Augusta, casa di reclusione: altra aggressione a due agenti di polizia penitenziaria

È successo ieri durante un servizio di controllo di routine, il segretario provinciale del sindacato Gagliani invita la direzione dell’istituto di pena ad “assicurare maggiore forze al servizio d'istituto e non rinforzare uffici importanti”

Ennesima aggressione ai danni di due agenti di polizia penitenziaria, ieri mattina, alla casa di reclusione di Augusta da parte di un detenuto con problemi psichiatrici. A farne le spese sono stati un ispettore accompagnato poi in ospedale e un assistente e dirigente sindacale, che ha riportato una live contusione curata nell’immediato con del ghiaccio.

Lo denuncia il segretario provinciale del Sappe, Salvatore Gagliani che esprime solidarietà agli agenti e sottolinea che l’aggressione, l’ennesima a distanza di 10 giorni, si è verificata durante una normale operazione di servizio di routine per garantire i necessari controlli all’interno della struttura, “controlli intensificati nell’ultimo periodo che hanno portato a garantire maggiore sicurezza e legalità. La grande professionalità della Polizia penitenziaria – ha aggiunto- malgrado soffra di una gravissima carenza organica assicura lo stesso la necessaria sicurezza, il Sappe invita la direzione della casa di reclusione a riflettere sulla necessità di assicurare maggiore forze al servizio d’ istituto e non rinforzare uffici importanti, ma che non possono togliere forze necessarie all’interno del penitenziario augustano”.

Per Gagliani è necessario che il comando della casa di reclusione capisca che “questo è un grido di allarme che deve essere raccolto, visto che gli operatori di polizia penitenziaria meritano tutela sui rischi che corrono e rispetto”, mentre l’ultimo decreto sicurezza “è inefficace ed inefficiente e sono state ignorate tutte le nostre richieste per tutelare il lavoro di chi in carcere continua a rischiare la vita, introducendo poche norme a tutela”.

È stato, infatti, bocciato un emendamento presentato dal Dap (dipartimento amministrazione penitenziaria) al decreto, che raccogliendo le ripetute sollecitazioni del Sappe, prevedeva la perdita di benefici per i detenuti autori di aggressioni al personale penitenziario e l’inasprimento di pene nel caso di rinvenimento in cella di telefono cellulare, con pene da infliggere anche ai familiari del detenuto, oltre un necessario inasprimento della pena per chi si macchia del reato di aggressione alla Polizia penitenziaria.

Il sindacalista ricorda che un magistrato come Nicola Gratteri condivide il “nostro grido di allarme, sul fatto che gli eventi critici, vale a dire aggressioni al personale di polizia penitenziaria, intimidazioni, atti di violenza tra detenuti, hanno avuto un incremento del 700% e ogni giorno 12 poliziotti in media sono costretti a ricorrere alle cure di sanitarie. Siamo stanchi di contare il numero di aggressioni di uomini e donne della Polizia penitenziaria all’interno degli istituti di pena. Non siamo più disponibili – ha concluso- ad essere ostaggi di una politica incapace di affrontare il problema della sicurezza dentro e fuori le carceri. La situazione di emergenza del sistema penitenziario italiano evidenzia un’attenzione esclusiva per le condizioni dei detenuti e non certo per chi lavora in carcere”

 

 


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