Augusta, recupero del Castello svevo. Articolo Uno attacca: “gestione non trasparente dell’intervento”

Secondo il consigliere Triberio e il dirigente Ranno, che sono contrari alle demolizioni delle superfetazioni del carcere sul progetto è mancato il confronto con la citta’

Diventa motivo di scontro anche politico il primo stralcio del progetto di restauro e fruizione del Castello svevo redatto dalla Sovrintendenza per i beni culturali di Siracusa e per il quale è in corso di espletamento la gara per l’aggiudicazione, dopo anni di degrado in cui si trova il monumento simbolo della città voluto da Federico I di Svevia nel tredicesimo secolo. Ad intervenire adesso è Articolo uno con il consigliere comunale Giancarlo Triberio e il dirigente comunale e provinciale Giovanni Ranno che nel prendere atto della notizia, appresa dalla stampa e “che pur appare come un atto concreto della annosa vicenda dopo decenni di abbandono, manifesta la propria netta contrarietà per la modalità non trasparente di gestione dell’intervento, sia da parte dell’Amministrazione comunale sia da parte della Sovrintendenza, che ha tenuto all’oscuro l’intera cittadinanza sui contenuti del progetto. – si legge in una nota.

I due esponenti politici di centrosinistra ritengono infatti che, prima di arrivare alla progettazione alla base del bando sarebbe stato opportuno un confronto con l’intera comunità cittadina la quale, “attraverso le opportune informazioni, doveva essere messa nelle condizioni di poter partecipare ad un dibattito pubblico sui contenuti del progetto. In tal senso, – proseguono- esprimiamo il nostro giudizio negativo riguardo la condotta tenuta in questa vicenda dall’ assessore alla cultura Sirena e la sua gestione della vicenda, perché – proseguono- in alcune sue dichiarazioni se da una parte si tira fuori dalla questione, precisando che la gestione appartiene alla Regione siciliana tramite la Soprintendenza, dall’ altra afferma che nel corso degli ultimi tre anni si è dovuta confrontare con i tecnici della stessa Soprintendenza. Quindi, ci chiediamo, come mai non ha ritenuto di confrontarsi a sua volta con la città? E ciò tanto più considerato il silenzio della Sovrintendenza che nel frattempo stava redigendo il progetto?”

Il riferimento è ad un post su Facebook in cui l’assessore Sirena ha dichiarato il suo sostegno al progetto di demolizione delle celle e delle superfetazioni dei piani superiori adibite a carcere, che è il punto dolente della vicenda, affermando “senza voler sminuire il valore storico del penitenziario impiantato sul Castello svevo, certamente risulta essere ben più determinante, per la trasmissione di valori storico-culturali, riportare il Castello stesso alla sua dimensione originaria, che ha mantenuto inalterata fino al 1890, e alla sua precipua vocazione di baluardo militare. Inoltre, – scrive l’assessore– fatto non di poca importanza, le superfetazioni relative al carcere si sviluppano per due piani sopra le volte del periodo svevo, rivelando la scarsa capacità progettuale di chi ha realizzato il penitenziario e causando ingenti danni strutturali e il progressivo degrado delle volte stesse”.

Di idea completamente diversa è, invece,  Articolo uno secondo cui “tali demolizioni infatti trasformerebbero irreversibilmente il castello così come oggi ci è giunto nella sua storica stratificazione e singolare complessità, distruggendo quei valori che, invece,  andrebbero rispettati e tutelati”- concludono Ranno e Triberio che vigileranno sulla  questione e  saranno presenti all’ incontro pubblico che pare  la Soprintendenza abbia intenzione di promuovere proprio sul castello e sul progetto di recupero, “anche se lo stesso incontro giunge tardivo”.

 

 

 


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