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Augusta e i comuni nella zona nord risentono della pressione del clan Nardo

E’ stato presentato in Parlamento il rapporto semestrale che fotografa la realtà della criminalità organizzata anche in provincia

“La zona nord della provincia, ed in particolare i comuni di Lentini, Carlentini, Francofonte ed Augusta risentono della pressione della famiglia Nardo, il cui boss storico è attualmente sottoposto al regime detentivo speciale e che anche di recente è stata colpita da arresti di affiliati”. E’ l’unico passaggio, che riguarda il Comune  megarese contenuto nella relazione semestrale della Dia  presentato in Parlamento  che fotografa la  realtà della criminalità organizzata nella provincia siracusana, dedita a droga ed estorsioni, e  dalla quale  si si evince come “gli equilibri criminali nel territorio provinciale e nella città di Siracusa rispecchiano la più generale tendenza, registrata nella Sicilia centro-orientale, di una coesistenza tra organizzazioni mafiose diverse”.

A Siracusa si ritrova, sia la storica organizzazione dei Bottaro-Attanasio – priva allo stato attuale del gruppo Urso, il cui esponente di vertice, detenuto, si è da tempo distaccato dal sodalizio – sia quella di Santa Panagia. I Bottaro-Attanasio hanno stabili rapporti con il clan etneo dei Cappello, mentre i Santa Panagia rappresentano una costola dei Nardo-Aparo-Trigila, compagine egemone in tutta la provincia aretusea, con precise suddivisioni territoriali, a sua volta vicina ai Santapaola di Cosa nostra catanese

La zona sud, riferita agli abitati di Noto, Avola, Pachino, Rosolino ed altri, è da tempo sotto il dominio dei Trigila, il cui sodalizio è stato sensibilmente colpito, nel semestre in esame, sotto il profilo patrimoniale.  Nel comprensorio di Avola opera anche il gruppo dei Crapula, facente capo sempre ai Trigila.  La zona pedemontana della provincia, ove ricadono i comuni di Floridia, Solarino e Sortino, risente invece dell’influenza criminale degli Aparo, i cui esponenti di vertice, anche in questo caso, sono detenuti. Il territorio del comune di Pachino vede l’egemonia del clan Giuliano, del quale sono stati accertati radicati legami con i Cappello di Catania.

Da quanto esposto nella relazione, appare chiaro che anche per la provincia di Siracusa permane un particolare interesse della criminalità organizzata per il traffico di stupefacenti e per le estorsioni, settore appannaggio sia della criminalità organizzata, sia di quella comune. Sul fronte degli stupefacenti, anche nel semestre in esame si sono registrati numerosi sequestri. Un interesse, in questo settore, che vede attivi personaggi (anche non direttamente collegati a consorterie mafiose) operare anche all’interno di gruppi più ampi, connessi con le province di Catania e Messina per l’acquisto, il trasporto e la cessione di cocaina e Mdma (ecstasy). È quanto emerso dall’operazione “Cafè Blanco”, che ha colpito un’organizzazione attiva in tutta la fascia orientale dell’Isola, in grado di importare gli stupefacenti dal sud America. Per quanto riguarda la disponibilità di armi, oltre al già citato rinvenimento di pistole detenute da un pregiudicato affiliato al clan Bottaro- Attanasio, si segnalano altri ritrovamenti di armi, nella disponibilità di soggetti apparentemente non collegati ad organizzazioni mafiose, ma comunque espressione di una criminalità comune aggressiva. Con riferimento alle pressioni esercitate, dalle consorterie mafiose nei confronti di pubblici amministratori, si segnala un unico episodio, ossia l’incendio di un’autovettura di un funzionario pubblico. Nel semestre in corso permane lo scioglimento del Comune di Pachino, disposto dopo aver accertato gravi ingerenze della criminalità organizzata nel funzionamento dell’Ente. Si evidenzia, invece, che gli esiti dell’accesso presso il Comune di Avola, disposto nel maggio 2019 dal Prefetto di Siracusa per accertare eventuali episodi di cattiva gestione e di presenza di soggetti vicini alle locali consorterie mafiose, non ne hanno determinato lo scioglimento.

In ordine all’ aggressione ai patrimoni illeciti, si richiamano i già citati provvedimenti di confisca beni eseguiti dalla Dia di Catania nei confronti di esponenti del sodalizio mafioso dei Trigila. Il Prefetto di Siracusa, infine, ha emesso, anche a seguito delle istruttorie del Gruppo Interforze Antimafia, alcune interdittive antimafia nei confronti di società operanti in ambito sociale ed edilizio, nonché su imprese agricole interessate alla concessione di pascoli demaniali. In tutti i casi sono state accertate situazioni sintomatiche di rischi di condizionamento della criminalità organizzata, soprattutto per la vicinanza dei titolari alle consorterie locali e per le frequentazioni non occasionali con soggetti legati ad ambienti mafiosi.


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