Augusta, casa di reclusione e nuovo piano del lavoro: è sempre “guerra” tra sindacati

Gagliani e  Butera, rispettivamente segretari provinciale del Sappe e aggiunto della Uil contestano il sit-in del 26 giugno del Sippe-Sinappe, Uspp, Fns-Cisl e Cnpp e le affermazioni dei sindacalisti

“Il disagio del corpo è generalizzato ed investe tutti gli istituti penitenziari ubicati sul territorio nazionale, compreso il penitenziario di Augusta. Il Pil (la nuova organizzazione del lavoro), discusso per mesi, concordato e firmato dalle sigle sindacali che rappresentano la maggioranza non è stato sottoscritto da chi rappresenta la minoranza  che  non accetta il principio fondamentale che regola la convivenza civile in tutte le democrazie e, tenta di sovvertire tale principio con atteggiamenti arroganti e prepotenti”.

A scriverlo, in una nota, sono Salvatore Gagliani e Antonino Butera, rispettivamente compone della segreteria provinciale del Sappe e coordinatore provinciale aggiunto della Uil che entrano nel merio delle affermazioni di alcuni sindacati al piano d’intesa locale per lavoro degli agenti di polizia penitenziaria contestato da 4 sindacati Sippe-Sinappe, Uspp, Fns-Cisl e Cnpp he lo scorso 26 giugno hanno manifestato  davanti  alla casa di reclusione di Augusta, con un sit-in di un paio di ore a cui hanno preso parte “solo 8 colleghi su 196 che sono in servizio nella sede di Augusta, tutti rappresentanti sindacali, che in tale data hanno fruito del permesso sindacale” – sottolineano i due che si chiedono perché se davvero il Pil contiene delle illegittimità “costoro non si siano adoperati per richiedere la valutazione agli organi dell’amministrazione penitenziaria preposti a tali compiti, la commissione arbitrale regionale istituita al Prap e la commissione nazionale di garanzia istituita al Dap e infine, perché non si sono rivolti al giudice del Lavoro”.

Sul turno di lavoro che va dalle 5:50 alle 13:45, contestato da un presidente nazionale di un sindacato “non rappresentativo in quanto non raggiunge a livello nazionale il 5% di rappresentatività” i due sindacalisti sostengono che ad Augusta “esiste da circa 20 anni e rappresenta l’unica soluzione attuabile per consentire ai colleghi che espletano il turno notturno, che – proseguono- rappresenta senza ombra di dubbio il turno più gravoso in considerazione dell’elevata età anagrafica media del personale e testimoniata dall’elevato numero di richieste (circa 50) di esonero dall’espletamento di tale turno, di terminare il proprio servizio alle 6 anziché alle 8. Forse il vero problema per costoro, è rappresentato dal fatto che fino alla sottoscrizione del Pil, grazie ai privilegi di cui hanno sempre goduto, non hanno mai  effettuato tale turno di servizio che invece, con l’entrata in vigore del nuovo accordo, parimenti a tutti gli altri colleghi che svolgono in proprio servizio nei vari uffici come loro, sono costretti a svolgere. Tra l’altro si parla di dare un contributo di 4 ore settimanali, per alleggerire gli enormi carichi di lavoro del colleghi impegnati quotidianamente in prima linea”.

Una “guerra” tutta interna al carcere sul Pil, che secondo Gagliano e Butera sarebbe dovuta al fatto che la nuova organizzazione del lavoro “ha eliminato dei privilegi riservati ad alcuni, che non hanno mai affrontato i disagi di dover lavorare in prima linea poiché hanno sempre avuto la garanzia, attraverso corsie preferenziali, di svolgere le 6 ore lavorative in ufficio comodi dotati di tutti i comfort e cercando, finalmente di offrire pari opportunità  a tutti, nessuno escluso. Il Provveditore regionale – continuano  – sollecitata ad intervenire ripetutamente dalle sigle sindacali minoritari per le presunte violazioni contenute nel Pil  non ha rilevato nessuna violazione invitando ripetutamente la direttrice di provvedere a dare piena attuazione al Pil (l’ultima il 25 giugno scorso).

A nulla è, infine, servito  il tavolo di contrattazione del 15 giugno scorso dove  le criticità sollevate dai 4 sindacati  “non sono state documentate con atti ufficiali e nessuna proposta alternativa è stata avanzata dalla minoranza, se non la solita richiesta di annullamento ed il solito piagnisteo”– concludono i due sindacalisti


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