Da Augusta a Taranto passando per Acireale e Mazara del Vallo: fiaccolata per i morti di cancro e per il compleanno di Irene

Il corteo ha sfidato il maltempo, è partito da piazza Fontana, alla Borgata ed è arrivato fino al centro storio per fermarsi nella chiesa Madre

Da Augusta a Taranto passando per Acireale, nel catanese a Mazara del Vallo, in provincia di Trapani. Mamme accomunate dalla morte dei loro figli giovanissimi, stroncati da un cancro, che ieri pomeriggio hanno preso parte alla fiaccolata, promossa dal Comitato Stop Veleni per ricordare il compleanno di Irene Tilotta, ventiduenne siracusana uccisa da un tumore al polmone, ma anche tuti i morti di cancro del quadrilatero industriale.

Il corteo, composta da circa 300 persone, chi con un lumino in mano chi con addosso una maglietta con l’immagine del proprio caro o chi con un cartello con la scritta “Voglio vivere” ha sfidato il maltempo, è partito da piazza Fontana, alla Borgata e ha percorso viale Italia e via Lavaggi per attraversare la Porta spagnola ed arrivare fino al centro storio. E fermarsi in chiesa Madre per un momento di raccoglimento e per assistere poi alla messa celebrata da don Palmiro Prisutto.

“Irene avrebbe compiuto oggi (ieri per chi legge) 25 anni, ma ne avrà 22 per sempre. Siccome credo che ci sia un aldilà, voglio fare gli auguri a mia figlia insieme voi nella speranza che mi senta – ha detto dall’altare mamma Donatella, che da tre anni piange Irene -. Il cancro non ha confini, abbiamo un territorio malato, ci stanno ammazzando i figli. Lottiamo perchè non ci siano giovani vite strappate ai lor sogni e non ci siano genitori straziati come noi, bisogna darsi una mossa e salvare la loro salute”.

Dalla “gemella” Taranto è arrivata, invece, mamma Carla che sulla maglietta aveva l’immagine del figlio quindicenne Giorgio, stroncato il 25 gennaio per un sarcoma. “Io e mio marito siamo venuti da Taranto per dimostrare che l’inquinamento non uccide solo in una piccola zona e non riguarda solo alcune persone – ha affermato – l’aria che respiriamo la respiriamo tutti, siamo tutti sotto un cielo, ci dobbiamo svegliare, se aspettiamo lo stato un futuro non ci sarà”.

Poi è stata la volta di due mamme, che non arrivano da aree industriali, come Anna da Mazara del Vallo che ha perso Luciano, di 24 anni e che non se l’è sentita di parlare e Graziella di Acireale, che da più anni vive il dramma di avere seppellito Daniele, di appena sei anni e mezzo. “Non riesco più a vivere – ha sussurrato con non poca commozione – posso dire solo che può capitare a chiunque di noi, se tutti insieme lottiamo per le nuove generazioni possiamo fare qualcosa, ma se ognuno fa orecchio da mercante non ci sarà un futuro per i nostri nipoti. Sono di Acireale l’inquinamento è dappertutto, ancora non mi hanno spiegato perchè mi figlio non è più accanto a me”.

E proprio a “quei tanti bambini che non hanno neanche avuto l’opportunità di nascere, quando ci sono stati anni in cui il numero dei non nati è stato superiore a quello delle nascite” ha rivolto un pensiero particolar e don Palmiro Prisutto che era in testa al corteo subito dietro le mamme accanto al sindaco Cettina Di Pietro, che ha sfilato con la fascia e in chiesa ha portato la sua testimonianza di figlia che ha perso la mamma per un cancro appena qualche mese dopo essere diventata sindaco, ma ha anche dichiarato il senso di frustrazione che prova perchè la carica di massimo rappresentante sanitario della città “sulla carta ti dà la possibilità di incidere, ma nella realtà non è cosi” Soprattutto ai tavoli di rinnovo delle Aia del ministero dell’Ambiente dove “tutte le prescrizioni vengono impugnate dai gestori degli stabilimenti. Al cospetto del gigante noi siamo un topolino” ha concluso

Presente anche don Angelo Saraceno, citato da don Prisutto in rappresentanza del vescovo di Siracusa. Il parroco della chiesa di Santa Lucia ha voluto portare una parola di speranza. “Dio non vuole il cancro, è un problema umano e come tutte le sfide – ha affermato – dobbiamo riuscire a superarlo e aver il coraggio di restare uniti e lottare. Cambiamo stile di vita. Dobbiamo essere grati a tutte quelle associazioni di volontariato che assistono. E’ la malattia del secolo ma questo non vuole dire rassegnarci, dobbiamo scegliere la vita”.


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