L’ex sindaco di Augusta, Carrubba: “solo chi ha sperimentato sulla propria carne il Sistema Amara può veramente capire la violenza fisica, psicologica e morale dei metodi applicati”

L’ex primo cittadino si sfoga sui social, ma non è escluso che torni a parlare in pubblico nelle prossime settimane

“Nulla di nuovo. Chi ad Augusta e Siracusa ha avuto la sventura di “incrociare” nella vita politica, professionale, economica o giudiziaria Piero Amara o Giuseppe Calafiore non si stupisce sicuro. A mio modesto avviso solo chi ha sperimentato sulla propria carne il sistema Amara può veramente capire la violenza fisica, psicologica e morale dei metodi applicati“. Parole dure quelle dell’ex sindaco Massimo Carrubba che su Facebook ha così commentato le ordinanze di custodia cautelare emesse nei giorni scorsi dal Gip di Messina e dal Gip di Roma che hanno provocato un vero e proprio terremoto giudiziario che ha coinvolto l’avvocato augustanno Piero Amara, noto ormai alle cronache giudiziarie italiane, in carcere a Roma, e anche la procura di Siracusa con l’arresto dell’ex pm Giancarlo Longo.

L’ex primo cittadino, che da 4 anni si sta difendendo al tribunale di Siracusa dall’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, ritorna a parlare dopo la prima conferenza stampa “di fuoco” del dicembre scorso, in cui aveva fatto nomi e cognomi, tra cui appunto quello dell’avvocato Amara. E nel suo sfogo sul social network che potrebbe preannunciare altre pubbliche dichiarazioni nelle prossime settimane, punta anche i riflettori sul giornalista Pino Guastella, direttore responsabile del settimanale siracusano “Il Diario 1984”, che oggi si trova agli arresti domiciliari per il reato di associazione a delinquere perchè coinvolto, secondo i giudici, nel “Sistema Siracusa” e il cui nome e giornale rimbalzano anche all’interno della relazione di scioglimento del Consiglio comunale di Augusta del 2013 per presunte infiltrazioni mafiose.

Carrubba ricorda come un passo dell’ordinanza del gip sottolinei il giro di bonifici che risulterebbero essere stati pagati a favore del giornalista da parte dell’avvocato Amara e della moglie Bona per un totale di oltre 60 mila dal 2011 al 2017. “Per anni, ogni sabato – prosegue l’ex primo cittadino – Guastella ha dedicato, con ossessione quasi maniacale, la prima pagina del suo giornale alle mie vicende giudiziarie e amministrative, corredandola immancabilmente con tanto di una mia foto gigante. Ricordo anche i sodali che distribuivano copie del giornale nella mia città. A volte gli articoli di Guastella riportavano anche indiscrezioni apprese da “fonti riservate” a cui solo lui poteva evidentemente avere accesso, ma oggi diventate di dominio pubblico. Tali indiscrezioni addirittura anticipavano provvedimenti e atti giudiziari prima ancora che venissero notificati a me o ai miei legali (come ad esempio è avvenuto per l’indagine Oikothen coordinata dal pm Musco Maurizio, condannato poi in via definitiva a 18 mesi di reclusione). Oggi, alla luce del ruolo che gli inquirenti attribuiscono a Guastella all’interno del “Sistema Amara”, non commetto certo peccato se penso che ciò che ha spinto Pino Guastella a occuparsi di me, forse, non era solamente il diritto-dovere di informare i cittadini. E mi vengono i brividi nel pensare che per garantire quello stesso diritto-dovere alcuni giornalisti hanno sacrificato la loro vita”.


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