È un fiume in fiume Massimo Carrubba, l’ex sindaco di Augusta che in tribunale di sta difendendo dall’accusa di concorso esterno per associazione mafiosa e che, a distanza di 5 anni dall’ultima conferenza stampa, ieri sera ha ripreso il contatto con la gente per esercitare il suo diritto alla difesa. E lo ha fatto, per più di un’ora e mezza, in un’affollata sala di Palazzo Zuppello risultata troppo piccola per accogliere le tante persone accorse, tra cui molti ex compagni di partito ma anche ex assessori del sua Giunta, arrivati per ascoltarlo.
Ha esordito auspicando che quanto si apprestava a dire potesse “essere qualificato come notitia criminis dall’autorità giudiziaria e possa quindi essere oggetto di indagini penali, amministrative e contabili”, non dimenticando di essere “ancora imputato per reati gravissimi, ma se dalle accuse di carattere penali mi posso e mi devo difendere solo nelle aule di giustizia – ha detto – dalle accuse di ordine politico e amministrativo che bruciano tanto quanto quelle penali e che da 5 anni mi vengono rivolte sommariamente a testa bassa, senza alcun contraddittorio con cattiveria e accanimento da oggi intendo difendermi. Credo sia giunto il momento di mettere un argine agli attacchi quotidiani mossi nei miei confronti da chi oggi governa questa città”.
Un incontro che non vuole segnare il suo rientro in politica, ha tenuto a precisare, ma di difendere non solo sé stesso ma anche gli uomini e le donne che hanno governato con lui e che hanno fatto politica in quei 10 anni, dal 2003 al 2012, “fatta eccezione per alcuni, questi uomini e queste donne sono tutte persone per bene. Nessuno è stato mai imputato o indagato, a parte solo l’assessore Cammilleri ma poi assolto. Oggi risultano imputati a seguito dell’inchiesta della Dda di Catania solo io, Giunta, Trovato e la Ciulla in altro procedimento per fatti da ricondurre al Comune di Melilli”.
Ha raccontato che la goccia che ha fatto traboccare il vaso, convincendolo a tornare a esporsi in prima persona, è stato il Consiglio comunale del 9 maggio scorso quando sia il sindaco Cettina Di Pietro sia l’ex presidente del Consiglio Lucia Fichera, in occasione del minuto di raccoglimento, hanno paragonato la classe politica passata (“quelli che c’erano prima“) agli assassini di Impastato e di Aldo Moro, cioè “ci hanno equiparato a killer mafiosi e ai terroristi delle Brigate Rosse. Escluso il terremoto del ‘90 – ha aggiunto – in questa città mi sono state addossate tutte le colpe di 60 anni di vita pubblica cittadina, qualcuno ha anche scaricato su di me le proprie delusioni. Sono stato il capro espiatorio anche per responsabilità risalenti a quando avevo appena 13/15 anni e andavo ancora al Ginnasio. E nessuno mi ha difeso dal mio ex partito, escluso quel gentiluomo di Roberto De Benedictis, neanche quei componenti della Giunta che avrebbe almeno dovuto difendere il loro stesso operato nell’amministrazione”.
Poi ha illustrato la denuncia presentata alle forze dell’ordine, ma anche alla Procura di Siracusa, alla Procura della Corte dei Conti, all’organo ministeriale di vigilanza, monitoraggio e sostegno per i comuni sciolti per mafia sulla gestione della commissione straordinaria che da marzo 2013 a maggio 2015 ha retto il Comune, partendo dalla nomina di esperti e consulenti, tra cui “l’ingegnere esperto per la stesura del Prg ma incaricato anche agli studi propedeutici del Prg, nel contempo controllato e controllore – ha detto – O l’incarico di esperto conferito a un ex già vice segretario generale, esperto e membro del nucleo di valutazione del comune di Augusta proprio nel periodo su cui ampiamente si sofferma la relazione d’accesso che poi porta allo scioglimento, cioè anni 1995 2003, nominato esperto con decorrenza retroattiva di mesi”.
Nella denuncia c’è anche l’aumento del canone annuo pari a 600.000 euro concesso alla Pastorino proprio sotto Natale 2013, la nomina dei componenti del nucleo di valutazione senza la preventiva autorizzazione dell’ente di appartenenza del professionista, requisito espressamente previsto dalla legge, la vicenda dell’ispezione disposta dalla Regione relativa agli affidamenti diretti e non nel settore dei Lavori pubblici per “affidamenti effettuati sotto l’impero commissariale a quelle stesse imprese ritenute sotto la mia sindacatura contigue, a mio avviso ingiustamente, con ambienti malavitosi, tanto da costituire espresso motivo fondante per lo scioglimento”.
O, ancora, sulla gestione dei 20 milioni liquidi che sono affluiti nell’arco di sei mesi nelle casse comunali, su come sono stati gestiti e perché si è pagato il pregresso alla Pastorino “lasciando al loro destino tanti altri piccoli creditori”, sull’affidamento a un centro per assistenza ai minori immigrati gestito da Euriches 29 legata a Mafia Capitale, sull’adeguamento degli oneri di urbanizzazione che racconta “di inadempienze e vistosi ritardi”.
