“Non abbiamo dati certi e dimostrabili rispetto alle notizie di stampa su questo presunto ridimensionamento e perduta di posti di lavoro, né l’azienda né soggetti esterni hanno rappresentano un motivo di preoccupazione, rimane sempre vigile e alta l’attenzione sul tema qualora ci fossero notizie certe e sicure sarà opportuno rivederci”. Con queste parole il presidente del Consiglio comunale Sarah Marturana ha chiuso, nei giorni scorsi, il punto all’ordine del giorno sul presunto investimento a rischio della Sonatrach, la raffineria di Augusta, ex Esso, rilevata a dicembre 2018 dalla compagnia petrolifera di Stato algerina e che in queste settimane è al centro di alcuni articoli di stampa algerina.
L’argomento è arrivato a palazzo San Biagio dopo una precisa richiesta del consigliere comunale di Articolo uno Giancarlo Triberio che ha detto di aver richiesto un ordine del giorno “come istituzione e non come consigliere di opposizione perché – ha affermato – penso che la tematica sia importante. Sonatrach è parte fondamentale ed economica del nostro territorio, ma per quota parte ha la responsabilità in solido con le altre aziende del territorio sulle bonifiche. Le testate algerine specialistiche e non, ma anche giornali nazionali e locali hanno trattato questa vicenda di Sonatrach Italia, volevo capire se l’amministrazione ha avuto interlocuzioni con i vertici dell’azienda, se è stata data notizia al ministro degli Esteri Luigi Di Maio che è stato in visita qui a gennaio ed è dello stesso colore politico o dello Sviluppo economico, c’è inoltre un senatore augustano che potrà farsi carico di questa vicenda”. Triberio ha detto, inoltre, di aver saputo da interlocuzioni personali che il Ceo di Sonatrach ha subito incontrato le rsu aziendali per tranquillizzare sull’investimento in Italia, ma di ritenere giusto che fosse l’amministrazione a parlare anche perchè si tratta di un “problema istituzionale”
“Siamo qui a discutere di un articolo di stampa – ha replicato Di Pietro che venerdì scorso ha incontrato l’amministratore delegato di Rsi Rosario Pistorio, che ha dato rassicurazioni sul futuro dello stabilimento – quindi Di Maio dovrebbe essere interessato della sostituzione di un cda di un privato? Credo che il nostro Governo sia impegnato su fronti molto più importanti. Non ho notizie fondate sui risvolti occupazionali dell’azienda. Sulla problematica ambientale sappiamo che è vasta, ci sono ricorsi che la Sonatrach ha fatto sulle prescrizioni Aia e sul piano di qualità dell’aria in cui il Comune si è costituto, mi corre l’obbligo non focalizzare questo Consiglio sulla tematica ambientale perchè Sonatrach non è l’unica realtà del petrolchimico che svolge questo tipo di attività e non trovo corretto mettere oggi sul banco degli imputati solo un’azienda quando il piano del risanamento ambientale riguarda tutta una serie di stabilimenti fino a Targia. La mia idea è di fare un Consiglio ad hoc con tutte le realtà industriali della rada, nei prossimi giorni presenteremo l’implementazione del Simage e la bonifica della rada è la principale battaglia da portare avanti”.
Non sono mancate le polemiche tra maggioranza e opposizione con l’ex presidente del Consiglio comunale Lucia Fichera che ha ricordato che “una questione politica del paese algerino viene proiettata sul sito algerino che insiste nel nostro territorio, ma nessuno – ha affermato – ha posto la domanda se questi movimenti algerini interni al paese possano influire sull’andamento del sito Sonatrach in Italia. L’ordine del giorno così presentato non aveva ragione di esistere perchè è stato basato su una questione geopolitica, il contendersi delle importazioni di gas e idrocarburi e null’altro, se questo può incidere sui livelli occupazionali del territorio ne possiamo continuare a parlare, altrimenti abbiamo fatto solo chiacchiere”.
In aula tra i banchi della tribuna ad ascoltare c’erano alcuni lavoratori e rappresentanti sindacali della raffineria di contrada Marcellino, ma nessuno ufficialmente è stato invitato a parlare pubblicamente, anche perché la società non risultava nell’elenco degli invitati dalla presidenza a prendere parola, al contrario di associazioni ambientaliste e sindacati. Pertanto le delucidazioni, se si trattasse o meno di una fake news, sono state affidate a un breve documento dell’amministratore delegato Rosario Pistorio reso noto dal sindaco e letto in aula dalla presidente che ha detto che lo pubblicherà sul sito del Comune.
E in cui la società italo-algerina sostiene che “l’asset continua ad essere strategico. Il nuovo consiglio di amministrazione conferma che l’investimento operato da Sonatrach in Italia procede secondo il piano industriale sviluppato all’atto dell’acquisizione: continuare il percorso di sostenibilità intrapreso mantenendo i più elevati standard di sicurezza e controllo, migliorare la profittabilità degli asset acquisiti nel 2018 mediante adeguate strategie commerciali e gestionali e ottimizzazione dell’interscambio con l’Algeria”.
