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Augusta, taglio del canneto nelle saline Migneco- Lavaggi. Natura sicula presenta esposto alla Procura

Secondo l’ambientalista sono stati commessi dei reati, il sindaco Di Mare parla di “intervento  necessario per l’incolumità pubblica nel rispetto dell’area”

“La rimozione del canneto ha prodotto un grave danno ecologico all’habitat naturale delle saline, privando quest’ultima di una fascia vegetazionale che svolgeva l’essenziale funzione di depurazione delle acque e di riparo e luogo di riproduzione per molteplici specie uccelli migratorie e residenti”. Lo dice Natura Sicula che ha presentato un esposto alla Procura di Siracusa sul taglio “radicale e indiscriminato”, di un’ intera fascia di canneto dal sito d’importanza comunitaria delle Saline Migneco-Lavaggi effettuato nelle scorse settimane in occasione dei lavori di pulizia del canalone di raccolta delle acque piovane che costeggia le saline all’ingresso di Augusta.

“Il canneto è habitat di varie specie di passeriformi nidificanti – die Fabio Morreale- quali ad esempio la Cannaiola Acrocephalus scirapceus e il Cannareccione Acrocephalus arundinaceus. Sono specie che durante lo svernamento si riuniscono nel canneto in grandi gruppi. Con il venir meno del canneto viene improvvisamente distrutto l’habitat di queste specie di passeriformi e scompare un’importante ‘barriera’ visiva e acustica che la natura offriva a protezione di tutta l’avifauna”.

Secondo l’ambientalista il taglio in questione, ricadendo all’interno del perimetro del Sic-Zps-Zcs “Saline di Augusta”, avrebbe richiesto una preliminare Valutazione d’incidenza ambientale (VIncA), obbligatoria ai sensi della direttiva 92/43/Cee ‘Habitat’. “Inoltre, trattandosi di un’area sottoposta al massimo vincolo di tutela dal Piano paesaggistico di Siracusa, -prosegue- nessun intervento di tal genere poteva essere eseguito senza la preventiva autorizzazione della Soprintendenza ai Beni culturali e ambientali di Siracusa”. Tra i reati ipotizzati nell’esposto- denuncia alla Procura vi sono l’abuso paesaggistico, la distruzione di habitat all’interno di un sito protetto e il deturpamento di bellezze naturali

Da parte sua il sindaco Peppe Di Mare ha replicato “che si è trattato di un intervento necessario per tutelare l’incolumità pubblica e che ha dato risultati importanti, effettuati nel rispetto dell’area, pertanto non riteniamo siano stati commessi reati”


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