Augusta, Amara ricorre in Cassazione contro il patteggiamento di Messina

Ha patteggiato a Messina lo scorso 26 luglio, ma l’avvocato Piero Amara – fulcro del Sistema Siracusa – il 9 settembre scorso ha depositato il ricorso per Cassazione

Ha patteggiato a Messina lo scorso 26 luglio, adesso però l’avvocato Piero Amara – fulcro del Sistema Siracusa – il 9 settembre scorso ha depositato il ricorso per Cassazione. L’avviso è stato comunicato ieri alle parti civili, il Comune di Siracusa, l’Ordine degli Avvocati, Legambiente e l’avvocato Nicolò D’Alessandro.

Amara aveva patteggiato in continuazione la pena di un anno e due mesi di reclusione e 89 mila euro di multa aumentando la precedente richiesta di 9 mesi e 6 giorni ma considerando la riunione dei procedimenti e dei capi di accusa. Sia Amara sia Calafiore (che aspetta di chiudere la questione a Messina) avevano già patteggiato anche a Roma per l’accusa di corruzione in atti giudiziari a una pena pari a 3 anni di reclusione il primo e a 2 anni e nove mesi Calafiore. Anche in quel caso era stato proposto ricorso per Cassazione, ma sono stati ritenuti inammissibili per sopravvenuta rinuncia.

L’avvocato augustano, assieme al collega Attilio Toscano, deve ancora difendersi dall’accusa di fraudolenta distrazione dei beni della Sai 8 spa a Siracusa, per aver – secondo la Procura – incassato dalla stessa società somme di denaro, per le prestazioni professionali erogate, ritenute esorbitanti o comunque gravemente incongrue per eccesso sia in relazione ai parametri normativamente previsti per il calcolo degli onorari sia con riferimento alla disciplina delle liquidazioni di natura giudiziale.

Anche in quel caso la difesa dell’avvocato augustano aveva presentato un’istanza con la quale chiedeva la trasmissione degli atti in Cassazione, ritenendo che, anche per via dell’esposto presentata dai magistrati anche nei suoi confronti (e da cui prese il via l’indagine sul Sistema Siracusa), il tribunale aretuseo non fosse sede adatta per il processo e per questo la richiesta era di trasferirlo a Messina. Ma la Corte di Cassazione rigettò la richiesta.

Con questo ulteriore ricorso, la pena non può diventare esecutiva e quindi non passa in giudicato ma non è da escludersi che al termine di questo iter si proceda con la richiesta al Tribunale di sorveglianza di Messina dell’eventuale ammissione all’affidamento in prova ai servizi sociali.


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