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Augusta, don Prisutto insignito del “Premio Cidu per i diritti umani” del ministero per gli Affari esteri

La selezione dei candidati è effettuata da un comitato d'onore composto da personalità istituzionali accademiche e della società civile

È stato insignito del “Premio Cidu  per i diritti umani” don Palmiro Prisutto, il battagliero sacerdote che da anni porta avanti una battaglia contro l’inquinamento nella zona industriale, al centro dell’attenzione anche mediatica nei mesi scorsi perchè rimosso dal suo incarico di arciprete della chiesa Madre. È stato prescelto nel quadro degli assegnazioni della seconda edizione del premio nato nel 2020, su iniziativa dell’ex vice ministro per gli Affari esteri e la Cooperazione internazionale durante i due Governi Conte, Emanuela Claudia del Re e destinato a enti, associazioni, persone fisiche e rappresentanti dei media, che si siano particolarmente distinti in Italia, per avere contribuito a diffondere una maggiore conoscenza dei vari aspetti inerenti i diritti umani nel nostro Paese.

Lo ha annunciato in una lettera il presidente del Comitato interministeriale per i diritti umani e ministro plenipotenziario (agente diplomatico di rango inferiore all’ambasciatore ndr) degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale Fabrizio Petri, che ha invitato il sacerdote alla cerimonia di premiazione che si terrà il prossimo 10 dicembre al museo dell’Ara Pacis di Roma in contemporanea con la Giornata mondiale dei diritti umani.

In particolare il premio Cidu– si legge – si propone di valorizzare chi contribuisce ad accrescere la consapevolezza collettiva sull’importanza dei diritti umani del nostro paese, amplificandone il valore morale e la visibilità. In linea con il ruolo del Cidu, ossia l’ istituzione nazionale di riferimento per l’applicazione delle diverse convenzioni sui diritti umani a cui ha aderito l’Italia, questo premio è inoltre contraddistinto da un approccio pluralista, articolato in diverse categorie, enti, associazioni, persone fisiche e rappresentanti dei media intese a  considerare anche diversi temi e modalità di intervento che riguardano la tutela e la promozione dei diritti umani”.

La selezione dei candidati è effettuata da un comitato d’onore composto da personalità istituzionali accademiche e della società civile. In questa seconda edizione è presieduto dal sottosegretario di stato per gli Affari esteri e la Cooperazione internazionale, Benedetto Della Vedova e composto oltre che dallo stesso Petri, dal senatore Giorgio Fede, che presiede la Commissione straordinaria per la promozione e la protezione dei diritti umani del Senato, da Laura Boldrini, ex presidente della Camera, parlamentare nazionale alla guida del Comitato permanente per i diritti umani della Camera dei Deputati, dall’ex sottosegretaria e ideatrice Emanuela Claudia Del Re, rappresentante speciale dell’Unione europea per il Sahel, dai docenti universitari Pasquale de Sena e Flavia Lattanzi che insegnano diritto internazionale rispettivamente all’università Cattolica di Milano e Roma Tre, da Giuseppe Nesi, direttore della facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Trento, da Andrea Stella, dell’associazione onlus “Lo Spirito di Stella” da Alberto Franceschini e Jacopo Cavagna, attivisti e nominati dal presidente Sergio Mattarella “alfieri della Repubblica”

Non è la prima volta che don Prisutto riceve un premio, anzi il suo impegno ambientalista ultradecennale è noto a livello mediatico anche fuori dall’Italia, ma questo riconoscimento di alto livello arriva in un momento particolare e sembra stridere con la vicenda, tutta locale, che ha visto protagonista, nei mesi scorsi, l’ormai ex arciprete della Chiesa Madre, rimosso formalmente dal suo incarico dall’arcivescovo di Siracusa  monsignor Francesco Lomanto. Come a voler dire che mentre fuori da Augusta il suo valore e il suo impegno vengono riconosciuti anche  con un  premio, all’interno della sua comunità ecclesiale – se pure non sembra essere stata messa in discussione la sua battaglia ambientalista – invece, lo si destina di un provvedimento grave anche se interno alla chiesa come la rimozione,  “confinandolo” al santuario della Madonna dell’Adonai di cui è  rettore da tempo. E dove continua a celebrare la messa tutti i pomeriggio alle 18 e si dedica anche a migliorare questo bene che meriterebbe più attenzione, in attesa  degli sviluppi e delle risposte della Curia dopo che con la sua opposizione al decreto di rimozione del vescovo – possibile se pure tuttavia il sacerdote è comunque tenuto all‘obbedienza – si avvierà il processo canonico in cui, di certo, un “asso” in più nella manica nella sua difesa rappresenterà il “Premio Cidu per i diritti umani”.

Un riconoscimento “quasi naturale dopo 40 anni di impegno in campo nella lotta all’inquinamento, al di sopra delle parti e senza secondi fini. Nella mia umiltà ho scritto, detto e denunciato tanto”- ha commentato l’ex arciprete che ha citato, non a caso, due proverbi: il primo è “chi semina vento raccoglie tempesta” riferito a chi ritiene gli abbia “fatto la guerra” in questi mesi e il secondo in risposta a questo riconoscimento: “Chi semina con larghezza con larghezza raccoglierà”.


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