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Augusta, operazione Eco-beach: il gip rimette in libertà Longo, direttore tecnico della discarica

Il sessantaquattrenne  di Augusta ha risposto a tutte le domande del Gip Fiorentino e il suo legale di fiducia, D’Augusta ha depositato una memoria difensiva con richiesta di scarcerazione  

E’ stato rimesso in libertà oggi,  all’esito dell’interrogatorio di garanzia avvenuto ieri Giovanni Longo, l’imprenditore augustano rimasto coinvolto alcuni giorni fa nell’operazione Eco-beach, condotta dalla Dda di Messina che ha portato a 16 provvedimenti cautelari di cui due in carcere, 9 agli arresti domiciliari tra cui Longo, direttore tecnico della Fm Srl, gestore di fatto di una discarica a Priolo.

Secondo l’accusa, il sessantaquattrenne, in concorso con gli altri imputati, “al fine di trarre ingiusto profitto consistente in un rilevante risparmio di costi e nell’acquisizione di indebiti guadagni per la srl Eco Beach,  con più operazioni che vanno dal trasporto al conferimento e smaltimento di rifiuti pericolosi e non ed alla compilazione di falsi modelli unici di dichiarazione ambientale” avrebbe esercitato il traffico illecito di rifiuti di vario tipo, dal percolato, ai materassi, al legno, agli sfalci di potature, compresi fanghi  derivanti dal trattamento delle acque reflue  ai frigoriferi e alla plastica.

Longo  ha risposto a tutte le domande del Gip Eugenio Fiorentino e il suo legale di fiducia, Beniamino D’Augusta ha depositato una memoria difensiva con richiesta di scarcerazione, che evidentemente ha fatto breccia nel giudice che ha disposto la sua scarcerazione e la revoca  degli arresti domiciliari.

Le indagini condotte dai carabinieri del Nucleo operativo ecologico di Catania e dalla sezione di polizia giudiziaria dei carabinieri di Messina sono cominciate nel 2016 dopo un controllo dei militari del Noe e della compagnia dei carabinieri di Taormina in un impianto di trattamento rifiuti di Giardini Naxos che risultò essere stato realizzato, in maniera abusiva, in un’area sottoposta a vincoli di varia natura (tra cui quello di carattere idrogeologico), con l’illecita trasformazione di un lungo tratto dell’alveo di un torrente che lo fiancheggia, attraverso riporti di terreno, in una strada carrabile utilizzata per far giungere al sito i mezzi pesanti trasportanti i rifiuti.


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