“A distanza di oltre 5 anni dalle mie dimissioni ancora assistiamo a un balletto di cifre sull’ammontare dei debiti – ha proseguito – se tra un mese l’amministrazione comunale non renderà noto il piano di rientro redatto dalla commissione straordinaria con tutti i debiti, quel piano di rientro che ho qui lo pubblicherò io. Pubblicherò le cifre inserite nel piano di rientro quantificate dagli uffici comunali, quegli stessi uffici che oggi si incensano perché hanno redatto i bilanci, che si ringraziano per la professionalità, a cui io mi associo posto che li conosco bene perché sono composti dagli stessi identici funzionari che stilavano i bilanci quando ero io il sindaco”.
Ha sottolineato che durante l’amministrazione Di Pietro si sono autorizzati impianti e piattaforme di smaltimento di rifiuti “senza che l’amministrazione si sia mai opposta nel silenzio più assoluto e senza che un consigliere comunale di maggioranza abbia mai posto il problema. Lo scioglimento del Comune per me è stata una sconfitta – ha ammesso – l’ho vissuta come un’umiliazione, come una tragedia, l’ho vissuta con la stessa sofferenza che mi procurano le gravissime accuse che la Dda di Catania mi contesta. Io credo che l’obbiettivo era ben chiaro fin dall’inizio, lo scioglimento del comune era stato studiato e deciso a tavolino. Io so bene chi sono mandanti e i colletti bianchi che pur di annientarmi fisicamente e politicamente non hanno esitato con sprezzo e spregiudicatezza a colpire l’intera città. E di questo sento tutto il peso e tutta la responsabilità. Per eliminare me dalla scena politica, la mia città ha dovuto subire questa infamia immeritata e chiedo scusa. Mi inquieta sapere che proprio nel periodo in cui io e altri 7 galantuomini e gentildonne ex consiglieri comunali facevamo ricorso al Tar Lazio e appello al Consiglio di Stato contro il decreto di scioglimento al fine solo di salvaguardare e difendere la città, l’avvocato Piero Amara era socio in affari con il presidente del Consiglio di Stato Riccardo Virgilio, affari svelati da una recente inchiesta de L’Espresso in cui giravano stratosferiche somme di denaro pari a circa 750.000 euro”.
Oggi però a distanza di 5 anni, secondo Carrubba, le cose non sembrano essere cambiate molto rispetto ai motivi che hanno decretato lo scioglimento, come la mancanza di un sistema di depurazione delle acque reflue che ancora non c’è, la mancata attuazione del Piano di risanamento ambientale del 1990 e quindi il mancato avvio delle bonifiche – sotto gli occhi di tutti -, la cooperativa Crass ritenuta vicina ad ambienti criminali dalla relazione “continua a gestire il grosso dei servizi resi dall’amministrazione“. E ancora: l’affidamento del canile a una società riconducibile ad alcuni imprenditori, criticata nella relazione, continua a essere effettuato da una società sempre riconducibile a quella famiglia di imprenditori che gestiva il servizio anche con la commissione straordinaria, “con l’aggravante però che da anni si affida mensilmente il servizio con determina mensile senza gara sotto la soglia dei 40.000 mila euro“, che è il tetto massimo consentito dalla legge, al cimitero: “il progettista dei loculi, persona perbene e seria, è sempre lo stesso ancora oggi, con un incarico confermato anche dall’attuale amministrazione“, mentre nella relazione si adombravano anche qui ingiustamente presunte irregolarità.
“Oggi l’appalto dei rifiuti lo gestisce ad Augusta sempre quella stessa famiglia di imprenditori sulla quale la relazione immancabilmente getta pesanti ombre e che ha avuto un sostanzioso aumento di 600.000 euro all’anno“, il mancato utilizzo del bene costituisce motivo fondante per lo scioglimento, posto che per la relazione d’accesso è il segnale inequivocabile della “ritrosia” dell’amministrazione Carrubba, continua a restare lì inutilizzato.
Sull’edilizia/urbanistica: la relazione non manca di riferire di presunte speculazioni edilizie, di irregolarità varie di natura urbanistiche e principalmente si sofferma sulle attività di una nota famiglia di imprenditori augustani e su un piano di lottizzazione di quella famiglia di imprenditori risalente al 1996, la relazione arriva a colpevolizzare persino alcune fugaci apparizioni in politica in passato di qualche componente di quella stimata famiglia.
“Nell’era grillina, in cui componenti di quella stessa famiglia continuano a fare politica e siedono tra i banchi della maggioranza, ricoprendo posizioni di rilievo nell’ambito delle commissione consiliare – ha affermato ancora Carrubba – addirittura si sono rilasciate concessioni edilizie per costruire all’interno di quel piano di lottizzazione indicato nella relazione di scioglimento come esempio tipico del sacco edilizio perpetrato ad Augusta”.
In tema di affidamenti diretti infine, “durante la gestione commissariale, si sono affidati lavori diretti a quelle stesse imprese ritenute prima contigue coma a una in particolare, di cui l’ex segretario D’Arrigo, nella memoria difensiva inviata alla Regione, scrive che è la commissione straordinaria stessa a considerarla affidabile. Ecco allora io -ha concluso – se facessi politica, chiederei alla Prefettura di Siracusa di disporre senza alcun indugio un immediato accesso agli atti al Comune di Augusta per verificare se quelle infiltrazioni che hanno causato lo scioglimento siano effettivamente state debellate o piuttosto siano ancora saldamente radicate. O peggio ancora, per tutto ciò che ho evidenziato oggi, si siano amplificate”.
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