Augusta, restauro Castello svevo e demolizione del carcere: Italia nostra chiede intervento del ministro Franceschini

La presidente Di Venuta ha scritto al ministro che già in passato “aveva sollecitato l’allora  presidente della Regione Crocetta affinchè si evitasse la perdita    del prezioso bene culturale"

E’ in fase di aggiudicazione il progetto del rimo stralcio del restauro parziale del Castello Svevo per un importo totale di 5 milioni di euro e Italia Nostra Augusta rivolge un appello   al ministro dei Beni culturali Dario Franceschini affinché con il suo intervento non “si perda il valore culturale del bene architettonico” invocando che  “il suo mantenimento sia affidato alla Direzione generale delle antichità e belle arti, quale patrimonio di interesse culturale per la Nazione”.

Il nodo è sempre quello dell’eliminazione  delle superfetazioni carcerarie -che risalgono a fine ‘800 quando il castello originario, voluto nel XIII secolo da Federico II di Svezia, fu trasformato in carcere-  previste dai progettisti nel restauro parziale anche per problemi di stabilita’ strutturale  dell’antico maniero che, secondo Jessica Di Venuta, presidente della sezione di Augusta dell’associazione rappresenterebbe  “una pagina strappata alla storia della città e ancor più alla storia d’Italia.  Abbattere le mura del penitenziario è una scelta impropria, in virtù di una corrente di pensiero, (ormai superata) che – scrive in una nota- ha indotto alla rimozione di gioielli del Barocco, un tempo ritenuto uno stile scandaloso, soprattutto per determinati luoghi ecclesiastici. Al giorno d’oggi, invece, da buona parte degli architetti e in particolar modo dagli architetti restauratori, queste scelte sono ritenute non solo errate, ma quasi sacrileghe, dal momento in cui il bene culturale viene spogliato di parte della sua storia”.

Secondo l’associazione, che ricorda che al carcere di Augusta fu imprigionato nel 1918 Alessandro Serenelli, l’assassino di Santa Maria Goretti, condannato a 30 anni di reclusione se si  parla del Partenone o del Tempio di Apollo di Siracusa, dove è stata abbattuta una caserma che lo nascondeva “gli interventi possono divenire discutibili dal momento in cui le superfetazioni costruite in tempi moderni celavano, coprivano, nascondevano l’edificio originario, privandone la veduta, ma nel caso del Castello svevo – prosegue-  queste ipotesi non reggono, dal momento in cui buona parte delle costruzioni realizzate per il penitenziario non nascondono minimamente il livello federiciano, consistente nel solo piano terreno. Al contrario  gli edifici del penitenziario arricchiscono l’interesse del sito, dal momento in cui il modello del carcere preso in esame fu un carcere francese (prigione di Gand, edificata da Verlaine) ed è uno dei pochi casi superstiti e che attualmente potrebbe rappresentare un ulteriore attrattiva per quel luogo”.

 

 


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