Il notaio Coltraro tra gli indagati ad Augusta. Si sentiva “vittima di una campagna persecutoria” dall’Agenzia delle Entrate

Indagato per mancato versamento di imposte di registro di 215 atti, l’ex pm Longo si auto-assegnò il fascicolo e nominò due consulenti che secondo il Gip lo favorirono

Un capitolo nell’ordinanza del Gip di Messina Maria Vermiglio, riguarda anche il notaio Giambattista Coltraro, che aveva effettuato il rogito di diversi atti nell’interesse del gruppo “Frontino”,  indagato per peculato.

Il professionista il 16 agosto 2013 ritenendo di essere “vittima di una campagna persecutoria” da parte dell’Agenzia delle Entrate di Siracusa finalizzata, a suo dire, a “ledere la sua immagine” dopo la sua recente elezioni a deputato all’Ars nella lista del “Megafono” presentò una querela contro ignoti al Tribunale di Siracusa. Tutto partiva dalle segnalazioni effettuate dall’Agenzia delle Entrate al Consiglio dell’ordine notarile e alla Procura per il mancato versamento, da parte di Coltraro, delle imposte relative a 215 atti pubblici telematici da lui rogati nel periodo che va dal 2008 al 2013 e che aveva fatto scattare l’avvio di un procedimento disciplinare nei suoi confronti, poi archiviato  a maggio 2013.

Coltraro dichiarava  di essere stato “vittima” di un’attività persecutoria iniziata con le comunicazione dell’Agenzia del 23 aprile e del 24 aprile 2013, culminata nell’ultima nota del 22 luglio, inoltrata “nonostante avesse già fornito tutta la documentazione” che dimostrava l’avvenuto pagamento degli atti e chiedeva il sequestro degli originali delle ricevute di registrazione relative ai documenti indicati dall’Agenzia “il tutto onde evitare la reiterazione del reato e la scomparsa della documentazione in originale e delle attestazioni custodite dell’Agenzia delle entrate di Siracusa quali atti interni e irripetibili”.

A seguito della querela, scrive il Gip nelle pagine riservate alla vicenda, l’ex pm di Siracusa Giancarlo Longo si “auto-assegnava” per turno il procedimento per il reato di simulazione di reato a carico di ignoti e il 21 agosto, appena 4 giorni dopo il deposito della querela e “senza svolgere alcun approfondimento investigativo”, apriva un fascicolo iscrivendo nel registro degli indagati il responsabile dell’ufficio dell’Agenzia delle Entrate. Una decisione definita “sorprendente” dal Gip quella di indagare un funzionario il quale “nell’esercizio delle funzioni proprie e nella qualità di pubblico ufficiale, tenuto per legge a denunciare ipotesi di reato, aveva compiuto un atto del suo ufficio consistito, appunto, nel comunicare all’autorità giudiziaria l’omesso versamento delle imposte di registro in contestazione”.

Scattava così l’indagine effettuata dalla Guardia di Finanza, delegata da Longo, dalla quale era emerso che Coltraro, a marzo 2103, aveva presentato una richiesta di dilazionamento di 4 mesi delle somme dovute all’Agenzia delle entrate per accedere a un finanziamento giustificando che a causare il mancato accredito delle somme “era stata una disfunzione tecnica, non a lui imputabile, tra ottobre 2012 e febbraio 2013” e che del mancato versamento  telematico era avvenuto a conoscenza solo dopo i numerosi avvisi di liquidazione.  Secondo il Gip il professionista avendo chiesto un fido, sapeva di non aver versato le somme dovute e nonostante ciò “aveva calunniato il funzionario dell’Agenzia pur sapendolo innocente”. L’istanza di dilazione presentava però delle anomalie, secondo gli investigatori,  in quanto il professionista richiedeva un fido per pagare imposte che “le parti avrebbero già dovuto anticipare al professionista, sicché  le somme necessarie per il pagamento delle imposte di registro avrebbero  già dovuto essere sul suo conto”, mentre il suo conto corrente aveva quasi sempre un saldo negativo. Inoltre altre irregolarità erano emerse dall’Agenzia delle entrate di Lentini su altri tributi per altri atti.

Il 24 luglio 2013 il funzionario dell’Agenzia delle entrate  comunicava alla direzione regionale che dal “riscontro effettuato emergeva che tutte le somme dovute erano  riscosse tant’è che non procedeva ad effettuare alcuna segnalazione alla Corte dei conti di Palermo” e a novembre dello stesso anno i finanzieri affermavano che “nessun profilo di censura era ascrivibile alla condotta del funzionario dell’Agenzia delle entrate che – si legge nell’ordinanza del Gip – aveva compiuto un atto dovuto nel trasmettere all’autorità  giudiziaria notizia di reato concernente l’omesso versamento di Coltraro, di contro profili di  rilevanza penale emergevano a  carico di Coltraro per il delitto di peculato posto che l’assenza di provvista nei suoi conti e la conseguente impossibilità dell’istituto di credito di evadere la delega di pagamento poteva costituire un indizio, da approfondire, del fatto che il professionista si fosse appropriato di  somme anticipate dei clienti per il pagamento dell’imposta di registro qualora se si fosse accertato che costoro avessero pagato tali importi. Nonostante ciò Longo anziché avanzare  al Gip richiesta di archiviazione  del procedimento a carico del funzionario e proseguire le indagini per Coltraro, dopo un mese dal deposito dell’informativa  della Guardia di finanza, conferiva incarico al commercialista Corrado Francesco Perricone e al dottor Riccardo Sciuto” per accertare, tra l’altro,  se i versamenti delle imposte fossero stati effettuati entro 30 giorni e se il mancato addebito fosse stato determinato da errori degli istituti di credito. La delega non riguardava più la condotta dell’unico indagato nel procedimento, ma dal verbale si desumeva che anche il notaio era stato iscritto nello stesso procedimento per peculato e che Longo riuniva un unico procedimento altri a carico del professionista.

La loro analisi presentava delle anomalie, i due escludevano profili di rilevanza penale a carico del Coltraro, e “concludevano in termini ampiamente favorevoli per il notaio senza effettuare verifiche specifiche sull’effettivo pagamento delle imposte”. Per il Gip, inoltre, “la consulenza non soltanto presentava profili di illegittimità, ma era pure nelle conclusioni volutamente generica non riportando, ad esempio con esattezza il numero delle deleghe di pagamento non evase per incapienza del conto del notaio”, omettendo cioè di indicare che nella maggior parte dei casi individuati dall’Agenzia delle entrate (120 dei 215 segnalati) il pagamento non era andato a  buon  fine perchè il conto corrente, anche considerando la scopertura accordata  dall’istituto di credito era incapiente.

Inoltre “le argomentazioni del Perricone e dello Sciuto nella parte in cui affermavano che Coltraro non fosse passibile di eventuali sanzioni non erano soltanto errate ma pure contraddicevano le norme di legge”, così facendo i due “lo favorivano intenzionalmente rendendo un parere non veritiero e quindi non conforme alle norme di scienza e coscienza”. Secondo il Gip, in sostanza, con la consulenza che escludeva anche sanzioni accessorie per l’omesso pagamento delle imposte di registro, Coltraro acquistava una “patente di legittimità” del suo operato che avrebbe potuto far valere anche davanti al consiglio notarile.


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