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Augusta, per non dimenticare la strage di Capaci: l’impegno degli studenti del Ruiz in video conferenza con Libera

Un’alunna della VAL, Anna Di Franco, ha scritto un dialogo immaginario tra Totò Riina e Giovanni Falcone

Anche l’istituto superiore Gaetano Arangio Ruiz ha commemorato, ieri,  la strage di Capaci in cui persero la vita il giudice Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e gli uomini della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro con una conferenza on line rivolta agli studenti delle quinte e il collaborazione con Libera, presente con Giacomo Carpinteri e Aurora Di Grande,  e a cui ha preso parte anche Salvatore Raffa, presidente del Csve, Centro servizi per il volontariato etneo.

La ventiduenne volontaria del presidio di Augusta dell’associazione antimafia  ha raccontato agli studenti le tappe che l’hanno portata già dal liceo ad avvicinarsi al mondo dell’associazione sottolineando come “oggi i giovani attraverso i social possano avvicinarsi a grandi uomini che con coraggio lottano contro questo cancro della società”, in collegamento da Varsavia dove si trova per un Erasmus, il coetaneo  referente della sezione Libera di Siracusa ha invece ribadito che “ricordare le vittime innocenti della mafia, anche le più sconosciute, è un dovere morale e civile, e Libera lo fa sia attraverso l’aggiornamento continuo dell’elenco dei nomi delle vittime, sia coinvolgendo i familiari delle vittime in momenti di confronto e formazione. E poi c’è l’impegno, sviluppato attraverso le attività di formazione, la gestione dei beni confiscati alla mafia, i progetti mirati a diffondere la cultura della giustizia sociale”.

Per Salvatore Raffa è fondamentale  la cultura del volontariato perchè “lo stato siamo noi e dobbiamo contribuire a lottare contro la mafia. Anche se la stagione del terrorismo sembra essere finita la mafia non è scomparsa, permea la nostra società in molti campi insospettabili, agisce in modo silente. Occorre che i giovani facciano la loro parte schierandosi con la cultura della legalità, con la memoria del riscatto sociale”.

Per un breve saluto è intervenuta anche  Lauretta Rinauro, presidente provinciale di Libera, che ha ricordato l’operato e la lotta contro la cultura mafiosa di don Pino Puglisi, che amava dire: “Se ognuno fa qualcosa, allora si può fare molto”.  La dirigente scolastica Maria Concetta Castorina ha ricordato come sia doveroso per le comunità scolastiche mantenere sempre vivo il ricordo di chi ha lottato e perso la vita contro la mafia, compiendo il proprio dovere per difendere i principi fissati nella nostra Costituzione. “Il 23 maggio del ’92 è stata una data che ha cambiato la nostra storia, ed è proprio questa una delle tappe obbligate che i giovani devono conoscere per sensibilizzarli ad emulare i più alti valori civili che guidarono l’operato del giudice Falcone”- ha sottolineato la dirigente, ribadendo con forza che la libertà si conquista anche attraverso la scuola

Emozionante l’intervento della studentessa Rachele Pittà di Vat che ha ricordato la figura di Felicia Impastato attraverso un episodio. A lei i mafiosi ripetevano per intimidirla una frase: “Basta un soffio per spegnere una candela”. Ma invece alla fine la candela la spenta lei, ottenendo con coraggio e determinazione, giustizia per Peppino. La conferenza, coordinata dalla docente Rosanna Bellistri si è articolata in tre turni e ha visto l’interesse degli studenti nel ricordare la strage e le lor vittime, diventati ormai  dei simboli nella lotta alla mafia.

E Anna Di Franco, alunna della VAL, proprio in occasione del 28° anniversario della strage  ha scritto un dialogo immaginario tra Totò Riina e Giovanni Falcone per ricordare “più che un uomo o un personaggio, l’ideale che Giovanni Falcone ha rappresentato, per insegnare ai ragazzi a camminare con i propri piedi in nome di tutte le vittime della mafia, che hanno lottato per la nostra libertà”. Ecco il testo integrale:

A Giovanni Falcone e a tutti coloro i quali hanno lottato per la nostra Libertà

Giovanni: “Oh talia cu c’è, non è mai un piacere rivederla…”

Totò: “I miei saluti signor giudice, che si dice da queste parti?”

