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Augusta, l’associazione 20 novembre 1989 lancia l’allarme sul Ddl Assistenti autonomia e comunicazione

“Senza correttivi immediati, la riforma rischia di non garantire diritti, qualità e continuità agli studenti con disabilità”

L’approvazione al Senato, avvenuta il 28 gennaio, del disegno di legge sugli assistenti all’autonomia e alla comunicazione rappresenta un passaggio atteso da anni nel panorama dell’inclusione scolastica. Tuttavia, secondo l’Associazione Nazionale 20 Novembre 1989, il testo licenziato da Palazzo Madama presenta criticità rilevanti che rischiano di comprometterne l’efficacia concreta.

“Riconosciamo l’importanza di un intervento normativo atteso da molto tempo – sottolinea l’associazione – ma non possiamo ignorare le lacune ancora presenti, che incidono direttamente sulla qualità del servizio offerto agli studenti con disabilità e sulla stabilità lavorativa degli operatori”.

Tra i punti più problematici viene segnalata l’assenza di tempistiche certe per l’attuazione della riforma. Il Ddl non prevede infatti un cronoprogramma vincolante, lasciando Regioni, Comuni e lavoratori in una condizione di forte incertezza operativa.

Altro nodo centrale è quello della copertura economica, giudicata insufficiente e poco chiara. Il provvedimento non specifica né le risorse necessarie né le modalità di finanziamento e i criteri di riparto, con il rischio che il peso economico continui a ricadere sugli enti locali, generando nuove disuguaglianze territoriali.

Critiche arrivano anche sulla definizione del profilo professionale, ritenuta non adeguata alla complessità delle competenze richieste, soprattutto in ambito educativo, comunicativo e nella gestione delle disabilità sensoriali e del neurosviluppo.

Secondo l’Associazione, il testo non chiarisce inoltre il coordinamento con le competenze regionali, aprendo la strada a sovrapposizioni normative e possibili contenziosi istituzionali. Rimane irrisolto anche il tema della precarietà strutturale: il DDL non introduce meccanismi automatici di stabilizzazione e continua a fondare il servizio su bandi e appalti locali.

Dubbi vengono sollevati anche sui concorsi riservati, privi di criteri uniformi per il riconoscimento dell’esperienza pregressa e la valutazione dei titoli, con il rischio di disparità tra territori. A ciò si aggiunge la mancanza di standard nazionali vincolanti, che perpetua la frammentazione del servizio a livello regionale e comunale.

Non meno rilevante è l’ambiguità nella definizione dei ruoli, che non chiarisce il rapporto tra assistenti all’autonomia e alla comunicazione, educatori professionali e docenti di sostegno, creando potenziali sovrapposizioni operative nelle scuole.

L’associazione 20 Novembre 1989 ricorda come questa battaglia affondi le radici in un percorso avviato molti anni fa, grazie all’impegno di Maurizio Benincasa e Sebastiano Amenta, allora presidente e vicepresidente dell’Associazione. Fu in quel contesto che nacque il MISAAC – Movimento per l’Internalizzazione degli Assistenti all’Autonomia e alla Comunicazione, dando vita a mobilitazioni in tutta Italia per denunciare un sistema già allora inadeguato: servizi demandati agli enti locali, Comuni in dissesto, avvii tardivi, mancato rispetto dei PEI e danni concreti agli studenti più fragili.

“Quella mobilitazione rappresenta ancora oggi un punto di riferimento etico e politico”, ribadisce l’Associazione, che chiede al legislatore interventi rapidi e sostanziali per correggere il testo.

“Una riforma così delicata – conclude il presidente Sebastiano Amenta – deve garantire uniformità, qualità e stabilità. Solo così potrà rispondere davvero ai bisogni degli studenti con disabilità e alle legittime aspettative dei lavoratori”.


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