Augusta, rifacimento e allungamento del pontile Maxcom, Legambiente presenta le sue osservazioni

Diversi i punti sollevati dagli ambientalisti tra cui il fatto che il deposito  dovrebbe aver il possesso  dell’ Aia, l’autorizzazione integrata ambientale e non l’ autorizzazione unica ambientale rilasciata dalla Provincia

“Qualunque operazione, fosse anche la sola infissione di palancole, che determini un pur minimo sommovimento del sedimento marino, deve essere preliminarmente esaminata ed approvata dalla apposita direzione del ministero Ambiente considerato che il pontile di cui si chiede il rifacimento e allungamento si trova nella parte nord del porto megarese, proprio  all’interno del Sin Priolo, su fondali  che secondo le indagini effettuate da Ispra/Cnr sono fortemente  contaminati (zona rossa)”. Lo dice Legambiente Augusta, che ha presentato qualche settimana fa le sue osservazioni al progetto di rifacimento e allungamento di 25 metri del pontile del deposito costiero di  carburanti Maxcom che si trova alla Borgata, in pieno centro urbano.

L’associazione ambientalista ricorda che il Piano regolatore del porto citato nel progetto della Maxcom “è antiquato mentre è attualmente in corso di elaborazione il nuovo piano e, in ogni caso, manca il parere dell’Autorità portuale di sistema (e quest’ultima, riteniamo, non può esimersi dal tenere ben presente ciò che prevede il piano di risanamento) – dice Enzo Parisi in una nota – Inoltre manca la motivazione della necessità di incrementare la portata delle navi che accostano al pontile. Se ciò fosse propedeutico ad un contestuale o successivo aumento dello stoccaggio a terra con ulteriori serbatoi, per le intuibili refluenze sul piano ambientale e della sicurezza, appare evidente che sarebbe necessario sottoporre a Via anche l’ampliamento del parco serbatoi”.

Non è stata, inoltre, prevista l’indispensabile valutazione d’incidenza (Vinca) sulle vicine aree umide (Zsc) e tutte le ulteriori valutazioni sulla interferenza dell’allungamento del pontile con la prevista realizzazione dei viciniori pontili della Marina militare italiana, sui  suoi eventuali effetti sul ricambio delle acque del porto attraverso il ponte del Rivellino, sul rischio collisioni, sulle emissioni delle navi ormeggiate e le ricadute sulla popolazione del quartiere più vicino

“Abbiamo anche evidenziato il fatto che il deposito – prosegue l’ambientalista che ricorda anche che il Libero consorzio della Provincia di Siracusa ha presentato delle osservazioni molto simili – con capacità complessiva di stoccaggio idrocarburi superiore a 40.000 metri cubi ha una semplice autorizzazione unica ambientale rilasciata dalla Provincia mentre a parer nostro la legge prevederebbe il possesso dell’ Aia, l’autorizzazione integrata ambientale di competenza statale. Secondo il Piano di risanamento, approvato con decreto del Presidente della Repubblica del 17 gennaio 1995, il deposito deve essere delocalizzato in altra area portuale che viene individuata in quella di Punta Cugno. Non entriamo in merito alle ragioni per cui tale delocalizzazione non è stata finora attuata, ma rimane fermo che non può essere accettata nessuna ipotesi di modifica delle sue strutture che sia funzionale a far permanere il deposito nell’attuale collocazione urbana. Chi deve pronunciarsi sul progetto in questione tenga in debito conto quanto sopra e nessuno finga di non sapere”.


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