Augusta, piano strategico del porto, Legambiente: “prima dell’approvazione si avvi il confronto”

Parisi ha sollevato osservazioni su allargamento confini fino al Faro, delocalizzazione Maxcom, terzo ponte e alti punti ritenendo importante avviare una discussione prima dell’approvazione del documento

Un tavolo di esame e di confronto con i rappresentanti delle commissioni consiliari, con le associazioni ed i comitati civici, le parti sociali e con chiunque possa dare un utile contribuito sul redigendo piano regolatore del porto prima di approvare il Documento di pianificazione strategica di sistema (Dpss), propedeutico all’ elaborazione del futuro Prp e che arriverà domani mattina in Consiglio comunale con le osservazioni del Comune e per l’approvazione.

A sollecitarlo è Legambiente che ha chiesto formalmente alla presidente del consiglio Sarah Marturana di poter partecipare al consiglio per illustrare le sue osservazioni, e domani dopo un’interlocuzione telefonica con la stessa, potrà illustrare le osservazioni che ha inviato a tutti i consiglieri, ritenendo fondamentale esaminare la questione con grande attenzione, tenendo conto del parere e osservazioni, di associazioni, comitati cittadini, parti sociali e ordini professionali, “poiché si tratta di dare il via ad  è uno strumento di pianificazione che determinerà nei decenni a venire l’assetto del nostro territorio. Bisogna quindi evitare errori che potrebbero condizionare o mortificare quelle scelte di uno sviluppo diverso che tutti auspicano”.

E cosi sta, infatti, facendo la giunta municipale di Catania, il cui porto è confluito nell’Autorità di sistema del Mare di Sicilia orientale e che ha trasmesso lo stesso documento al suo consiglio comunale il 21 maggio.  Da allora ad oggi si sono tenute diverse riunioni delle commissioni consiliari per esaminare il documento, approfondirne numerosi aspetti e audire il presidente Annunziata (ascoltato il 25 giugno 2020, nuovo incontro da stabilirsi)e i funzionari tecnici dell’Ente. Ad oggi la delibera non è stata ancora posta all’ ordine del giorno di quel consiglio comunale e comunque a causa dell’emergenza covid il Consiglio ha 45 giorni di tempo per decidere dal momento in cui gli è stata trasmessa la delibera di giunta.

Poi Parisi entra nello specifico del documento strategico dell’Autorità portuale i cui i confini di competenza sono stati estesi da Punta Magnisi fino a Capo Santa Croce  includendo, quindi, il tratto compreso tra il pontile Enichem esterno alla diga foranea e la penisola di Thapsos e l’intero Golfo Xifonio fino a poco oltre il Faro. “Non si comprendono quali siano le ragioni e l’utilità per cui questi tratti (che non sembrano possedere alcuna rilevanza ai fini portuali o del trasporto marittimo) debbano essere acquisiti dall’ Adsp) –scrive Parisi secondo cui il documento è l’occasione per ribadire la volontà della città e del consiglio di pervenire alla smilitarizzazione di Punta Izzo e alla realizzazione del Parco naturale e culturale proposto dalle associazioni ambientaliste e culturali.

Il Dpss, inoltre, non tiene conto dei 2 nuovi pontili militari, ognuno lungo 300 metri, per l’ormeggio di navi della classe Fremm (Fregate europee multi-missione) che la Marina militare intende costruire uno perpendicolarmente alla banchina torpediniere e l’altro a quella dell’ Arsenale  che si sommerebbe al richiesto allungamento di 25 metri del proprio pontile da parte del deposito carburanti Maxcom, e che “prevedibilmente avrebbe conseguenze sul traffico, sull’ambiente, sul deflusso delle acque dai ponti Rivellino e sul rischio collisioni”.

Legambiente condivide con l’amministrazione la richiesta di delocalizzazione del deposito carburanti Maxcom ribadendo l’importanza di attuare quanto previsto nel Piano di risanamento ambientale, ovvero procedere con la riqualificazione urbanistica e ambientale dell’area, non condivide invece, l’idea di un terzo ponte con relativo asse viario e passaggio a livello perchè “al di là delle buone intenzioni dell’amministrazione comunale- scrive ancora-  si realizzerebbe quella via privata interna che inizia a Terravecchia in corrispondenza del lato sud della Nuova darsena e termina in Via Pio La Torre attraversando le darsene Nuova e Vecchia,  via dei Cantieri, la banchina Torpediniere, l’Arsenale, il comprensorio Campo Palma, la Maxcom. Un’antica aspirazione della Marina militare che non ha finora trovato riscontro per le ovvie e varie difficoltà di ordine ambientale, logistico, economico”.

Due i fattori ostativi per questo progetto, il primo la mancanza del Put, il Piano urbano del traffico del Comune, senza “il quale non ci sono elementi affidabili per valutare la dimensione del traffico (pesante e leggero), la necessità o meno di viabilità aggiuntiva e le refluenze che tale struttura viaria avrebbe sul traffico urbano ed extra-urbano.  Il secondo motivo –prosegue- è che non vogliamo che quest’ ulteriore strada sancisca e protragga ancora l’attuale realtà di una città militare separata dalla città civile. Non ci riferiamo alle installazioni militari in quanto tali, ma alle abitazioni, agli asili nido, ai circoli, agli impianti sportivi riservati ai soli militari, tutti recintati e fisicamente separati dal resto dell’urbe. Ma se davvero vi è questa necessità, si proponga alla Marina di commissionare uno studio di fattibilità per realizzare un tunnel sottomarino che attraversi la zona ad ovest del Rivellino. Ove fattibile si eviterebbero impatti ambientali, paesaggistici e rischi per le fortificazioni, anzi si libererebbero quest’ultime dalla servitù e le si restituirebbero alla fruizione”.

Non è chiaro, inoltre, secondo Parisi cosa si intenda nel documento quando di scrive con “funzione di porto urbano e servizio passeggeri” riferito all’isola di Augusta ed ai forti Garcia e Vittoria e “funzione di interazione porto – città” riferito a Megara Hyblaea e manca, inoltre, un riferimento all’area “Luogo di rifugio”, una zona interna del porto destinata in caso di eventi incidentali ad ospitare temporaneamente navi in distress, e come questa si concili con la pianificazione di tutta la zona portuale, né  c’è una chiara esclusione o enucleazione delle saline del Mulinello, dopo che la Autorità portuale ha annullato il bando per costruirvi sopra i piazzali.

“Addirittura, se non siamo incorsi in una svista, la cartografia3 pone le saline a nord del Mulinello nell’ambito “Aree con funzione industriale petrolifera”. In ogni caso, a scanso di equivoci, – prosegue– va chiesta l’esclusione di tale area dalla previsione di farne qualunque altro uso che non sia la sua tutela e la sua conservazione. Parimenti è necessario chiedere l’esclusione dallo stesso ambito  dell’area di Megara Gennalena retrostante il pontile della cementeria Buzzi Unicem, stante il fatto che il vigente Piano Paesaggistico della provincia di Siracusa assegna proprio a quella fascia costiera il massimo livello di tutela 3. Infine, per dare seguito sia alle richieste che vengono dalla comunità – e che sono anche le nostre – sia per dare concretezza alle più volte promesse aperture del fronte mare alla città che l’Autorità portuale hanno nel corso degli anni formulato, proponiamo che il consiglio e l’amministrazione comunale chiedano che la vecchia darsena sia esclusa dalle aree di competenza dell’Adsp affinchè torni a essere un luogo pubblico, di libera fruizione. Sarebbe il primo passo per – conclude- realizzare un waterfront della città sul suo porto megarese”


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