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Augusta, “Penso che un sogno cosi”, Beppe Fiorello su Rai Uno racconta papà Nicola e Domenico Modugno

Il racconto, lungo più di due ore, è stato scandito da tanti aneddoti autobiografici e dalle melodie del cantautore salentino, altro protagonista dello spettacolo teatrale riadattato per la tv

Non l’ha citata mai direttamente, parlando più genericamente di “paese”, ma Augusta è emersa lo stesso nelle trame del racconto, in musica e parole, dello show “Penso che un sogno così”, andato in onda ieri sera su Raiuno. Protagonista Beppe –Peppe per i siciliani- Fiorello da Augusta, quel “picciriddu” silenzioso che non parlava mai e faceva le prove davanti allo specchio del  bagno per il suo sogno inconfessabile, diventato grande ormai e anche un volto noto al pubblico, che lo ha seguito a teatro nelle numerose repliche dello spettacolo, poi riadattato e approdato in tv. E che ha  tenuto incollati sugli schermi gli augustani, rapiti dai ricordi di chi conosce bene luoghi e persone ma anche  di chi si lascia cullare dalle canzoni, senza tempo, di Mimmo Modugno.

L’artista salentino ha accompagnato per intero la vita della famiglia Fiorello, a partire dal padre Nicola, quel ragazzo  “con due baffetti da moschettiere e i capelli color petrolio”, che aveva il sogno di fare l’artista e suonava le serenate sotto casa delle ragazze. E che è l’altro protagonista,  dello spettacolo, dove ai ricordi di infanzia si mescolano storie di vita vissuta di questo altro ragazzo del sud, scappato presto dalla sua terra, che non era la Sicilia, ma la Puglia di Polignano a mare, e che poi ha trovato la fortuna nel mondo della canzone.

Le sue melodie sono la colonna sonora del racconto, lungo più di due ore e scandito  da tanti aneddoti autobiografici: dal “lupinaro” che  fa paura a tutti e regala ad un giovanissimo Beppe un vecchio 45 giri di  “Nel blu dipinto di blu”, non immaginando neanche l’importanza di quella canzone, al teatro all’aperto del centro storico che profumava di gelsomino e su cui si arrampicava per vedere i film dei grandi, ai giri in bici  con il pare ad ammirare tutto il golfo megarese, non senza dimenticare  quel viaggio di cinque ore in macchina. Stretti in sei in una vecchia “Opel” beige a tre marce, al suono di “Malarazza” intonata dal padre, per raggiungere ogni d’estate casa della nonna a Letojanni, paese d’origine di Nicola.

Un viaggio indietro nel tempo, un monologo intenso, a tratti intimo ma anche variegato, dove il dialetto predomina e rende più pregnanti i ricordi. E le scene, ora allegre come il ballo della pizzica salentina  o l’interpretazione de “La donna riccia”,  si incupiscono quando  sullo sfondo appaiono le ciminiere del polo petrolchimico, che di notte si riempie di luci piccole piccole agli occhi di un bambino e “sembra l’ America”. Sorto dove c’è il sito  archeologico di Megara Hyblea, il  più antico del Mediterraneo, scelto dai Greci perchè era la “Baia degli dei, la cosa più bella che avevamo” -dice l’artista augustano. Prima che arrivasse il lavoro. Ad Augusta come a Taranto.

Sullo sfondo i temi della famiglia, dell’immigrazione, del lavoro, del progresso in un continuo “gioco di specchi” tra un figlio, che se aveva paura del buio “lui ti abbracciava  forte forte con quelle sue mani caldissime” e suo padre Nicola. Fino alla fine. A quel suo ultimo Carnevale, quando si allontanò dalla moglie con cui stava ballando per andare a prendere le sigarette. “Aveva parcheggiato la sua auto in una vita stretta e buia del mio paese, proprio lì. Poca luce e nessuno in giro per poterlo aiutare. Fu trovato così in macchina, con la cravatta slacciata, le mani dietro la testa e un grande sorriso stampato sulle labbra. Era felice. Lo spettacolo della vita, quella sera, aveva perso il nostro primo attore”– ricorda Beppe che gli dedica uno struggente e commovente “Tu si ‘na cosa grande”, cantata insieme ad un inedito Rosario che, con  la divisa da finanziere del padre, appare giusto il tempo dell’omaggio in musica. Per lasciare la scena al racconto che continua. E alla vita, che va avanti.

Ad affiancare il più piccolo della famiglia Fiorello, in alcuni momenti  dello spettacolo, sono stati Eleonora Abbagnato, Pierfrancesco Favino, Paola Turci, Serena Rossi, Francesca Chillemi  e due musicisti d’eccezione come il chitarrista  Daniele Bonaviri,  e Fabrizio Palma, musicista e arrangiatore.

Di seguito il link per vedere lo spettacolo: https://www.raiplay.it/video/2021/01/Penso-che-un-sogno-cosi-eb5d89ca-6942-4551-ac94-c1cac58b9b9f.html?fbclid=IwAR3DpflrS8Yppo1bIDDRC-d4NdDrQJIDfbR4bGuutGJir_V7Nvm1TLx1KLI


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