Augusta, Dynamic Manta: da oggi al via l’esercitazione anti sommergibile, ma il comitato No Muos dice no all’addestramento militare della Nato

Per manifestare un chiaro dissenso all’utilizzo della Sicilia e del Mediterraneo per le manovre belliche, è indetto un presidio davanti ai cancelli della base della Marina militare di Augusta (banchina Tullio Marcon, Via Darsena) per domenica alle 10,30

Dieci nazioni coinvolte, una trentina di mezzi aeronavali con relativi equipaggi, due basi d’appoggio e il Canale di Sicilia come grande palcoscenico. In programma, da oggi al 24 marzo, la terza edizione di Dynamic Manta, la più grande esercitazione di guerra nel Mediterraneo condotta annualmente dall’Alleanza Atlantica (Nato). Un addestramento dedicato alla lotta anti-sommergibile e contro le unità navali di superficie che riprodurrà scenari realistici ed eventi con difficoltà crescente.

La base navale di Augusta e quella aerea di Sigonella, come di consueto, forniranno il supporto logistico alle complesse manovre in mare delle forze armate d’Italia, Francia, Inghilterra, Spagna, Grecia, Turchia, Germania, Usa, Norvegia e Canada. L’obbiettivo dichiarato è quello di migliorare la capacità di combattimento in contesti multinazionali, attraverso una simulazione di “caccia” tra sommergibili che si alterneranno nei ruoli di “cacciatore” e “cacciato”, con il supporto di navi, elicotteri e aerei da pattugliamento.

Per manifestare un chiaro dissenso all’utilizzo della Sicilia e del Mediterraneo per le manovre belliche targate Nato e Usa, il coordinamento regionale dei comitati No Muos lancia un appello alla mobilitazione della cittadinanza e di tutte le realtà sociali impegnate nella lotta contro la militarizzazione dei territori, la difesa dell’ambiente e la promozione di una cultura di pace, giustizia sociale, solidarietà e accoglienza e proprio in contemporanea all’esercitazione Dynamic Manta, indice un presidio davanti ai cancelli della base della Marina militare di Augusta (banchina Tullio Marcon, Via Darsena) per domenica alle 10,30.

Tra le unità navali impiegate – sottolineano dal comitato No Muos – a preoccupare maggiormente è la presenza di sottomarini a propulsione nucleare, già partecipanti all’edizione dello scorso anno. Per l’ipotesi d’incidente atomico, infatti, manca ad oggi un piano di emergenza esterna (aggiornato e accessibile al pubblico) nonostante il porto di Augusta sia periodicamente interessato dal transito e dalla sosta del naviglio nucleare di Stati Uniti e altri Paesi Nato. La notizia è stata confermata indirettamente, nel mese di gennaio, dalla stessa prefettura di Siracusa che, in risposta alla richiesta di alcuni attivisti, aveva negato l’accesso al piano d’emergenza attualmente in vigore, proprio perché in fase d’aggiornamento. E ciò malgrado le informazioni sul rischio nucleare, in base alla legge, devono essere fornite alle popolazioni interessate senza che le stesse ne debbano fare richiesta, rimanendo accessibili al pubblico, sia in condizioni normali, sia in fase di preallarme o di emergenza radiologica (secondo il Decreto Legislativo 230/95). Regole che, ad Augusta come nei restanti porti militari e nucleari italiani, da oltre vent’anni rimangono lettera morta. E questo, già da solo, offre la misura dei pericoli a cui sono esposti i territori a causa della militarizzazione e delle operazioni di guerra che vedono tristemente protagonista la Sicilia e il Mediterraneo“.

In questo quadro s’iscrive anche la Dynamic Manta, ma non solo. Quasi del tutto in contemporanea all’esercitazione Nato, le forze speciali statunitensi (Special Forces Group Usa) saranno impegnate in esercitazioni di tiro a fuoco al poligono marittimo di “Pachino Target Range E321”. Una serie composta di 5 sessioni d’addestramento, partita il 20 febbraio per concludersi il 22 marzo, che sta provocando l’interdizione assoluta della relativa zona di mare alla navigazione, alla sosta, alla pesca e ai mestieri affini, come da apposita ordinanza della Capitaneria di Porto di Siracusa. Compresa tra Punta delle Formiche e Punta Castellazzo, all’estremo sud della Sicilia orientale, quella coinvolta è un’area naturalistica, marina e terrestre da tempo asservita alle periodiche e intense prove belliche della Nato e dei marines, anche tramite l’utilizzo dei droni (aerei senza pilota) ospitati a Sigonella.

Così, mentre per uomini, donne e minori migranti il Mediterraneo è frontiera da sfidare per la sopravvivenza, gli eserciti Usa-Nato stanno trasformando questo stesso specchio d’acqua in un laboratorio di guerra permanente, che si affianca al ruolo operativo assunto dalla Sicilia come piattaforma offensiva proiettata nei teatri bellici africani, mediorientali e asiatici. Un ruolo, quest’ultimo, aggravato dalla recente conferma del dissequestro del Muos di Niscemi da parte della Cassazione, mentre è in programma l’allargamento della base dei droni-killer di Sigonella – concludono dal coordinamento – Le continue esercitazioni militari nell’Isola, oltre a danneggiare l’ambiente e a iniettare nei territori una sub-cultura militarista di violenza e prevaricazione, bruciano ingenti risorse economiche sottratte alla scuola, alla cultura, alla sanità, al risanamento e alla messa in sicurezza dei territori. Gli stessi settori colpiti dai continui tagli prodotti dalle politiche di austerità imposte dall’Unione europea e dal Fondo Monetario Internazionale. Nel frattempo, l’avvento di Trump alla presidenza degli Stati Uniti ha inaugurato una nuova stagione di corsa agli armamenti in ambito Nato. E l’Italia, dal canto suo, quest’anno destinerà alle spese militari ben 23,4 miliardi di euro (oltre 64 milioni di euro al giorno), di cui circa un quarto impiegati per l’acquisto di portaerei, carri armati, aerei ed elicotteri d’attacco”.


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