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Augusta, tre impianti a poca distanza per il trattamento di rifiuti liquidi pericolosi: il più piccolo ricorre contro una mega struttura mentre la terza aspetta l’ok dalla Regione

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Due impianti, uno dietro l’altro, per il trattamento di rifiuti liquidi pericolosi e non. Tutti e due in contrada San Cusumano ad Augusta. Uno autorizzato da anni, la Intec sud, con giudizio di compatibilità positivo per il rilascio della Via nel 2009 e con Aia rilasciata e valida fino a giugno 2020 per il trattamento di 30 mila tonnellate annue. L’altro autorizzato dalla Regione ma con un ricorso pendente al Tar contro l’ente palermitano che sarà discusso a breve (udienza prevista il 16 luglio) che dovrebbe trattare 300 mila tonnellate ogni anno: la Rigenia.

Ed ecco che comincia un’altra battaglia imprenditoriale ed ecologica tra due società che hanno deciso di scommettere sull’ambiente, in un modo o in un altro. I legali di Intec Sud, che hanno chiesto l’annullamento del procedimento altrui, parlano di “illegittimità” del provvedimento di valutazione di impatto ambientale rilasciato in favore di Rigenia.

Basta? No. Perché una terza società (Megara processi e tecnologie ambientali) a febbraio del 2016 ha avanzato richiesta di rilascio di Autorizzazione Integrata Ambientale al Dipartimento Regionale Acqua e Rifiuti depositando il progetto definitivo per una piattaforma polifunzionale per il trattamento di rifiuti speciali e portuali, solidi, liquidi e fangosi. Da realizzarsi, manco a dirlo, in contrada San Cusumano. Ma la Intec sud ha presentato opposizione alla richiesta di insediamento dell’impianto anche perché confinante con Rigenia e a 100 metri da Intec. E l’iter sembrerebbe essersi bloccato anche per il mancato parere espresso dalla Soprintendenza.

Quindi Intec ha deciso di opporsi al procedimento in corso di Megara e di presentare ricorso contro Rigenia. La battaglia giudiziaria quindi è duplice ma orientata al Tar solo sulla seconda questione.

Nella seconda metà del 2015, infatti, la Intec sud si trova davanti al fatto compiuto: un provvedimento di Valutazione di impatto ambientale rilasciato dalla Regione in favore dell’altra società per la realizzazione di un intervento simile rispetto a quello autorizzato e praticamente nella stessa contrada. Anzi, le aree in questione si trovano a una distanza di circa centoquaranta metri ma la nuova autorizzazione prevede una capacità 10 volte superiore alla precedente.

Il dipartimento Vas Via, a gennaio 2016, rigettava l’istanza dei ricorrenti ritenendo non sussistenti le ragioni per l’annullamento o la revoca del decreto e il 23 novembre 2016 viene discussa l’istanza di riesame in autotutela relativo al provvedimento di Via nei confronto di Rigenia, anche in questo caso rigettata.

Da qui il ricorso, con la Intec che sostiene come l’eventuale realizzazione di un altro impianto polifunzionale per la gestione e il trattamento rifiuti – a pochissima distanza da quello già realizzato e con identica destinazione e funzione – sarebbe tale da “non consentire di distinguere l’origine di un’ipotetica e non auspicata contaminazione”. In pratica si lederebbe il principio di “chi inquina paga” perché non si potrebbe individuare con certezza… chi inquina, o chi inquinerebbe in caso di disservizi. Ma non è solo questo il punto della diatriba.

Per legge, un singolo progetto deve essere considerato anche in riferimento ad altri localizzati nel medesimo contesto ambientale e territoriale, per evitare che la valutazione di impatto ambientale sia limitata al singolo intervento, senza tenere conto dei possibili impatti ambientali derivanti dall’interazione con altri progetti localizzati nel medesimo contesto. La norma prevede che l’ambito territoriale di cui l’amministrazione debba tenere conto sia quello rientrante nella fascia di un km per le opere lineari, a meno di una diversa disposizione delle Autorità locali. E la Regione Siciliana non ha adottato provvedimenti che definiscano in misura difforme questo ambito territoriale.

La ragione delle distanze minime, peraltro, è connessa anche alla necessità di evitare concentrazione o stress territoriale quando invece, come detto, l’intervento programmato da Rigenia si trova a soli 140 metri dall’altro impianto.

Peraltro, alla conferenza dei servizi che si era tenuta a dicembre del 2015 e finalizzata all’istruttoria per il rilascio dell’Aia, nonostante la richiesta e l’interesse rilevante, Intec sud restava esclusa dagli incontri apprendendo della conclusione e dell’esito solo con il provvedimento impugnato. A questo punto non resta che attendere la decisione del Tribunale amministrativo e un segnale chiaro dal Comune di Augusta, considerato che in questo territorio oltre ai due impianti in lite tra loro è pronto l’altro, di Megara, da altre 300 mila tonnellate annue. Se non di più.