Augusta, il “Megara” aderisce al Plastic Free: meno plastica e maggiore rispetto per l’ambiente

Gli alunni accolti da Elena a palazzo Vinci, già all’ingresso, sono stati proiettati in una metaforica full immersion attraverso l’istallazione dell’evocativo acquario di plastica ad opera dell’artista Lorenzo Conti “Floating Fishes” e i suggestivi “Capodogli” dal lacero ventre di plastica di G. Guerrera

Il Liceo Mègara ha dato inizio nei giorni scorsi al primo appuntamento indetto dalla commissione Legalità rappresentata dalle docenti Francesca Scatà e Maria Adelaide Scacco, interamente dedicato alla tematica dell’ambiente, sostenibilità e qualità della vita.

Il via è stata la partecipazione al Plastic Free, evento d’arte contemporanea e incontri tematici legati alla campagna di sensibilizzazione sulla riduzione dell’uso della plastica a firma del Ministero dell’Ambiente, alla quale hanno aderito numerosi Comuni italiani e organizzato nella nostra città dall’Associazione Sulidarte presieduta dall’Arch. La Ferla Elena.

Gli alunni accolti da Elena a palazzo Vinci, già all’ingresso, sono stati proiettati in una metaforica full immersion attraverso l’istallazione dell’evocativo acquario di plastica ad opera dell’artista Lorenzo Conti “Floating Fishes” e i suggestivi “Capodogli” dal lacero ventre di plastica di G. Guerrera, inermi Moby Dick sospesi sulle nostre teste a monito del degrado ambientale raggiunto, per poi proseguire con altre opere e fotografie lungo il percorso museale.

La mattinata di giovedì si è distinta con l’intervento di Simone Nuglio referente per Legambiente Roma e la presentazione del volume “L’Atlante mondiale della zuppa di plastica”, un accattivante viaggio nel tempo che ha portando indietro l’orologio di un solo settantennio facendo emergere le tappe che hanno trascinato l’uomo ad una rapidissima quanto catastrofica crisi ambientale.

Un excursus che ha origine dall’invenzione della bakelite, avvenuta nel 1907 ad opera del chimico belga Leo Baekeland, alle copertine del Life Magazine del 1975 che salutavano il Throwaway living come una liberazione epocale, alle terribili immagini delle Pacific Trash Vortex, gli 8.000.000 di tonnellate di zuppa di plastica riversati annualmente nei mari del nostro pianeta; senza trascurare di ricordare Boyan Slat, un ragazzo di poco più di 20 anni dell’Università Tecnica di Delft che ha ideato The Ocean CleanUp, il primo concreto progetto per ripulire gli oceani dall’enorme quantità di rifiuti che vi galleggiano; e le tenere Friendly Floatees, inquietanti 28.000 paperelle di plastica riversate nel nord Pacifico nel lontano gennaio 1992 da una nave cargo, che tutt’oggi alcuni studiosi utilizzano per calcolare le correnti marine, retroscena curioso di un disastro ecologico.

E ancora, il ricordo di un grave e doloroso episodio di cronaca nera e intrighi internazionali sul mistero dell’uccisione della giornalista Ilaria Alpi e del suo operatore, avvenuto in Somalia, probabilmente a seguito di un’inchiesta sul traffico internazionale di rifiuti tossici riversati in mare.

Un incontro denso di stimoli per gli studenti che si sono mostrati curiosi e interessati ponendo numerose domande, una generazione invitata e guidata a porsi nel ruolo attivo di “consumatore” come per esempio nel porre attenzione alle etichette e ai timbri di qualità riportati sui prodotti acquistati, a tal proposito è stata citata la giovane startup siciliana che ha brevettato nuove fibre tessili eco-sostenibili ricavati dalle bucce delle arance.

Indicazioni, quindi, di azioni concrete da poter realizzare giornalmente per imprimere la propria footprint ambientale ad impatto ridotto sul nostro amato pianeta: partecipi e coinvolti al grande movimento di sensibilizzazione e risveglio globale delle coscienze sul tema dell’inquinamento dei nostri mari e degli effetti sulla vita del pianeta e sull’uomo


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