Augusta, ristoratori ko. Baffo: “ancora in attesa della cassa integrazione, ci spegneremo piano piano”

Non ha aderito alla protesta della consegna delle chiavi dei locali ai sindaci, ma lamenta assenza di risposte e di liquidità

Foto di repertorio

Ad Augusta non ha avuto seguito la protesta dei giorni scorsi messa in atto da tanti ristoratori sia in Italia ma anche in alcuni comuni della provincia che hanno consegnato le chiavi ai primi cittadini delle loro comuni per protestare contro il decreto del governo che impone per loro la riapertura il primo giugno. Ciò non vuol dire che la situazione sia diversa o che si stia meglio. Tutt’altro. Anche qui gli esercenti che hanno dovuto chiudere durante il lockdown per il Covid 19 o quanti tra ristoranti e pizzerie hanno comunque lavorato, effettuando il servizio a domicilio, stanno soffrendo da un punto di vista economico e non vedono al momento troppi spiragli

Come Luca Baffo, presidente dell’associazione “Brucoli” nata qualche anno fa per il rilancio del borgo marinaro, titolare di una società che gestisce tre attività tra ristoranti e pizzerie tra Brucoli e il centro storico. I suoi locali, in tempi no Covid e nei giorni festivi, ad esempio, del Primo maggio e del 25 aprile, ma anche soprattutto durante l’estate, sono stati il cuore della movida augustana. Quest’anno, invece, sono rimasti chiusi, come tutti gli altri.

Non ha voluto fare nessuna protesta perchè “non voglio farmi prendere in giro – dice – mi avrebbero risposto che non dipende da loro, che devono aspettare le direttive del governo centrale. Io protesterei non perché voglio aprire, perché sono convinto che anche se potremo aprire almeno in una prima fase la gente starà alla larga dai ristoranti e ritrovi, ma perchè al 5 maggio nessuno dei nostri dipendenti, e non solo dei nostri ha preso al tanto sbandierata cassa integrazione. Protesterei perché il tanto osannato decreto liquidità con disponibilità immediata è una gran presa in giro, in quanto le banche ti concedono il credito abbastanza facilmente, ma neppure tanto fino a 25 mila euro che per un’azienda come la mia, con oltre 28 dipendenti e con spese fisse molto alte sono un contentino inaccettabile”.

Ad oggi comunque non ha ancora visto un euro neanche del prestito e per ottenere somme oltre i 25 mila euro “ci vogliano talmente tanto documenti presentati che fai prima ad accendere un mutuo o a farti mettere un’ipoteca su un immobile. – aggiunge- Ci dicono che possiamo aprire i ristoranti e pizzerie il 1 giugno, ma in che modo? Non sappiamo nulla di certo, se ci imporranno il plexiglass tra i tavoli non penso proprio di riaprire. Stiamo prenotando dei tavoli quadrati che consentono di rispettare la distanza massima tra una persona e l’altra. E anche lì ci sono spese, insieme a quelle per la sanificazione, abbiamo stimato che ci vogliono 10 mila euro per ripartire. Piano piano ci spegneremo tutti come dei malati terminali. Chi prima chi dopo, quando non avremo più le ultime risorse per pagare le bollette della luce, del telefono e del gas”- conclude amaro

Nessuna novità neanche dall’amministrazione comunale, con cui non c’è stato nessun confronto ne’ sul tema delle possibili ulteriori sospensioni dei tributi locali o della concessione gratis di suolo pubblico per mettere i tavoli all’esterno durante l’estate e far rispettare le distanze di sicurezza o della possibile concessione di contributi straordinari a sostengo delle imprese augustane, come stanno facendo altri comuni in provincia, considerata anche l’uscita dal dissesto dell’Ente megarese.


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