Augusta, altra aggressione in carcere: detenuto versa urina e graffia tre agenti di polizia

L’ennesimo episodio stamattina durante lo spostamento del detenuto da una sezione all’altra. Bongiovanni: “chi tutela gli agenti?”

Ennesima aggressione, stamattina, alla casa di reclusione di Augusta ai danni di tre agenti di polizia penitenziaria contro quali si è scagliato un detenuto di origine extracomunitaria durante il suo spostamento da una sezione all’altra della struttura di pena.

L’uomo avrebbe svuotato prima un contenitore di urina verso i tre agenti per poi arrivare anche all’aggressione vera e propria provocando loro varie escoriazioni, profondi graffi ed ematomi, così come denuncia Nello Bongiovanni, dirigente nazionale del Sippe, che nella tarda mattinata ha accompagnato uno dei tre agenti coinvolti al pronto soccorso dell’ospedale “Muscatello” per le cure del caso.

Si tratta dell’ennesimo episodio in cui i poliziotti penitenziari devono affrontare i soggetti più violenti – dice- senza avere i mezzi necessari, mentre i detenuti hanno spesso a disposizione un vero e proprio arsenale come spranghe, lamette, fornellini, coperchi di scatolette. Quanto è accaduto questa mattina è inaccettabile, la tutela e la sicurezza degli agenti di polizia penitenziaria e di tutti quelli che vi lavorano devono essere sempre garantiti. Il carcere è un luogo di detenzione e riabilitazione, per questo devono esserci le giuste condizioni nel rispetto dei diritti dei lavoratori e dei detenuti che vi scontano la pena”.

Un ennesimo episodio di aggressione, che quasi non fa più notizia considerato il ripetersi sempre più frequente di atti simili, il sindacato esprime solidarietà agli agenti coinvolti e chiede un immediato intervento perché si possa garantire agli agenti, che lavorano nella carceri  “di non essere insultati, offesi o – peggio – aggrediti da una parte di popolazione detenuta che non ha alcun ritegno ad alterare in ogni modo la sicurezza e l’ordine interno. L’agente di Polizia penitenziaria, che deve rappresentare la legge, la rappresenta da solo, con la sua divisa, con la sua coscienza professionale, con il suo coraggio, con il suo rischio. Non ha un garante, anzi deve subire per paura di eventuali problemi giudiziari”.


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