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Augusta, consegna a domicilio di alimenti la domenica: l’ordinanza regionale non prevede lo stop

Lo dicono un ristoratore, Baffo e Trommino, vice presidente dell’Ordine dei dottori commercialisti ed esperti contabili di Siracusa, che chiedono chiarimenti alla Regione

La chiusura domenicale degli esercizi commerciali, fatta eccezione per le farmacie di turno e le edicole, prevista dall’ ordinanza del 19 marzo 2020 del Presidente della Regione siciliana non prevede lo stop alla consegna a domicilio di alimenti forniti da ristoranti e pizzerie, che non sono equiparabili agli esercizi commerciali.

A sollevare la questione che interessa, in realtà, anche la provincia e tutta l’Isola, è Luca Baffo, imprenditore augustano nel settore della ristorazione, che con il ristorante e la pizzeria effettua appunto tutti i giorni consegne a domicilio non solo di cibi cucinati e pizze in tutto il territorio di Augusta ma anche, con un ristorante in particolare, nei vicini comuni di Lentini, Carlentini, Melilli e Villasmundo.

Baffo ritiene “errata” l’interpretazione della norma da parte di diversi sindaci della provincia, che nel diffondere le ulteriori restrizioni delle Regione avevano pubblicato post e comunicati inserendo, per la domenica, anche la sospensione delle consegne a domicilio.

Non voglio fare polemica con nessuno- dice- ma leggendo l’ordinanza del presidente Musumeci non c’è scritto da nessuna parte che la domenica sono vietate le consegne a domicilio per noi ristoratori, quindi chiediamo chiarimenti visto che per noi la domenica è una giornata molto importante”

Della stessa idea anche il suo consulente, Antonino Trommino, vice presidente dell’Ordine dei dottori commercialisti ed esperti contabili di Siracusa che “non ritiene condivisibile aver ampliato il raggio di azione sulle sospensioni delle attività domenicali anche a tutte le consegne a domicilio (consegne, peraltro, non espressamente richiamate nell’ ordinanza), – afferma- avendo  erroneamente generalizzato il settore delle consegne a domicilio “di tipo commerciale”, riferite alle vendite di prodotti vari anche on-line, con quelle della ristorazione con consegna a domicilio autorizzate dal Dpcm dell’ 11/3/2020 (tutt’ora vigente) in cui si prevede espressamente che è consentita la sola ristorazione con consegna a domicilio nel rispetto delle norme igienico-sanitarie sia per l’attività di confezionamento che di trasporto”.

La ristorazione con consegna a domicilio non rientra, infatti, fra le attività di commercio, poichè si tratta di somministrazione di alimenti e bevande, cosi come si evince dalla lettura dei codici Ateco di classificazione della attività economiche Istat utilizzati nei decreti per indicare chi rimanere aperto o meno in questi giorni di emergenza.

Ed infatti, gli esercizi commerciali a cui fa letteralmente riferimento l’ ordinanza sono inseriti alla lettera G “commercio all’ingrosso e al dettaglio, invece, le attività di ristorazione (anche a domicilio), sono contenute nella lettera I attività dei servizi di alloggio e di ristorazione. La sospensione domenicale estesa anche alle imprese di ristorazione con consegna a domicilio che, – aggiunge Trommino- in questo difficile momento, tentano di sostenersi economicamente proprio con tale attività rispettando le norme igienico-sanitarie appare del tutto errata sia sotto il profilo dell’inquadramento normativo, che sotto l’aspetto operativo”.

Tra l’altro  portare cibi pronti a casa a chi non può uscire, nel rispetto del divieto di assembramenti di persone “(obiettivo principale che si è inteso perseguire con l’ ordinanza presidenziale a causa dei consueti flussi domenicali presso i centri commerciali), rientrerebbe certamente fra quelli di pubblica utilità consentendo a molti cittadini di poter ordinare e consumare dei pasti senza necessità di spostarsi dalla propria abitazione con più frequenza per approvvigionarsi di alimenti e bevande”.

Proprio per impedire la chiusura o sanzionare “ingiustificatamente” per le prossime giornate domenicali l’apertura delle attività di ristorazione con consegna a domicilio è, dunque, richiesto un urgente chiarimento da parte degli Enti regionali preposti all’applicazione e controllo delle restrizioni o delle misure sanzionatorie “che si fondi, non su interpretazioni allargate di senso comune, ma su precisi dettati normativi” – conclude


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