Augusta, scaduto il bando per i lavori di recupero di parte del castello, la Società augustana scrive alla Sovrintendenza

L’associazione chiede chiarezza sul progetto e si dice favorevole all’eliminazione delle superfetazioni create per la trasformazione del maniero in carcere

E’ scaduto il 10 giugno il termine per la presentazione delle offerte per partecipare al bando di gara per il consolidamento e il restauro del Castello Svevo di Augusta,  la cui stazione appaltante è il Parco archeologico e paesaggistico della Valle dei templi di Agrigento. Si tratta del primo stralcio funzionale dei 5 milioni (4 milioni e 100 mila a base d’asta) finanziato nell’ambito del Fondo sviluppo e coesione 2014-2020 – Patto per il Sud e i lavori consisteranno principalmente nell’eliminazione delle superfetazioni create a partire dal 1890 con la trasformazione del maniero in carcere  e conseguentemente nel consolidamento sulle strutture del piano terra e cioè nell’ala federiciana, ancora oggi visibile

Sul progetto interviene con una lettera inviata  alla Sovrintendenza ai Beni culturali di Siracusa la Società augustana di Storia patria,  che ha chiesto di fare chiarezza e fornire risposte ai diversi quesiti. “E’ naturale che leggere di “demolizioni” di parti della struttura – scrive Giuseppe Carrabino, presidente della Società – ha suscitato sgomento e indignazione, anche se la scrivente è consapevole che il progetto ha la sua validità e sia comunque necessario procedere con l’abbattimento delle sopraelevazioni risalenti all’ultimo decennio dell’Ottocento che erano motivate dalla destinazione carceraria ma che hanno determinato profondi e gravi dissesti.  Comprendiamo benissimo che tali interventi siano finalizzati a restituire la componente sveva della struttura, non comprendiamo se le scelte progettuali siano chiare e se sia altrettanto chiaro il futuro del monumento, anche perché nelle dinamiche di restauro e recupero delle opere di interesse culturale si tiene sempre conto di tutte le sovrapposizioni e stratificazioni aggiunte nel corso dei secoli”.

Secondo l’associazione il Castello presenta interessanti espressioni che andrebbero conservate, anche le stesse celle dei detenuti sono parte integrante della sua storia,   anche se “gli spazi oggetto di quell’intervento sono in condizioni deplorevoli e che le volte sono nuovamente puntellate in condizioni deplorevoli e che le volte sono nuovamente puntellate. Questa situazione dipende dal fatto che il Castello sta scivolando a mare a causa del peso della struttura sovrastante”. Una situazione di degrado, che è peggiorata nel tempo e per il quale non si può più perdere tempo secondo lo stesso Carrabino, che riferisce di aver  di visitare la struttura fino a poco prima del sequestro, accompagnato dall’architetto della Sovrintendenza di Siracusa e progettista Aldo Spadaro.

Ho appurato che gli interventi di restauro sono stati vanificati e che alcune profonde fessurazioni si sono aperte nuovamente sulle pareti. Per questo motivo riteniamo improcrastinabile l’intervento previsto.  Il sequestro, poi, è stato deleterio, perché ha impedito ogni accesso sia alle aree interne che a quelle esterne al Castello, impedendo anche piccoli interventi di pulizia e favorendo, così, l’ammaloramento della struttura. Riteniamo quindi necessaria sia l’azione di demolizione e tantomeno l’informazione dettagliata alla città circa gli interventi da eseguire” – afferma Carrabino, che sulla futura fruizione  pensa possa ritornare in una delle sale recuperate del maniero federiciano ad essere ospitato il Museo della Piazzaforte, istituito dal Comune di Augusta nel 1986 e chiede la possibilità di aver concesso adeguati spazi anche per la Società augustana.

Infine, la nota dolente della vicenda è quella riguardante la seconda parte del processo di recupero, che non è stata finanziata poiché, secondo quanto riferito dalla stampa, manca un progetto concreto” – conclude la nota.


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