L’ultima conferenza stampa è stata quella di novembre 2012 sui presunti debiti del Comune, quando già parlava da ex sindaco dopo essersi dimesso, a fine agosto da 2012, da primo cittadino ed essere stato raggiunto da un avviso di garanzia per concorso esterno in associazione mafiosa e voto di scambio, per il quale è ancora in corso il processo di primo grado al tribunale di Siracusa.
Oggi, a distanza di cinque anni, torna a parlare in pubblico l’ex sindaco Massimo Carrubba, che ha indetto una conferenza stampa che si preannuncia “calda” per martedì, alle 18, a palazzo Zuppello. E in cui partirà dell’esposto – denuncia presentato all’autorità giudiziaria e alla Procura della Corte dei Conti sull’operato della commissione straordinaria che ha retto il Comune di Augusta da marzo 2013 a giugno 2015, quando cioè il Comune è stato sciolto per presunte infiltrazioni mafiose e della criminalità organizzata. Gli altri argomenti riguarderanno le questioni più spinose – rsu, debiti e dissesto, faro “Santa Croce”, depuratore-parf, Publiservizi, lavori pubblici, urbanistica e ambiente – anche in riferimento all’attuale amministrazione comunale.
“Che io sia ancora imputato per reati gravissimi in un processo tutt’ora pendente – scrive su Facebook – non vuol dire che non abbia il diritto di difendermi. Che poi abbia scelto di farlo nelle sole sedi giudiziarie, evitando iniziative ed esternazioni pubbliche, non significa affatto aver rinunciato alle mie capacità intellettive o di parola. Ho pazientato credendo che in Italia 5 anni potessero bastare per arrivare quanto meno alla conclusione di un processo in primo grado. Così non è stato. E così non sarà purtroppo, posto che ancora qualche tempo si dovrà attendere per avere la sentenza”.
Secondo Carrubba il suo silenzio di questi anni “a molti ha fatto comodo. Alcuni – prosegue – lo hanno voluto maliziosamente interpretare e contrabbandare per un’ammissione di responsabilità; altri strumentalizzare per miserabili fini; altri ancora ne hanno approfittato, con spietato cinismo, per sperare di fare carriera politica. Sono trascorsi troppi anni per continuare a restare in silenzio. Il tempo trascorre inesorabile e non voglio restare con il rimpianto che sia poi troppo tardi. Non posso rimanere ancora inerte di fronte al consolidamento di verità che verità certamente non sono”.
Tornare a parlare in pubblico, però, non vuol dire rientrare nella vita politica cittadina. “Dalle accuse penali continuerò a difendermi nelle aule di giustizia – conclude -. È solo esercizio del legittimo diritto di difesa, a cui da oggi non intendo più rinunciare”.
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