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Augusta, restauro del Castello Svevo: si attende la firma del decreto della Regione per il via alla gara

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Si attende la firma del decreto regionale per impegnare i primi 5 milioni e mezzo di euro, inseriti nel “Patto per il sud”, per avviare l’intervento di restauro di parte del Castello Svevo, sequestrato a febbraio di due anni fa dalla magistratura siracusana perchè a rischio crollo.

È quanto emerso durante il convegno su “Il castello e le opere fortificate di Augusta”, promosso dalla sezione di Siracusa dell’Istituto italiano dei castelli, che si è svolto nei giorni scorsi a palazzo Zuppello a cui ha preso pare anche Fulvia Greco, dirigente della sezione Beni architettonici della Sovrintendenza di Siracusa, che ha illustrato anche la tipologia dei progetti che dovrebbero riguardare il monumento simbolo di Augusta.

Bisogna liberare il castello dal peso eccessivo – ha detto la funzionaria – Questo è quello che dobbiamo provare a cominciare a fare, tutte queste trasformazioni del castello in carcere lo hanno appesantito creando una sera sofferenza alla struttura. Il progetto è  soprattutto di liberazione dai piani che incombono sulle strutture originarie e di valorizzazione della parte sveva, che sarebbe la parte del ponte di accesso e del portico, di consolidamento e messa in sicurezza delle volte dell’intero piano terra e la valorizzazione limitata alla parte ovest. Data l’entità e la difficoltà, anche tecnica, è stato concepito fin dall’inizio in due stralci, per rimandare ad un secondo stralcio l’affinamento e anche la possibilità di reindirizzare le finalità in base a quello che ci aspettiamo di trovare”.

Nel progetto è previsto un allestimento di una sala espositiva per l’accoglienza nell’area esterna anche per consentire un accesso ai cittadini e rendere fruibile una parte del maniero che da decenni è inutilizzabile. Greco ha ricordato che a oggi non “abbiamo mai davvero messo la mani dentro il Castello Svevo, si conosce molto poco, con gli scavi potremmo sapere molto di più non solo sulla storia, ma anche su come affrontare il restauro”. Finora, infatti, non sono mai stati effettuati particolari e importati interventi di manutenzione che, invece, per il Castello Maniace di Siracusa sono iniziati addirittura 38 anni fa e i progetti più volte presentati e riaggiornati “non hanno trovato attuazione”.

Nel 1996 la Sovrintendenza ha commissionato una serie di indagini strutturali, mateliche, di caratterizzazione dei materiali, di misurazione del degrado per avere la consapevolezza dello stato dell’arte. “Le indagini sono state eseguite nel 2003 e – ha proseguito la funzionaria della Sovrintendenza – il risultato ha sancito una stretta connessione tra grado di carico sui terreni fondali e i piani sovrastanti realizzati con la trasformazione del maniero in struttura carceraria. Nel 2010 furono effettuati interventi nelle fondazioni con l’inserimento di micropali per la sicurezza, poi si preparò un intervento di somma urgenza nel 2012 per il consolidamento delle murature nord. Si riprovò a riproporlo sui fondi Pon 2013-2020, ma siccome Augusta non rientra nei siti Unesco quell’elenco non vale. Nel 2017 abbiamo finito i lavori di somma urgenza. Quando ci sarà il decreto di finanziamento potremo iniziare il restauro. È chiaro che se si perdono altri sei-otto mesi e cambiano le leggi ci potrebbe essere un ulteriore aggiornamento del progetto”.

L’intervento dell’anno scorso, per circa 225 mila euro, relativo a una parte delle fortificazioni è successivo al sequestro del Castello, disposto dalla Procura di Siracusa  dopo la denuncia di Italia nostra Augusta che aveva segnalato situazioni critiche sulle strutture murarie del maniero.

Il convegno su “Il castello e le opere fortificate di Augusta”, è stato aperto dalla relazione “Il complesso delle opere fortificate di Augusta” del presidente Eugenio Magnano San Lio che ha puntato l’attenzione sulle complesse fortificazioni della città, frutto di una pianificazione che iniziata con la costruzione del castello federiciano, proseguita nel tempo con l’edificazione della cinta muraria, con le fortezze a mare di Garzia, Vittoria e Torre Avalos e con i significativi interventi seicenteschi che cambiarono la fisionomia della città.

Il sindaco Cettina Di Pietro ha ricordato le difficoltà riscontrate nell’affrontare le problematiche dei monumenti per le diverse competenze affidate a Regione, Sovrintendenza e Demanio, Giuseppe Carrabino, presidente della Società augustana di Storia patria ha parlato de “La Chiesa del castello: Storia e cronache nel registro parrocchiale” chiedendo alla Sovrintendenza una maggiore collaborazione con la realtà locale e la società civile per rendere partecipi quanti vivono sul territorio e potrebbero dare in maniera gratuita e volontaria il loro apporto.

Inoltre ha ricordato i due dipinti che arredavano gli altari: “l’Immacolata” e il “Cristo della battaglie” e ha invitato la Sovrintendenza ad analizzare il piano di calpestio della chiesa dove risultano documentate le sepolture di numerosi comandanti della Piazzaforte e la probabile esistenza dei relativi chiusini sepolcrali. Il vicepresidente Salvatore Romano ha relazionato sul tema: “i graffiti incisi sugli intonaci del bastione San Bartolomeo” invitandolo a porre attenzione nel salvaguardare queste testimonianze incise nel corso dei secoli, basti pensare che il più antico graffito risale ai primissimi anni del seicento.

Antonello Forestiere, direttore del museo della Piazzaforte è intervenuto sul possibile utilizzo del castello come sede museale considerato che proprio nel bastione San Giacomo nel 1986  nacque il Museo della Piazzaforte, oggi ospitato in alcuni locali al piano terra del Comune. Ha concluso Maria Rosaria Vitale in rappresentanza di  Bruno Messina, direttore della Struttura didattica speciale della Scuola di Architettura di Siracusa dell’università di Catania.