’utilizzo del territorio megarese come punto principale di sbarco e identificazione dei migranti. “Creare un centro di identificazione ad Augusta, sia nel porto che fuori da esso, è impossibile: prima il Governo ne prenderà atto, prima ci si potrà muovere per trovare una soluzione alternativa”.

Queste le parole del primo cittadino di Augusta, Cettina Di Pietro, sulla previsione del Governo di allestire un Hotspot nel paese del Siracusano. Nel territorio megarese sono presenti il più grosso polo petrolchimico d’Europa, una base Nato e l’arsenale militare marittimo. Tutti siti sensibili “che – prosegue il primo cittadino -, se presi di mira da terroristi infiltrati fra i migranti, genererebbero danni irreparabili e incontrovertibili per tutto il Paese, non solo per i cittadini di Augusta. Qui non è solo in ballo lo sviluppo economico di una città e di una Regione che conta strategicamente sul porto di Augusta, qui è in gioco la sicurezza dei cittadini e di tutta la nazione. La nostra comunità, già a partire dall’operazione ‘Mare nostrum’, ha dato tantissimo in termini di risorse umane ed economiche. È arrivato il momento di dire basta”.

Ma quello contro la creazione di un Hotspot sembra un coro unanime. Anche i coordinatori di Fratelli d’Italia di Augusta, Enzo Inzolia e Marco Failla si schierano apertamente tra i sostenitori del “no”.

Un centro di identificazione che inevitabilmente si trasformerà in centro di permanenza a tempo indefinito – affermano i due – per il semplicissimo motivo che, concentrandosi in pochi porti i quotidiani arrivi di centinaia di migliaia di migranti, questi ultimi non potranno essere trasferiti altrove prima del sopraggiungere di altri“.

Una situazione che per gli esponenti di Fratelli d’Italia sarà incompatibile con le normali operazioni del porto che, insieme alla Città e al comprensorio, ne subirà tutte le conseguenze commerciali e occupazionali.

Ma in questo caso – aggiungono – la nostra preoccupazione non è solo di carattere economico. Sappiamo tutti che non sarà possibile controllare la moltitudine di immigrati e prevenire atti delinquenziali, come già avvenuto nel recente passato. Inoltre sarebbe assurdo concedere a potenziali terroristi infiltrati l’imbarazzo della scelta dell’obiettivo, dato che nel porto di Augusta si concentrano una delle basi più importanti e strategiche della Marina Militare, i supporti logistici della Nato, il più grosso agglomerato petrolchimico d’Europa, altri impianti industriali particolarmente sensibili sotto il profilo della sicurezza”.

 


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