“È sconcertante che la presidente del consiglio comunale, sostenuta dal capogruppo 5 stelle, con motivazioni fumose e con interpretazioni regolamentari arbitrarie non permetta di discutere in Consiglio comunale delle problematiche dei nostri concittadini, considerandolo argomento non pertinente alle prerogative del consiglio comunale, benchè in quanto lavoratori siano stati limitati nell’esercizio di un diritto costituzionale”.
A replicare così al diniego della presidente del Consiglio Sarah Marturana a trattare in aula la vicenda dell’ordinanza prefettizia che vieta, fino al 30 settembre, gli assembramenti davanti le portinerie della zona industriale perchè dichiarata legittima dal Tar, è il consigliere di opposizione Giancarlo Triberio, che a luglio aveva chiesto di inserire un ordine del giorno sulla questione e che, insieme al collega Giuseppe Schermi, dichiara di disapprovare pubblicamente i recenti comportamenti, dentro e fuori le sedi comunali, della presidente Marturana.
“Il ruolo del presidente del Consiglio impone al consigliere eletto di essere super partes e rispettoso delle norme in ogni occasione, e – dicono i due- a maggior ragione nella calendarizzazione e definizione dei punti all’ordine del giorno del consiglio comunale. Constatiamo, invece, sempre più ricorrentemente decisioni istituzionali prese in autonomia, senza la prevista consultazione nella conferenza dei capogruppo: si tratta di decisioni atte a respingere legittime richieste con motivazioni discutibili. Così è avvenuto per la decisione di non portare dentro l’aula la questione dell’ordinanza prefettizia anti assembramento, emanata dopo la richiesta dell’ambasciatore russo al ministro Salvini e anche per il rinvio della trattazione della mozione per la tutela della fruibilità pubblica delle spiagge contro le nuove richieste di concessioni private rinviata dal presidente “non potendo prendersi per buono il solo riferimento ad articoli di stampa”.
Quest’ultima richiesta era stata presentata dal consigliere Schermi, secondo i due esponenti politici della minoranza queste “fughe in avanti” della presidente rischiano di trasformare la pubblica assemblea in “un mero passacarte della giunta, imponendo un ulteriore bavaglio alla trasparenza ed in genere alle discussioni che interessano i nostri cittadini, incluso coloro che non hanno lavoro o lo hanno perso e non possono nemmeno avere voce in Consiglio”.
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