Cronaca

Augusta, dopo il sequestro di olio falso extravergine Codacons insorge: “Difendere consumatori e Made in Italy dalle frodi alimentari”

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Il sequestro di oltre 1.500 chili di olio d’oliva etichettato come extravergine, ma risultato dalle verifiche di laboratorio riconducibile alla categoria “vergine”, rappresenta un fatto grave che conferma quanto sia necessario rafforzare i controlli sulla qualità dei prodotti alimentari e sulla correttezza delle informazioni fornite ai consumatori.

Il Codacons interviene dopo l’operazione condotta al porto commerciale di Augusta dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e dalla Guardia di Finanza, che ha bloccato un carico destinato a Tbilisi, in Georgia, facendo emergere una presunta frode alimentare legata alla qualificazione del prodotto.

Per l’associazione, episodi di questo tipo non danneggiano soltanto il singolo consumatore, ma colpiscono anche le imprese oneste, la concorrenza leale e l’immagine dell’agroalimentare italiano sui mercati internazionali. Quando un prodotto viene presentato come extravergine senza averne le caratteristiche, il cittadino viene ingannato, il mercato viene alterato e il valore del vero Made in Italy rischia di essere compromesso.

“Il caso di Augusta dimostra che i controlli funzionano, ma dimostra anche che il rischio di frodi alimentari resta concreto e deve essere contrastato con la massima fermezza – afferma Francesco Tanasi, Segretario Nazionale Codacons. L’olio extravergine d’oliva è uno dei simboli della qualità italiana e siciliana, e proprio per questo deve essere protetto da ogni forma di etichettatura ingannevole, speculazione commerciale e concorrenza sleale”.

Il Codacons chiede che vengano intensificate le verifiche lungo tutta la filiera, dai produttori agli esportatori, con particolare attenzione ai prodotti destinati ai mercati esteri, perché ogni frode alimentare esportata all’estero rischia di produrre un danno reputazionale enorme per il Paese e per le aziende corrette.

“Il consumatore ha diritto a sapere cosa acquista e a pagare un prezzo coerente con la reale qualità del prodotto. Chi immette sul mercato alimenti con indicazioni non corrispondenti alla realtà deve rispondere con rigore, perché la sicurezza alimentare, la trasparenza delle etichette e la tutela del Made in Italy non possono essere lasciate alla buona fede degli operatori”. – conclude Tanasi