Augusta, dissesto finanziario del Comune “inevitabile” per il capogruppo M5S Caruso: “noi, gli unici coraggiosi”

Secondo il capogruppo del M5S il dissesto "andava dichiarato molto tempo prima, ma non fu fatto per mero calcolo politico”, anche se nel 2015 non si aveva chiarezza cui debiti

“La dichiarazione di dissesto, intervenuta il 30 luglio 2015 non fu altro che una presa d’atto di un destino già tracciato. Che oggi specula su questi fatti per meri fini elettorali e che, magari, in quegli anni si dichiaravano apertamente d’accordo alla dichiarazione di dissesto, dovrebbe avere il pudore di restare in silenzio e di non spargere inutili veleni. Se ci riesce cerchi di smontare questa ricostruzione basata sulle carte del commissario e della Corte dei Conti”. A parlare è Mauro Caruso, capogruppo del Movimento 5 stelle, che durante una conferenza stampa ha voluto rispondere alle polemiche politiche scoppiate adesso, ma già anche nel 2015 all’indomani della dichiarazione di dissesto finanziario del Comune di cui, dopo 4 anni, oggi si conosce il numero esatto dei debiti fuori bilancio, che ammontano a poco più di 20 milioni e 659 mila euro, cosi come certificato dall’Organismo speciale di liquidazione che ha pagato i vari creditori.

Caruso non è entrato nel merito dei numeri contestati, nel mettere assieme nei 120 milioni di euro sbandierati in campagna elettorale come “buco” del Comune e riportati, come somma di varie voci, dall’ Ente nel piano di rientro per essere poi ripresi dalla Corte dei conti, rimandando ad una futura conferenza stampa sull’argomento da parte dell’amministrazione, ma ha voluto sottolineare, in sostanza, che il dissesto fu inevitabile. E che furono necessari “semplici uomini e donne del Movimento 5 Stelle, del tutto estranei a quella politica che aveva condotto il Comune in quelle pietose condizioni per prendere con molto coraggio una decisione giusta ed inevitabile anche se non popolare”.

Dei veri “salvatori della patria” in sostanza che fecero quello che nessun altro prima aveva voluto fare, che però già in campagna elettorale, ha ammesso Caruso, avevano parlato di dichiarazione di dissesto per “dare un taglio e fare rinascere la città”, a seguito della posizione finanziaria dell’ Ente “molto pesante e complessa”, rilevata già dal commissario Antonino La Mattina, che fu nominato dalla Regione a reggere il Comune dopo le dimissioni dell’ex sindaco in carica nel 2012. “Il funzionario invitò il Consiglio comunale ad un gesto di responsabilità dichiarando il dissesto, ma – ha ricordato Caruso – allora i consiglieri preferirono innalzare le aliquote tributi. Nel marzo del 2013 intervenne uno scioglimento del consiglio comunale per rimuovere la causa del grave inquinamento e deterioramento dell’amministrazione comunale causata da pressanti condizionamenti e forme di ingerenza della criminalità organizzata. Si ricorda per quell’atto fu confermato da sentenze della giustizia amministrativa passate in giudicato e ha gettato una macchia indelebile sulle istituzioni e sulla comunità tutta”.

Si insediarono allora i tre commissari straordinari al posto di giunta e consiglio comunale. “Anche questo organo rilevò gravi difficoltà finanziarie – ha proseguito il capogruppo grillino -, soprattutto in riferimento alla liquidità. Fu così proposto un piano di riequilibrio che la Corte dei Conti respinse perché non congruo. I commissari fecero ricorso alle Sezioni riunite della Corte dei Conti che respinse anche questo atto. Venivano contestati al nostro ente grave irregolarità contabili e forte illiquidità”. Secondo Caruso con questa seconda sentenza della Corte dei conti, che è un “tribunale, un ente di controllo e verifica anche giurisdizionale dei conti che ha valutato quanto gli è stato proposto, ovvero problemi ed errori del bilancio comunale, una forte massa passiva, crediti che no riuscivano ad essere riscossi, incapacità di riscossione dei tributi e fa questo famoso specchietto riepilogativo di 120 milioni ” il Comune venne formalmente avviato verso il dissesto perché “la sentenza depositata il 15 luglio 2015 non era impugnabile. Ci siamo trovati – ha spiegato – a dover scegliere se attendere il normale processo di dichiarazione di dissesto da parte di un commissario oppure dichiararlo, non avendo altre strade da intraprendere”.

In realtà si sarebbe potuto presentare un terzo piano, ma i tempi erano brevissimi. “I commissari fecero questo ricorso – ha aggiunto Caruso- per dare la possibilità all’amministrazione che sarebbe subentrata, nell’eventualità che avesse un piano già pronto, di opporsi, ma la delibera aveva una decorrenza massima di 90 giorni dal momento che venne approvata. E considerato il fatto che i commissari la approvarono il 6 maggio 2015 il termine massimo sarebbe scaduto il 4 agosto, quindi ad amministrazione appena insediata, non si poteva fare certo in una settimana un nuovo piano di riequilibrio. Ora abbiamo le idee molto più chiare, oggi  possiamo dire quali sono i debiti ma in quel momento che è stato fatto il piano, non lo sapevamo con certezza” ha concluso Caruso che contesta, inoltre, l’attribuzione all’amministrazione dell’elevazione delle tasse e dei tributi comunali al massimo, perché si trovavano già in tali condizioni ben prima della dichiarazione di dissesto. L’unica verità è che – ha puntualizzato – il dissesto andava dichiarato molto tempo prima, ciò avrebbe risparmiato molti sacrifici agli augustani, ma non fu fatto per mero calcolo politico. Anche di fronte al riconoscimento di mancanza di liquidità, del pagamento della ditta incaricata dei rifiuti e persino degli stipendi dei dipendenti comunali si decise di anteporre le proprie carriere politiche invece di scegliere la soluzione più adatta per la città”.


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