Al microfono si sono, dunque, alternati alcuni ambientalisti e l’unico sindacalista rimasto fino alle 14, – gli altri presenti già dalle 10 se ne sono andati dopo il dilungarsi delle precedenti interrogazioni-. Anche se, come ha sottolineato Cinzia Di Modica del comitato stop veleni Augusta-Priolo-Melilli e Siracusa “questo è il terzo Consiglio monotematico che facciamo, non possiamo ogni volta ritrovarci solo tra di noi a dirci che bisogna fare le bonifiche, che servono a tutelare dal punto di vista sanitario le popolazioni. Vanno interpellate tutte le parti, ci vuole un impegno costante. Se davvero rispettano gli standard della Comunità europea – ha tuonato – che problema hanno le aziende ad avere un piano di qualità dell’aria o un Simage che è uno strumento in più per controllare? Non possiamo aspettare un articolo per dire che le bonifiche vanno fatte. Ormai è tempo di partire ed uscire i soldi e le aziende non devono ancora avere questo tipo di atteggiamento sul territorio. Le invito a passarsi una mano sulla coscienza e le amministrazione a compulsare le istituzioni competenti”.
Alessandra Tizzone, a nome del comitato Ambientale Melilli, ha letto un documento: “Alla luce delle notizie di stampa circa quanto accaduto in questi giorni in Algeria riscontriamo che – ha sostenuto- la vicenda inerente i rapporti interni alla società potrebbe non far rispettare il principio chi inquina paga” e che già ai tempi delle proprietà Esso “filtravano indiscrezioni in merito una possibile chiusura dell’impianto ed eventuale localizzazione nel Nord africa, qualora le prescrizioni dell’autorizzazione integrata ambientale fossero risultate eccessivamente restrittive”. Pertanto ha chiesto “quali contenuti siano stati oggetto di accordi tra l’amministratore delegato protempore della Sonatrach e i sindaci dei Comuni di Augusta e Melilli, se e quali garanzie sono state date circa gli oneri per espletare le bonifiche in considerazione della responsabilità ambientale connessa all’obbligo di bonifica, come l’amministrazione intende procedere e vigilare sul compimento delle bonifiche, dobbiamo prepararci ad un Sogema bis?” – ha concluso.
Enzo Parisi di Legambiente ha ricordato che vige il principio del chi inquina paga e la responsabilità della bonifica dei suoli inquinati rimane in capo a chi lo ha procurato. “I venti di crisi sull’assetto politico dell’Algeria e sulla maggiore industria del paese sono aumentati e – ha proseguito- hanno creato qualche ulteriore preoccupazione a cui si aggiunge che sia Esso che la Sonatrach hanno impugnato il piano regionale di tutela qualità dell’aria. Il motivo di preoccupazione è che si tenda a sminuire gli effetti delle prescrizioni sulle Aia, ci preoccupa che ci sia un accordo tra industriali e pezzi della politica per depotenziare gli effetti di tutela del piano. Sarebbe importante che le amministrazioni di Augusta, Priolo, Melilli e Siracusa si interfacciassero con il ministero dell’Ambiente per chiedere conto di come stanno le cose sulle bonifiche, ad oggi non abbiamo contezza dì quanta parte della Esso e dei fondali di sua pertinenza sono da bonificare e a che punto sono”.
Giuseppe Patti, ex dirigente nazionale dei Verdi ha ricordato che “ambiente e lavoro in questo territorio vanno di pari passo. Da dieci anni – ha sostenuto – Wwf sostiene che un miliardo di investimenti nella green economy e le bonifiche possono portare 28 mila posti di lavoro. Se una società chiude e se ne va è un grosso problema, non siamo né vogliamo ne dobbiamo essere contro ma vogliamo avere conto. Crediamo alla buona fede del comparto industriale del petrolchimico, alla messa a norma degli impianti e al rispetto delle Aia e delle Bat, ma per il passato a chi dobbiamo credere? Ci affidiamo ai sindaci, ai rappresentanti istituzionali a chi deve tutelarci per il passato indecoroso e indegno che era sconosciuto, non si sapeva quali danni si potevano fare, adesso si sa conosciuti e abbiamo bisogno di avere delle risposte dagli amministratori”.
“Il piano di qualità dell’aria pretende di rendere ancora più restrittivi i parametri dell’ambiente che già sono restrittivi – ha detto Emanuele D’Ignoti Parenti il responsabile sindacale del settore Industria della Cisl – anche ad impianti fermi siamo completamente fuori. Il Simage nasce già vecchio e lo dicono fonti autorevolissime, se mai si azzerasse tutto vedremmo le ricadute occupazionali, l’ambiente è una questione complessa. Con le industrie si può convivere, c’è la spinta seria di arrivare alla transizione energetica e cancellare tutto. L’ambiente è una materia da maneggiare con cura e le amministrazioni devono governare i fenomeni, non li devono tutti assecondare”.
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