Migranti: 280 sbarcati ad Augusta, tra questi anche un 14enne in fuga per guarire dalla leucemia

Un giovane delle Comore ha spiegato di avere trascorso due anni in Libia a lavorare senza ricevere alcuna paga per un capo che gli aveva confiscato il passaporto al suo arrivo nel Paese, prima di riuscire a fuggire su un'imbarcazione di fortuna

Repertorio

È approdata ad Augusta la nave “Aquarius” di Sos Mediterranee e Medici senza frontiere con a bordo 280 migranti, tra cui 47 donne e 32 minori (25 non accompagnati) appartenenti a oltre venti nazionalità diverse. Tra loro un 14enne affetto da leucemia, accompagnato dai suoi due fratelli maggiori, in fuga, con una piccola imbarcazione poi andata alla deriva, dalla Libia verso l’Europa nella speranza di una guarigione.

Una parte dei 280 era stata soccorsa sabato mattina, dopo la segnalazione di un peschereccio che ha riferito di numerose persone che si erano gettate in acqua nel tentativo di raggiungerlo a nuoto. “Quando abbiamo visto arrivare il peschereccio, gli altri a bordo del gommone sono andati nel panico perché avevano paura che fosse una barca libica e preferivano continuare il viaggio rischiando di morire in mare piuttosto che essere riportati in Libia”, ha raccontato ai volontari di Sos Mediterranee un giovane palestinese in stato di shock e ipotermia. “Il gommone era in pessime condizioni, i galleggianti si stavano sgonfiando, il fondo rischiava di spezzarsi e all’interno c’era oltre un centinaio di persone“, spiega il vice coordinatore dei soccorsi Max Avis. Le 110 persone a bordo del gommone sono state soccorse e affidate alle cure del personale medico di Msf.

Tra loro casi di ipotermia e lesioni causate dai maltrattamenti subiti in Libia. Nave “Aquarius” ha in seguito accolto a bordo nella serata di sabato 62 persone (in maggioranza nordafricane), tratte in salvo a ovest di Tripoli. Spazio anche a 108 persone della nave della Ong spagnola Proactiva OpenArms. Oltre cento persone individuate dal velivolo di Sea-Watch a est di Tripoli.

Un giovane delle Comore ha spiegato di avere trascorso due anni in Libia a lavorare senza ricevere alcuna paga per un capo che gli aveva confiscato il passaporto al suo arrivo nel Paese, prima di riuscire a fuggire su un’imbarcazione di fortuna. Un ventenne del Chad ha raccontato di essere stato torturato con scosse elettriche ogni giorno per due mesi in Libia perche’ non poteva pagare il riscatto necessario a uscire di prigione.

(Agi)


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