Augusta, sfalcio erbe infestanti di Punta Izzo con il pascolo: contrari Punta Izzo possibile e Natura Sicula

Catalano e Morreale hanno inviato una diffida al Comando di MariSicilia e al Genio militare perchè revochino l’avviso pubblico per cercare un coltivatore e proprietario di animali

Revocare in autotutela l’avviso pubblico del mese scorso con cui la Marina militare cerca un coltivatore e proprietario di animali a cui affidare, per sei anni, la concessione agricola (couso) per lo sfalcio delle erbe e il controllo della vegetazione infestante con il pascolo e garantire così la manutenzione ordinaria di parte del comprensorio di Punta Izzo, dove si trova anche l’ex poligono di tiro. E questo per preminenti motivi di sicurezza, sanitari e di tutela ambientale, sufficienti a escludere in via prudenziale lo svolgimento dell’attività di pascolo all’interno dell’area militare.

È quanto chiedono al Comando di MariSicilia e alla direzione del Genio militare, in una diffida notificata anche a Prefetto, Soprintendenza, Asp, Nictas di Siracusa e sindaco di Augusta, Gianmarco Catalano del Coordinamento Punta Izzo possibile e Fabio Morreale presidente dell’associazione Natura sicula per i quali la soluzione che vorrebbe adottare la Marina di Augusta per la manutenzione del verde “rischia però di arrecare seri danni al patrimonio naturale e alla biodiversità dell’area costiera, già visibilmente offesa da decenni di antropizzazione e attività militari. L’avviso di MariSicilia, infatti, – si legge in una nota- non stabilisce alcun limite al carico di bestiame, né tanto meno si preoccupa di escludere l’accesso delle mandrie in quelle zone più fragili dal punto di vista naturalistico. Tale attività è pertanto incompatibile con le stringenti prescrizioni di tutela sancite dal Piano paesaggistico di Siracusa, trattandosi di un intervento in grado di alterare la morfologia del territorio e depauperare i valori naturali in esso presenti”.

Secondo i due ambientalisti così facendo verrebbero del tutto “vanificati gli obiettivi di conservazione e potenziamento della biodiversità dell’area costiera che il Piano paesaggistico ha prescritto per il sito di Punta Izzo, dichiarandolo di particolare interesse biogeografico e apponendovi il massimo livello di tutela (livello 3) anche in virtù della sua straordinaria valenza archeologica e storico-culturale”.

Inoltre ci potrebbero pure essere ricadute anche sotto il profilo sanitario perchè gli animali andrebbero a pascolare in un’area utilizzata per decenni per esercitazioni di tiro a fuoco. “Un’area che è confinante con la struttura del poligono in cemento armato, doveprosegue la nota- nel 2017 i militari del Centro tecnico logistico interforze Nbc (Cetli Nbc) hanno appurato il superamento dei limiti di legge per l’elevata concentrazione di piombo e rame. Un problema di non poco conto se si considera, oltretutto, che le analisi fanno esclusivo riferimento ai valori-limite previsti dalla legge per le aree militari; cioè a valori-limite fino a 100 volte superiori a quelli applicabili alle aree civili. Ciò significa che se Punta Izzo fosse trattata come una comune area verde aperta al pubblico, le analisi chimiche metterebbero in luce non solo una contaminazione da piombo e rame ben più grave di quella rilevata, ma anche la presenza di altri inquinanti (come arsenico e cobalto) oltre la soglia tollerata dalla legge”.

I due ricordano che l’indagine ambientale del Cetli Nbc non è stata estesa al perimetro esterno al fabbricato, dove potenzialmente potrebbero trovarsi tracce di munizionamento e conseguente contaminazione da metalli pesanti, visto che almeno fino al 1977 le esercitazioni militari di tiro a Punta Izzo si svolgevano da terra verso il mare, con conseguente caduta dei proiettili sparati sul litorale e nello specchio marino antistante la scogliera. Per questo chiedono di estendere l’indagine ambientale all’intero comprensorio costiero e di avviare le bonifiche propedeutiche alla conversione dell’area militare in parco naturale e culturale, ricordando infine che già tre anni fa il comando di MariSicilia revocò in autotutela un identico avviso pubblico, dopo le proteste sollevate dalle stesse associazioni ambientaliste.


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