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Augusta, Castello svevo, pubblicato il bando per restauro da 5 milioni: ma non bastano

L’intervento servirà ad liminare le superfetazioni del carcere e liberare l‘ala federiciana, mancano ancora all’appello gli altri 5 milioni per un recupero più completo del maniero

Scade il prossimo 10 giugno il bando per il consolidamento, il restauro e la fruizione del Castello Svevo di Augusta pubblicato da poco dal Dipartimento dei beni culturali e dell’identità siciliana la cui stazione appaltante è il Parco archeologico e paesaggistico della Valle dei templi di Agrigento. Si tratta del primo stralcio funzionale dei 5 milioni (4 milioni e 100 mila a base d’asta) finanziato nell’ambito del Fondo sviluppo e coesione 2014-2020 – Patto per il sud. La procedura verrà espletata interamente in modalità telematica e le offerte dovranno essere formulate dagli operatori economici all’Urega esclusivamente per mezzo del sistema di appalti telematici i criteri di aggiudicazione sono quelli del minor prezzo.

I lavori consisteranno principalmente nell’eliminazione delle superfetazioni create a partire dal 1890 con la trasformazione del maniero in carcere  e conseguentemente nel consolidamento sulle strutture del piano terra e cioè nell’ala federiciana, ancora oggi visibile. Pertanto alla fine il castello, chiuso da decenni per il continuo rischio crollo, non sarà del tutto fruibile. Come scrivono infatti i progettisti Aldo Spadaro e Sebastiano Sirugo il progetto “persegue l’obiettivo di eseguire degli interventi mirati ad intervenire nel degrado in cui versa il complesso del castello svevo  e di ottenere una parziale fruibilità della fabbrica federiciana. Si evidenzia che l’importo di progetto, alla luce del rapporto sfavorevole tra entità dei degradi e dei dissesti e dimensioni dei corpi di fabbrica, – proseguono- pur segnando un grosso passo in avanti in termini di recupero del complesso, non consentirà però la completa fruizione del bene. Gli interventi previsti sono mirati essenzialmente alla conservazione del monumento ed alla riconfigurazione delle volumetrie originarie, oggi profondamente alterate in seguito al massiccio intervento di sopraelevazione attuato a partire dall’ ultimo decennio del 1800 che lo ha trasformato in struttura penitenziaria, mirando alla riduzione dello stato di degrado e, quindi, alla fruizione delle sue parti più caratterizzate ed importanti”.

Si cercherà, dunque, di ricostruire l’originaria volumetria alterata dalle trasformazioni dovute per lo più all’uso penitenziario, a partire dal 1890 e fino al 1978, quando furono creati i piani superiori di detenzione, la cappella, gli uffici per la direzione, gli edifici per il corpo di guardia, l’infermeria, la mensa, i servizi igienici, le docce,  finestre e di porte furono “ricavate a forza nel tessuto murario originale“, tutto  realizzato  “senza la minima preoccupazione riguardo al regime statico dell’organismo preesistente“.

Il castello è dissestato in tutte le sue strutture, affermano ancora i progettisti, con le notevoli e vistose fratture perpendicolari presenti lungo tutto il paramento murario esterno ed interno dell’edificio svevo e delle mura o nelle strutture posizionate lungo la linea di costa con le profonde lesioni che interessano la cortina muraria dovute a fenomeni di scalzamento al piede delle fondazioni, con conseguente formazione di quadri fessurativi con lesioni ad andamento parabolico. Una situazione di profondo degrado, accentuato anche dalla  sismicità del territorio megarese, visibile e noto a tutti a cui non sono però seguiti, nel tempo, interventi consistenti di tutela e conservazione del monumento, che risale al 1200.

L’unico intervento concreto di consolidamento realizzato negli ultimi decenni – scrivono ancora i progettisti- è stato quello che ha permesso di sostituire parte della copertura lignea.  Un altro intervento è stato eseguito in questi ultimi anni, sempre da questa Soprintendenza: il consolidamento del bastione sud-ovest che ospitava il Museo della Fortezza (erano esposti al pubblico armi e mezzi utilizzati dalle nostre Forze armate negli ultimi conflitti mondiali). L’intervento ha permesso di consolidare la parete ovest del bastione, ma per l’esiguità dei fondi stanziati, il lavoro non fu completato e conseguentemente il piccolo Museo non è stato più aperto al pubblico”.

Oggi il museo della Piazzaforte è stato trasferito nei locali del Comune, per potere sperare in un recupero più ampio con conseguente apertura di tutto il monumento  emerge la necessità di recuperare gli altri 5 milioni di euro che pure erano stati stanziati  in precedenza, visto che il progetto originario di restauro e consolidamento era di 10 milioni, poi diviso in due tranche. Degli altri 5 milioni non si hanno, al momento, notizie diverse da  quelle di febbraio scorso, quando la Regione definanziò gli ulteriori lavori  dirottando  altrove questi fondi perché quell’intervento  “è sprovvisto di progettazione. Il progetto definitivo potrà essere redatto solo dopo l’inizio dei lavori inseriti nel progetto concernente il primo stralcio lavori che iniziano nel 2020″.

 


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