“Siamo seriamente preoccupati per il lento declino degli Arsenali della Marina militare che, tra qualche anno, col pensionamento delle maestranze storiche, i cosiddetti arsenalotti senza sostituzione, rischiano inesorabilmente di chiudere i cancelli. Non sarebbe un gran risultato”. È quanto sostiene Sebastiano Triglio, della Fp- Cgil che ricorda la funzione strategica che gli arsenali hanno per le navi militari proprio perchè costituiscono l’elemento centrale di supporto tecnico-logistico/manutentivo che garantisce la prontezza delle unità navali.
“Nel periodo 2013/2017 la Marina Militare – dice – ha avviato una serie di iniziative per il rilancio degli Arsenali, aprendo gli stabilimenti di lavoro alla manutenzione di navi mercantili e di marine straniere, facendo ricorso allo strumento delle permute per integrare i pochi fondi assegnati per il sostegno delle funzioni minime degli stessi. Uno degli obiettivi principali era quello di accelerare il finanziamento del piano Brin, investimento di 50 milioni di euro per l’Arsenale di Augusta, di fatto rallentato dalla burocrazia e dalla scarsa priorità attribuitagli dallo Stato maggiore della Difesa. Il piano, mirava a dare certezza al futuro degli Arsenali, rinnovando in modo radicale le loro infrastrutture e i relativi macchinari, ormai obsoleti e fatiscenti”.
Trigilio ammette che nonostante le difficoltà attuative del piano Brin molte infrastrutture importanti sono state ammodernate con grandi bacini di carenamento, officine, magazzini, che hanno gettato di fatto le basi di un effettivo rilancio degli stabilimenti di lavoro, tant’è che l’Arsenale di Augusta ha conseguito anche il prestigioso obiettivo della Certificazione di qualità in ISO 9001/2015 riconosciuto dal Rina service. “Tuttavia siamo di fronte a un incredibile paradosso del tutto italiano. Da un lato – prosegue – lo Stato che ha investito risorse per rimettere in piedi gli Arsenali della Marina e dall’altro il ministero della Difesa, che dello Stato è espressione, non riesce ad adottare un piano straordinario di assunzioni per garantire il funzionamento delle officine e reparti degli Arsenali il cui il personale negli anni si è drasticamente ridotto. Servirebbero intorno ai 1.000 tecnici nell’intera area industriale”.
Secondo il responsabile della Cgil occorrono “scelte coraggiose per un credibile rilancio degli Arsenali. Non avrebbe senso, anzi sarebbe gravemente censurabile come danno all’erario, lasciare che rischino di morire, dopo che per anni sono state spesi dallo Stato milioni di euro per il loro rilancio. Crediamo sia arrivato il momento di dire basta a questa vicenda”.
© Riproduzione riservata - Termini e Condizioni
Stampa Articolo
© Riproduzione riservata - Termini e Condizioni