Giovanni: “Ho trovato la pace qui, quella che tu non mi hai concesso in vita. Sono rinato, caro mio!”

Totò: “Ma che minchia va dicendo signor giudice?! Avi che lassau u regnu dei vivi, glielo devo ricordare io come se n’è andato? In mezzo minuto, il tempo esatto di una chiamata e “BOOM”, lei e tuttu u so teatrino sautasturo n’da l’aria. “

Giovanni: “La finezza è sicuramente uno dei suoi tratti distintivi signor Riina”

Totò: “Senta, ma quale finezza, le cose s’avissuro a diri sempre senza troppi giri di parole, dritte dritte come la traiettoria dei proiettili”

Giovanni: “E’ preparato anche in fisica vedo, tutto le si può dire tranne che lei non sia un uomo di cultura.”

Totò: “Ma che fa, mi sta prendendo per il culo signor giudice? C’è bisogno di ricordarle che sono un uomo d’onore io?”

Giovanni: “Uomo d’onore si definisce lei? Io forse non apparterrò più al suo mondo, ma persino da qui l’ho sentito come l’hanno chiamata per le strade di Palermo.”

Totò: “Ah e comu mi chiamarunu sintemu”

Giovanni: “Beh usando la sua stessa finezza. “Minchiuni, Cos’enutile“ e mi fermo qui per non risultare offensivo”

Totò: “Io sarei un minchiuni? Picchì nun si talia lei. Lei fici a fine du minchiuni, cu tutti i scemenze che andava dicendo in giro. Com’è che dicevate lei e quell’altro che faceva la radio? “La mafia è una montagna di merda” E taliati comu finisturu, ricordati sulu pi sta merda, proprio come me”

Giovanni: “Si ma siamo diversi noi caro mio. Le sente queste voci? Si avvicini, che dicono?”

Totò: “Giovanni è vivo e lotta insieme a?? Ma chi stana ricennu chisti, nun ci sentu bonu.”

Giovanni: “Certo ca nun ci senti bonu, stanno dicendo: “Giovanni è vivo e lotta insieme a noi, le sue idee non moriranno mai”. E’ un coro signor Riina.”

Totò: “Ma che è tuttu stu buddillinu.  Forse questi non lo sanno, ma gliela insegnano la storia a sti picciotti? L’abbiamo vinta noi sta guerra.”

Giovanni: “Proprio perché gliela insegnano sono scesi in piazza oggi. Lei forse non lo sa o fa finta di non sapere, ma la guerra non è mica finita. Se pensava di aver interrotto la mia battaglia o quella di qualcun altro con una semplice bomba, beh allora non è poi così sveglio. Lei pensa forse che io possa avere qualche rancore nei suoi confronti, ma in verità devo ringraziarla di cuore. Con quella bomba lei e quel Brusca avete risvegliato le coscienza della mia Palermo. Li guardi ora che belli che sono! Persone attive, coraggiose, gente che non si lascia più ingannare dai suoi progetti utopistici di famiglia. La guardi che bella la Sicilia vista da qui, voi avete provato a portargliela via ai siciliani, ma quelli sono gente di mare ampicchiati come le cozze alla loro isola. Quelli hanno il mare dentro caro mio, sono un popolo forte, pensavate davvero di ammutolirli?”

Totò: “Sarà, ma a mia parunu tanti soldati tutti misi in fila. Taliassi, tutti insieme pi fari chi? Pi ittari sulu uci. Anzi ppi fauri ci dicissi di fari menu uci ca si puttaru a testa.”

Giovanni: “E lei dice a me di zittirli? Non li si può più fermare, sa? Doveva pensarci prima di farmi saltare in aria.”

Totò: “Camminano, urlano e attonna camminano, ma nun si stancunu mai? E poi cosa pensano di dimostrare così?”

Giovanni: “Che non bastano ancora 100 passi per togliersi di dosso – mi scusi il termine – questa merda! Dimostrano che sono liberi vecchio mio!! Liberi e pronti a farla rinascere la terra che lei ha provato a sottrargli. Ma, a proposito, lei sa cos’è la libertà? Ecco si avvicini ancora un po’ che glielo spiego”.

 

 


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